Umbria

Le partite iva che rinnovano il concordato preventivo riceveranno nuovi premi

Nuovi incentivi per convincere le partite Iva a rinnovare il concordato preventivo biennale, più tempo per mettersi in regola con il nuovo sistema di controllo del rischio fiscale e una stretta meno severa sulle sanzioni legate al collegamento tra Pos e registratori telematici. Sono alcune delle modifiche che il Governo punta a inserire nel decreto Omnibus correttivo della riforma fiscale, attualmente all’esame del Parlamento.

L’obiettivo è arrivare all’approvazione definitiva già nei primi giorni di agosto, con un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri previsto il 4 agosto dopo il parere delle commissioni parlamentari.

Il pacchetto di interventi si inserisce nel percorso di attuazione della delega fiscale e punta a rendere più conveniente l’adesione spontanea agli strumenti di collaborazione con l’amministrazione finanziaria, alleggerendo al tempo stesso alcuni adempimenti che nei primi mesi di applicazione hanno evidenziato criticità.

La novità più rilevante riguarda il concordato preventivo biennale, il meccanismo che consente alle partite Iva di concordare preventivamente con il Fisco il reddito imponibile su cui pagare le imposte. Per chi, al termine del primo biennio, deciderà di rinnovare l’adesione, il Governo sta valutando un pacchetto di “premi fedeltà”.

Tra le agevolazioni allo studio figurano l’esonero dal visto di conformità per compensare crediti Iva fino a 100 mila euro e crediti relativi a imposte dirette e Irap fino a 70 mila euro. Lo stesso limite di 100 mila euro varrebbe anche per i rimborsi Iva, che potrebbero essere ottenuti senza visto di conformità o garanzia.

A queste misure si aggiungerebbero due ulteriori vantaggi: la riduzione di due anni dei termini entro cui il Fisco può effettuare gli accertamenti e l’eliminazione degli interessi sulle rate derivanti dalle dichiarazioni dei redditi.

Il termine per aderire al nuovo biennio del concordato è già stato rinviato al 31 ottobre 2026, che slitta al 2 novembre per effetto del calendario.

Resta invece più difficile il ritorno del cosiddetto “ravvedimento speciale”, cioè la possibilità di sanare le annualità pregresse contestualmente all’adesione al concordato. La misura richiederebbe infatti coperture finanziarie consistenti, mentre in questa fase il Governo è impegnato soprattutto nel reperire risorse per finanziare gli interventi sul caro carburanti.

Tra le modifiche considerate ormai più probabili figura anche il rinvio dal 30 settembre al 31 dicembre 2026 del termine per certificare il Tax control framework (Tcf), il sistema di gestione e controllo del rischio fiscale richiesto alle imprese che intendono accedere al regime di adempimento collaborativo.

La proroga è stata sollecitata dal Consiglio nazionale dei commercialisti, secondo cui alcuni mesi aggiuntivi consentirebbero di svolgere verifiche più accurate e coerenti con gli obiettivi della riforma.

Il regime di cooperative compliance rappresenta uno dei pilastri della nuova strategia dell’amministrazione finanziaria, che punta a sostituire una parte dei controlli successivi con un rapporto di maggiore trasparenza preventiva tra imprese e Fisco.

Attualmente possono accedere al regime le imprese con almeno 500 milioni di euro di ricavi o volume d’affari, soglia destinata a ridursi progressivamente fino a 100 milioni dal 2028, ampliando notevolmente la platea dei potenziali beneficiari.

Un altro fronte riguarda il nuovo obbligo di collegamento tra Pos e registratori telematici, operativo dall’inizio dell’anno. Il sistema, secondo le elaborazioni anticipate dal Sole 24 Ore, avrebbe già prodotto risultati significativi, facendo emergere nel primo semestre circa 9,1 miliardi di euro di maggiore base imponibile grazie a un incremento stimato di 160 milioni di corrispettivi trasmessi. Per l’Umbria la stima attesa è fino a 120 milioni.

Proprio alla luce dei primi mesi di applicazione, il Governo valuta però un alleggerimento delle sanzioni per gli errori considerati meno gravi.

Tra le ipotesi esaminate in Parlamento c’è una soglia di tolleranza del 5% tra il numero dei pagamenti elettronici effettuati e quello dei corrispettivi trasmessi. Un’altra proposta prevede invece una sanzione di 20 euro per ciascun errore, con un limite massimo di 500 euro l’anno, mentre il mancato collegamento tra Pos e registratore telematico sarebbe punito con una sanzione fissa di 200 euro, fino a un massimo annuale di 2.000 euro.

L’obiettivo è distinguere le irregolarità formali dagli effettivi tentativi di evasione, mantenendo alta l’efficacia dei controlli senza penalizzare eccessivamente gli operatori che commettono errori di natura tecnica.

In Umbria le novità interessano una platea particolarmente ampia di lavoratori autonomi e piccole imprese. Secondo gli ultimi dati di Unioncamere-Movimprese, il tessuto economico regionale è composto in larga parte da micro e piccole aziende, molte delle quali operano nei servizi, nel commercio, nell’artigianato, nelle costruzioni e nell’agricoltura, settori dove il regime forfettario o il concordato preventivo possono rappresentare strumenti rilevanti nella gestione fiscale. Anche l’alleggerimento delle sanzioni sul collegamento tra Pos e registratori telematici potrebbe avere effetti concreti per migliaia di attività commerciali umbre che, negli ultimi mesi, hanno dovuto adeguare software e sistemi di cassa ai nuovi obblighi introdotti dalla riforma. Il rinvio della certificazione del Tax control framework, invece, interessa una platea molto più limitata, ma assume valore strategico per quelle imprese regionali di maggiori dimensioni che intendono rafforzare il rapporto di collaborazione preventiva con l’amministrazione finanziaria e ridurre il rischio di futuri contenziosi fiscali.

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