Le ondate di calore spingeranno i prezzi degli alimenti: impatto più forte della guerra in Iran

I prezzi degli alimenti nell’Eurozona cresceranno nel 2027, spinti al rialzo dalle ondate di calore che stanno attraversando il Continente questa estate: le condizioni meteorologiche estreme avranno un impatto maggiore sull’aumento dei costi di questi beni di quello provocato dalla guerra in Iran e dal blocco di Hormuz. A indicarlo è un’analisi di Oxford Economics, che alza le sue stime sull’inflazione di alimenti, alcol e tabacco, il cui valore dovrebbe raggiungere il 3% nella prima metà del prossimo anno (dall’1,2% rilevato a giugno).
Diversamente, per il 2026 l’inflazione degli alimenti dovrebbe rimanere più contenuta, intorno al 2%, suggeriscono gli autori della ricerca: il trend più soft si spiega con l’affievolirsi delle conseguenze dei precedenti shock – legati ai prezzi dei prodotti, all’energia e ad altre materie prime – di fronte a raccolti relativamente abbondanti nel 2025. L’accelerata dei prezzi è prevista per il prossimo anno, per motivi legati alla situazione politica internazionale e al cambiamento climatico. “Consideriamo i rischi a medio termine orientati al rialzo, a causa della trasmissione ritardata dei maggiori prezzi dell’energia e dei fertilizzanti, delle recenti ondate di calore, di una primavera siccitosa e dei rischi geopolitici persistentemente elevati”, sottolineano Tomas Dvorak, Senior Economist, e Ricardo Amaro, Lead Economist, di Oxford Economics.
In particolare, la carenza di fertilizzanti legata al blocco dello Stretto di Hormuz e alla guerra in Medio Oriente e la crescita dei prezzi condizionerà la resa agricola. Inoltre, gli aumenti degli altri fattori produttivi, a cominciare dall’energia, dei costi di lavorazione e di imballaggio, faranno lievitare l’inflazione dei beni alimentari di 0,5-0,7 punti percentuali nel 2027. Un maggiore impatto dovrebbe arrivare dalle ondate di calore, si legge nello studio: le attuali condizioni di meteo estremo dovrebbero causare un aumento di un punto percentuale.
Trend più soft nel breve termine
Come ricordano i due esperti, i prezzi degli alimenti hanno contribuito all’impennata dell’inflazione dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, aggiungendo fino a tre punti percentuali all’inflazione complessiva agli inizi del 2023. Lo scoppio della guerra in Iran ha alimentato preoccupazioni simili, con il timore di un balzo dei prezzi dei prodotti alimentari legato alla crisi dei fertilizzanti e allo shock energetico.
I dati raccolti a giugno mostrano uno scenario più soft per il breve termine. In particolare, l’inflazione relativa a questi beni si è attenuata di oltre un punto percentuale dall’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica, assestandosi sull’1,2% a giugno, il livello più basso degli ultimi cinque anni. Gli alimenti trasformati e processati hanno contribuito in maniera sostanziale a questa flessione, per diverse ragioni: dopo il buon raccolto del 2025, la forte offerta di cereali sta limitando la crescita del loro prezzo sul mercato; inoltre, l’eccesso di offerta di latte ha portato come risultato una diminuzione del suo prezzo di vendita sul mercato oltre che di quello dei prodotti lattiero-caseari. Altre motivazioni sono legate all’attenuazione dei precedenti shock globali, tra cui una stabilizzazione dei prezzi di cioccolato, cacao e caffè dopo gli aumenti registrati lo scorso anno; e all’inversione dei prezzi dell’olio d’oliva, dopo la forte crescita del 2022.
In base al modello sviluppato da Oxford Economics, la previsione a cinque mesi è di una crescita dei prezzi dei beni alimentari a livello domestico che dovrebbe rimanere intorno al 2%, anche se ci sono alcuni fattori che potrebbero remare contro questa prospettiva, come l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, la crescita dei costi di petrolio e gas e ancora le ostilità tra Stati Uniti e Iran.
L’impatto delle ondate di calore
La corsa dei prezzi dovrebbe poi prendere un’accelerata, raggiungendo il picco nel primo semestre del 2027, per poi registrare delle attenuazioni nella seconda parte del prossimo anno. In particolare, gli shock dei prezzi energetici, fertilizzanti e materie prime legati alla crisi in Medio Oriente potrebbero far aumentare l’inflazione dei prodotti alimentari di 0,5 punti percentuali in 12 mesi.
“Ancora più importante, i nostri modelli suggeriscono che le due recenti ondate di calore e un inizio d’estate caldo potrebbe finire per esercitare una maggiore pressione al rialzo sull’inflazione dei prodotti alimentari”, scrivono gli autori dell’analisi, che spiegano: “Il meteo è un driver di produttività agricola e dell’approvvigionamento di alimenti. Anche se l’estate è agli inizi, le temperature insolitamente alte, inclusa un’ondata di calore particolarmente intensa a giugno dopo una primavera calda e molto secca, rendono ormai inevitabili alcuni danni ai raccolti e alle forniture di prodotti agricoli; ulteriori ondate di calore aggraverebbero la situazione”. Per via di queste ragioni, la previsione dei ricercatori è quindi di un’inflazione per i prodotti alimentari che dovrebbe raggiungere circa il 3% nel 2027, raggiungendo il picco nel primo semestre e mantenendosi sopra al 2% per tutto l’anno. Gli esperti ricordano poi che è probabile che il fenomeno di El Niño stia aggravando la situazione, sottolineando inoltre la possibilità di più eventi estremi quest’anno e di rischi di inflazione al rialzo per il prossimo.
Come evidenzia un’analisi della Direzione generale per l’Azione per il clima della Commissione europea, nella prima metà di quest’anno il Vecchio Continente ha già affrontato due maggiori ondate di calore, con temperature che a giugno si sono spinte fino ai 41 °C per 100 milioni di europei, con migliaia di città che hanno battuto i loro record di caldo. Un report del Copernicus Climate Change Service fa notare che a giugno gran parte dell’Europa è stata colpita da un’ondata di calore intensa: per l’Europa occidentale è stato il giugno più caldo di sempre. Al contempo, è stato il secondo con le temperature più alte a livello globale.
Come fa notare uno studio della Banca centrale europea citato da Oxford Economics, l’aumento delle temperature in futuro potrebbe causare a livello globale una crescita dell’inflazione dei prodotti alimentari e di quella complessiva, rispettivamente, di 0,92-3,23 e 0,32-1,18 punti percentuali all’anno, sulla base delle proiezioni climatiche per il 2035. Inoltre, secondo la ricerca, l’ondata di caldo dell’estate del 2022 ha spinto in alto l’inflazione dei beni alimentari nel Vecchio Continente di 0,67 punti percentuali: si stima che il riscaldamento globale in futuro secondo le proiezioni al 2035 potrebbe amplificare del 50% gli effetti di questo evento estremo.
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