Sport

Le società e il volontariato che fanno grande l’Italia

C’è una Nazionale nella Nazionale azzurra. Si chiama Polha Varese e, con l’oro conquistato da Emanuel Perathoner nello snowboard, ha in bacheca 57 medaglie paralimpiche, conquistate in più di quarant’anni, dal 1984 a oggi, fra edizioni estive e invernali. Se non è una Nazionale aggiunta questa… Anche fra i 45 atleti in gara a Milano Cortina otto sono tesserati con la società di Varese. A dimostrazione di quanto sia importante il contributo delle società sportive sul territorio per costruire, con il Cip e con i gruppi sportivi militari, una Nazionale forte. Polha (Polisportiva handicappati, poi Associazione polisportiva dilettantistica per disabili) nasce nel 1982 per volere di Giacinto Zoccali, visionario fisioterapista convinto che lo sport apra vite nuove alle persone con disabilità. Migliaia di ragazzi e 57 medaglie dopo, lo spirito è lo stesso e andrebbe clonato nelle società italiane.

IL QUADRO NAZIONALE

Tesserati con disabilità e Associazioni sportive dilettantistiche e Società sportive dilettantistiche

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Daniela Colonna-Preti è la presidente, più indaffarata che mai, fra la nascita della quinta nipotina, i suoi ragazzi sulle nevi di Cortina, quelli dell’Ital-hockey alla Santagiulia Arena, e i nuotatori alle World Series di Lignano Sabbiadoro: «Vivo con il telefono in mano, sono tutti un po’ come figli. Gli sport che proponiamo sono tanti, i soci crescono e pure le esigenze, ma noi quelli siamo», un gruppo affiatato di volontari per circa 300 bambini/ragazzi con disabilità che praticano atletica, boccia e calcio balilla paralimpico, handbike, kayak, nuoto, para ice hockey e snowboard. E, fra quei bambini, sono cresciuti Federico Morlacchi, Simone Barlaam, Giulia Terzi, volti da copertina. «La nostra missione – sottolinea la presidente – rimane quella di dare una possibilità a tutti coloro che si affacciano in questo ufficio. Se poi sbocciano i campioni, meglio». Sono tanti perché la Polha è una società modello a livello mondiale, il cui impegno è riconosciuto anche sul territorio: «Gli sponsor sono tanti – perché la provvidenza esiste – e la loro generosità si moltiplica negli altri. In questi giorni, stavamo valutando il cambio di un pulmino e, proprio stasera, andrò a una charity dinner di Costruiamo il futuro e Fondazione Allianz Umana Mente per ricevere 20mila euro».

Sembra tutto logico quando parla Daniela, ma non è così. La gestione di una società sportiva è impegnativa e lo conferma Angelo Martinoli, direttore tecnico della Polisportiva disabili Valcamonica, che ai Giochi è presente con quattro atleti, Beppe Romele, Davide Bendotti, Federico Pelizzari, Cristian Toninelli: «Con l’argento di Federico siamo a tre medaglie paralimpiche e che peccato ieri il quarto posto di Beppe», esordisce. Fare attività sportiva in una vallata chiusa è stato difficile all’inizio, nel 1992, ma ora la Polisportiva, che offre corsi di atletica, nuoto, handbike, tiro con l’arco, tennis in carrozzina, ippoterapia, è riferimento per un centinaio di soci con disabilità fisiche, sensoriali e intellettive: «Il volontariato è il nostro motore e tanti di noi provano la gioia di riversare su chi ha bisogno conoscenze e dedizione, poi ti capita di incontrare Beppe bambino e portarlo fino ai Giochi». Anche grazie a No surrender, la canzone di Bruce Springsteen che sui pulmini non manca mai.

C’è un’altra società colonna dell’Italia di Milano Cortina: è il Gruppo sportivo disabili Alto Adige di Bolzano, che conta nove atleti nell’Ital-hockey e che ha ottenuto sette medaglie paralimpiche: «Nel 1990, a 23 anni, avevo subìto l’amputazione della gamba sinistra – ricorda il presidente Markus Kompatscher – e fondavo il Gruppo con alcuni amici per dare casa a chi praticava lo sci alpino con il monosci». L’inizio è in un garage, oggi i soci sono 150 e gli allenamenti, anche degli azzurri dell’hockey, a Egna: «Ma tutto è sempre basato sul volontariato, sulla sinergia fra associazioni e sull’avere cura degli altri».


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