«Landi, non Baglioni», dalla Sicilia si alza il velo su un dipinto di Tiziano
Tiziano, Santa Rosalia, la Sicilia e palazzo Oneto: grazie alla celebrazione della «Santuzza» a Palermo si chiude idealmente il cerchio che ha portato a chiarire la storia di un dipinto di Tiziano Vecellio e a ristabilire un nuovo link tra lui e l’Isola, quella culla di arte e cultura che per secoli ha accolto formidabili artisti e opere d’arte, ma che pareva non avesse mai avuto rapporti particolari con il più grande pittore veneziano del Cinquecento.
Ad alzare il velo su questa storia confinata all’ambito accademico è stato Andrea Donati, storico dell’arte indipendente, esperto conoscitore di Tiziano, che proprio in occasione delle giornate di festeggiamento della Santa protettrice di Palermo ha tenuto a palazzo Oneto di Sperlinga, gioiello originario del Cinquecento recuperato dai proprietari, Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, una rievocazione sulla quadreria appartenuta alla famiglia che svela, appunto, l’antica presenza in Sicilia di una splendida opera di Tiziano.
Si tratta del ritratto di Agostino Landi, firmato da Tiziano, oggi al museo di Boston: un dipinto su cui per lungo tempo gravavano sia il dubbio dell’attribuzione sia il mistero della identificazione dell’effigiato.
Donati ha fatto chiarezza durante un viaggio di studio a Boston, accolto dal curatore del museo Frederick Ilchman, mettendo a frutto i risultati della ricerca e unendo i vari tasselli del mosaico. Se l’attribuzione della tela a Tiziano era stata confermata già nell’800, proprio dagli Oneto, invece è recentissima la identificazione del soggetto raffigurato, cui è pervenuta brillantemente una giovane studiosa, Giulia Zaccariotto.
Sul retro della tela infatti il ritratto era stato erroneamente identificato con Gianpaolo Baglioni, un nobile condottiero, conte di Bettona e Spello, signore di Perugia, appartenente alla stessa casata della Deposizione di Raffaello conservata alla Galleria Borghese.
Invece, a sorpresa, non è lui il bel signore del Rinascimento nel ritratto di Boston, bensì Agostino Landi, signore di Bardi e conte di Compiano, figlio di quella Costanza Fregoso che era di casa alla corte di Urbino.
Agostino Landi era cresciuto nello spirito di cultura, eleganza e buone maniere descritte nel famoso libro del «Cortegiano» di Castiglione. Aveva avuto per padrino Pietro Bembo, figura cardine del Rinascimento, poeta, umanista, cardinale, amico intimo di Tiziano fin dai suoi esordi a Venezia nel 1513.
Il ritratto Landi risale al 1539. Un secolo dopo i Landi si estinsero in casa dei principi Doria a Genova. I feudi piacentini furono venduti ai Farnese, alcuni beni agli Oneto, una ricca famiglia ligure trapiantata a Palermo nel Seicento. Grazie agli studi sugli Oneto di Angheli Zalapì, si può ipotizzare – sostiene Donati – che il quadro di Tiziano arrivasse a Palermo tra la fine del Seicento e i primi del Settecento.
Proprio in quel periodo gli Oneto possedevano una quadreria di grande rilievo, con un importante numero di dipinti, tra cui una Samaritana di Artemisia Gentileschi. La quadreria Oneto si qualifica dunque di primaria importanza nella storia del collezionismo siciliano.
D’altronde a Palermo c’erano molte famiglie genovesi che avevano importato opere d’arte e favorito scambi artistici. Tutti ricordano la presenza di Sofonisba Anguissola Lomellini e Antonio Van Dyck, che ha lasciato in città capolavori come l’Immacolata e la Santa Rosalia in Estasi. Dunque, per duecento anni il ritratto di Agostino Landi di Tiziano fu visibile a Palermo grazie alla collezione Oneto.
Il sigillo sul retro della tela di Boston reca inquartato lo stemma Oneto e Gravina, confermando che il quadro era ritenuto di grande valore. Ma questo non era l’unico Tiziano in Sicilia. Donati infatti sottolinea la presenza storica di altri dipinti a Palermo.
Quando Francesco Ferrante D’Avalos, marchese di Pescara, divenne Vicerè e si stabilì nel Palazzo dei Normanni, la maggioranza della sua quadreria proveniva dal padre Alfonso, marchese del Vasto, che si era fatto ritrarre ben due volte da Tiziano, in due quadri conservati rispettivamente al Getty Museum e al Prado. Nel secondo ritratto Alfonso compare proprio con suo figlio, il futuro viceré.
Ma c’era anche un terzo quadro di Tiziano a Palermo, che il viceré aveva avuto in eredità da sua zia Vittoria Colonna: si tratta della Maddalena penitente dipinta per lei nel 1531. Di questo quadro famosissimo, replicato innumerevoli volte, si sono perse le tracce, ma si può averne un’idea grazie alla stupenda replica autografa di Tiziano conservata a Palazzo Pitti.
Le Maddalene di Tiziano sono numerosissime, perché il pittore la considerava la sua porta-fortuna. Ma questa è una storia che merita di essere raccontata a parte.
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