Lamezia: omicidio Cristiano e Tramonte, la Dda riapre le indagini
A distanza di 35 anni dal tragico duplice omicidio di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, avvenuto il 24 maggio 1991 a Sambiase, si riaccende una luce di speranza per i familiari delle vittime, che non hanno mai smesso di reclamare giustizia e verità, grazie alla decisione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, sotto la guida di Salvatore Curcio, di riaprire ufficialmente il fascicolo per fare luce su un crimine maturato in un contesto di violente contese tra gruppi criminali per il controllo del servizio di raccolta rifiuti, all’epoca oggetto di una controversa privatizzazione e di scelte amministrative opache.
I dubbi sulla gestione politica di quel periodo erano stati sollevati già in passato, sia dalla Corte d’Assise di Catanzaro – che nel 1993, pur assolvendo l’unico imputato Agostino Isabella, evidenziò con forza come le dinamiche dell’appalto avessero ingolosito e contrapposto le cosche – sia dalla magistratura contabile, chiamata a scrutinare l’operato degli amministratori comunali di allora. Tutto ebbe inizio il 23 agosto 1988, quando la giunta municipale, attraverso la delibera n. 1750, approvò il capitolato per l’appalto del servizio di raccolta e trasporto rifiuti solidi urbani, stanziando 220 milioni di lire per un bimestre, giustificando tale esternalizzazione con l’insufficienza delle strutture comunali e con i divieti legali che impedivano nuove assunzioni; eppure, tale narrazione cozzava con la realtà dei fatti, dato che il Comune disponeva in quel momento di 14 mezzi e 49 operai, di cui 39 già idonei alla mansione, mentre la ditta Cise, risultata vincitrice della gara dopo l’esclusione di altri concorrenti per vizi formali, riuscì a gestire l’incarico con soli 15 lavoratori e avvalendosi, per il primo affidamento, di mezzi forniti dal Comune. Dopo la conclusione del contratto con la Cise il 31 marzo 1990, il Comune riprese la gestione diretta per sei mesi, per poi affidare nuovamente il servizio, fino al 15 settembre 1991, alla Sepi, società nata dalla trasformazione della precedente Cise, con l’impiego di una manodopera mista tra privati e comunali.
Ora, a distanza di decenni, la Dda riapre il caso, per cercare di individuare il responsabile o i responsabili di quel duplice delitto.
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