Calabria

Le stoica resistenza degli edicolanti in Calabria: «Sconti sulle tasse, altrimenti è dura»

È un’ecatombe quella che negli ultimi vent’anni si è abbattuta sulle edicole italiane. Un deserto che avanza sempre più velocemente e che in regioni come la Calabria ha conseguenze peggiori che altrove. I dati sono impietosi: tra il Pollino e lo Stretto circa 500 edicole negli ultimi 15 anni hanno abbassato le saracinesche senza più rialzarle. Un problema culturale, economico e sociale a cui, finora, le articolazioni dello Stato sul territorio non riescono a dare risposte. Lo conferma alla Gazzetta del Sud Giuseppe Catalano del Sinagi, il sindacato nazionale dei giornalai affiliato alla Slc Cgil.

«L’unica eccezione oggi è Catanzaro, dove fino a qualche tempo fa per un’edicola di 33 metri quadrati si pagavano fino a 6mila euro all’anno di Tosap. Ora invece il sindaco si è impegnato ad abbattere la tassa dell’80% nel 2026 e del 70% nel 2027. Per il resto, dalle Amministrazioni delle altre città calabresi non abbiamo avuto nessuna risposta. Compresa Reggio Calabria, la mia città – aggiunge il sindacalista – dove, giusto per avere un’idea della gravità della situazione, sono rimaste nel centro storico giusto quattro o cinque edicole e i titolari sono tutti allo stremo. Già dal 2017 abbiamo avuto degli incontri con i vari assessori al Commercio e alle Attività produttive ma, magari anche per i vari avvicendamenti in Giunta comunale, non abbiamo avuto mai alcun riscontro alle nostre proposte».

Alcuni possibili rimedi sono indicati in un accordo tra Anci e Fieg (Comuni ed editori): ridurre i canoni delle edicole, dare agli edicolanti la possibilità di ampliare le categorie di beni e i servizi offerti ai cittadini e turisti (pagamento ticket, prenotazioni visite mediche…), individuare criteri volti alla liberalizzazione degli orari e dei periodi di chiusura dei punti vendita, promuovere iniziative volte a ridefinirne il ruolo e la funzione. Il Sinagi ha inoltre suggerito di utilizzare le edicole come info point turistici, o di aumentare le percentuali di guadagno sui biglietti per i trasporti o gli spettacoli. Ma finora nulla.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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