Calabria

L’arcivescovo Maniago incontra gli imprenditori a Cicala: «Qui ci vuole coraggio per fare impresa»

«Ci vuole coraggio per fare imprenditoria qui, per stare qui». È partito dal riconoscimento dell’impegno di chi continua a investire e creare lavoro nelle aree interne il confronto tra l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, e il mondo delle imprese e del lavoro incontrato a Cicala nell’ambito della Visita Pastorale nella forania di Gimigliano – Taverna. Al suo fianco il sindaco della comunità Alessandro Falvo, il parroco don Sergio Polito e una rappresentanza di piccoli imprenditori del territorio.

Un dialogo aperto e concreto sui problemi che condizionano lo sviluppo del territorio, a cominciare dalla viabilità e dai collegamenti. «Una delle piaghe più grandi di questa regione sono le comunicazioni, cioè le strade», ha affermato Maniago, richiamando quanto constatato personalmente nei suoi spostamenti nelle diverse aree della diocesi.

Nel corso dell’incontro è stata posta all’attenzione dell’Arcivescovo anche la Medio Savuto, infrastruttura attesa da decenni e considerata strategica per migliorare i collegamenti dell’entroterra con Catanzaro. Un’opera che, nelle attese del territorio, potrebbe contribuire a ridurre l’isolamento dei centri interni e offrire condizioni migliori anche alle attività produttive.

Ferrovie della Calabria, una storia che può ancora diventare futuro

Nel confronto è emerso anche il tema delle Ferrovie della Calabria, che per generazioni hanno rappresentato per le comunità dell’entroterra molto più di un semplice mezzo di trasporto. La ferrovia ha collegato piccoli centri, famiglie, studenti e lavoratori con Catanzaro, contribuendo a mantenere uniti territori geograficamente complessi e offrendo una possibilità di mobilità anche a chi non disponeva di mezzi propri.
Un patrimonio infrastrutturale e sociale che oggi può assumere un significato nuovo. Il rilancio e la piena funzionalità dei collegamenti ferroviari possono rappresentare una delle risposte alla marginalità delle aree interne, favorendo gli spostamenti quotidiani, l’accesso ai servizi e alle scuole e una maggiore connessione delle attività economiche con il capoluogo.

Strade e ferrovia, dunque, non come questioni separate, ma come parti di una stessa strategia di mobilità per un territorio che chiede di essere collegato e non assistito.

Nel dialogo sono state richiamate anche le difficoltà che interessano attualmente i collegamenti verso Catanzaro, comprese quelle legate ai cantieri nell’area di Gagliano. Problemi che, sommati alle criticità della rete viaria, finiscono per incidere sulla quotidianità delle famiglie e sulla competitività delle imprese.

Maniago ha espresso la propria disponibilità a sostenere le istanze del territorio nelle sedi istituzionali: «Se per le strade io posso fare qualcosa, ditemelo. Non ho problemi a scrivere».

Una disponibilità che l’Arcivescovo ha voluto tenere fuori da qualsiasi contrapposizione politica: «Non sono qui a dire o a scagliarmi contro nessuno, ma soltanto a manifestare un serio disagio che ho sentito nella popolazione».

Aree interne, non territori destinati al declino

Ampio spazio è stato dedicato allo spopolamento e al futuro delle aree interne. Maniago ha ricordato la riflessione avviata negli ultimi anni dai vescovi italiani su territori che custodiscono una parte importante delle radici culturali e sociali del Paese.

L’Arcivescovo ha richiamato la necessità di superare una visione delle aree interne come realtà da accompagnare passivamente verso il declino, per guardare invece alle loro potenzialità e alle condizioni necessarie per renderle nuovamente attrattive.

Una prospettiva nella quale infrastrutture, trasporti e lavoro diventano questioni strettamente connesse. Perché mantenere un’impresa in un piccolo centro, raggiungere quotidianamente il posto di lavoro o consentire a un giovane di studiare senza trasferirsi significa anche garantire collegamenti efficienti e servizi accessibili.

«Voi rappresentate la vivacità di questo territorio»

In questo scenario il ruolo delle imprese diventa decisivo. «Voi rappresentate la vivacità di questo territorio», ha detto Maniago agli imprenditori presenti. «È chiaro che la vostra presenza rende ancora questi paesi vivibili».

L’Arcivescovo ha parlato di vere e proprie «eccellenze» che devono essere messe nelle condizioni di esprimere le proprie potenzialità oltre i confini locali. Dove esiste lavoro, infatti, aumentano le possibilità per le famiglie di restare e per i giovani di immaginare il proprio futuro nella terra in cui sono cresciuti.

Particolarmente significativo il racconto di un imprenditore che ha spiegato come tutti e tre i suoi figli abbiano scelto di lavorare nell’azienda di famiglia: «Siamo riusciti a trasmettere l’amore, quindi vuol dire che c’è un futuro».

«Se ci sono delle opportunità valide – ha osservato Maniago – si costruisce la famiglia, c’è chi rimane, c’è chi ha il coraggio di rimanere».

Da Cicala arriva così un messaggio che supera i confini del singolo comune: contrastare lo spopolamento significa creare lavoro, garantire servizi e restituire centralità ai collegamenti. La Medio Savuto, la rete stradale e le Ferrovie della Calabria diventano, in questa prospettiva, tasselli di una stessa sfida.

Perché le aree interne non chiedono soltanto di essere raggiunte: chiedono di essere messe nelle condizioni di produrre, innovare, attrarre e trattenere energie. E una rete di trasporti efficiente può tornare a essere, come lo è stata nel passato, uno degli strumenti attraverso cui questi territori costruiscono il proprio futuro.


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