Lazio

L’asse del narcotraffico tra Lamezia Terme e Roma, mazzata per il clan Galiano: 26 anni al boss

Un colpo durissimo alla rete del narcotraffico che unisce Calabria e Roma. Il Tribunale di Lamezia Terme ha inflitto una condanna pesantissima a Giorgio Galiano, 69 anni, figura di spicco legata alla storica cosca ’ndranghetistica Giampà di Lamezia Terme, nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta “Svevia”.

Per il giudice Galiano è stato ritenuto il capo di un’organizzazione criminale dedita allo spaccio su larga scala, un asse criminale capace di far fluire tonnellate di droga dal cuore della Calabria alle piazze di spaccio di Roma e di Catanzaro.

La pena inflitta — 26 anni e 9 mesi di reclusione — segna un punto di svolta in un procedimento giudiziario lungo e complesso, destinato a spezzare l’apparato logistico ed economico che aveva trasformato un semplice indirizzo in via Svevia nella base operativa e strategica di un impero dello stupefacente.

Via Svevia, il cuore del traffico

Le indagini hanno ricostruito come l’abitazione di Galiano in via Svevia fosse diventata ben più di un domicilio: era il quartier generale dove arrivavano grandi carichi di cocaina, eroina, hashish e marijuana, pronti per essere stoccati, divisi in lotti e confezionati per lo spaccio nei centri urbani.

La zona di Ciampa di Cavallo, un agglomerato di case con una struttura “a U”, fungeva da protezione naturale, simile per dinamiche e assetto urbano a zone di spaccio romane come Tor Bella Monaca.

Questa rete territoriale aveva consentito ai Galiano di consolidare una presenza persistente nel traffico di droga, non solo come distributori calabresi ma come pontieri con i mercati del Centro e Nord Italia.

Il raccordo con Roma: i Lupparelli condannati

Il processo ha fatto emergere anche i legami con la criminalità capitolina: i fratelli Angelo e Maurizio Lupparelli, noti nel quartiere Tor Bella Monaca per la loro attività di rifornimento di sostanze stupefacenti, sono stati condannati rispettivamente a 4 e 5 anni di reclusione.

Secondo gli investigatori, l’intesa tra i Galiano e i Lupparelli costituiva il “canale” principale attraverso cui la droga viaggiava verso la Capitale, permettendo un flusso continuo di stupefacente da destinare alle piazze di spaccio locali.

Le parole dei collaboratori di giustizia

Una delle chiavi per ricostruire i collegamenti è arrivata dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia.

Uno di loro ha descritto un episodio emblematico: il viaggio verso Roma per verificare la qualità della cocaina da acquistare, con un appuntamento fissato allo svincolo dove li attendeva Angelo Lupparelli a bordo di una Smart celeste.

Dettagli come questi hanno permesso agli inquirenti di ricostruire in modo preciso i movimenti della droga e la fitta rete di relazioni che sorreggeva il traffico.

Una continuità criminale lungo decenni

La sentenza non solo incide su un filone operativo di droghe, ma conferma la continuità storica di alcuni gruppi criminali calabresi, come i Giampà, attivi da anni in una delle zone più complesse dal punto di vista mafioso e criminale della ‘ndrangheta.

La cosca è radicata nel tessuto socio-economico di Lamezia Terme e si è resa protagonista di traffici illeciti di ampia portata, consolidando legami con gruppi affini e con organizzazioni legate alla Capitale.

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