Lazio

l’amaro gentile del Mediterraneo tra polifenoli, fegato e salute

Il carciofo (Cynara cardunculus var. scolymus L.) è una delle piante alimentari più rappresentative del bacino del Mediterraneo, con una storia millenaria che intreccia cultura gastronomica e tradizione fitoterapica. Apprezzato già da Greci e Romani per le sue proprietà digestive e depurative, il carciofo è oggi riconosciuto dalla ricerca scientifica come un vero alimento funzionale, ricco di molecole bioattive con effetti documentati sulla salute metabolica, epatica e cardiovascolare.

Dal punto di vista nutrizionale, il carciofo è caratterizzato da un basso apporto calorico e da un’elevata densità di fibra alimentare, in particolare inulina, non digeribile ma che svolge un’importante azione prebiotica a livello intestinale. Fornisce inoltre vitamine (vitamina C, vitamine del gruppo B), minerali (potassio, magnesio, calcio, ferro) e una quota modesta di proteine vegetali. Questa composizione rende il carciofo un alimento ideale nei regimi ipocalorici e di prevenzione metabolica.

La vera firma chimica del carciofo risiede tuttavia nella sua ricca matrice fenolica. I principali composti bioattivi appartengono alla famiglia degli acidi caffeilchinici, tra cui acido clorogenico e cinarina, accompagnati da flavonoidi come luteolina, apigenina e i loro glicosidi. Queste molecole sono responsabili dell’attività antiossidante dell’ortaggio e contribuiscono alla protezione cellulare dallo stress ossidativo.

Numerosi studi attribuiscono al carciofo un ruolo rilevante nel miglioramento del profilo lipidico. Il consumo di carciofo e, in particolare, di estratti di foglie di carciofo è associato alla riduzione del colesterolo totale, LDL e trigliceridi. I meccanismi coinvolti includono l’inibizione della sintesi endogena del colesterolo, la modulazione dell’assorbimento intestinale dei lipidi e l’azione antiossidante sui processi di ossidazione delle lipoproteine.

Il carciofo è tradizionalmente noto anche per la sua azione epatoprotettiva. I composti fenolici, in sinergia con l’inulina, contribuiscono alla stimolazione della secrezione biliare, alla protezione degli epatociti e alla modulazione delle vie infiammatorie coinvolte nelle patologie del fegato. Evidenze sperimentali indicano un potenziale ruolo del carciofo nel supporto della funzionalità epatica e nel metabolismo dei grassi.

Un aspetto di grande attualità riguarda la valorizzazione dei sottoprodotti del carciofo. Foglie esterne, brattee e steli, che rappresentano fino all’80% della biomassa della pianta e sono normalmente scartati durante la lavorazione industriale, risultano sorprendentemente ricchi di polifenoli, fibre e composti funzionali. Le ricerche più recenti mostrano che questi materiali possono essere recuperati attraverso estrazioni sostenibili per ottenere ingredienti nutraceutici, prebiotici e antiossidanti, inserendo il carciofo in un modello virtuoso di economia circolare vegetale.

Le varietà locali e tradizionali, in particolare, mostrano generalmente un contenuto più elevato di polifenoli e una maggiore attività antiossidante rispetto agli ibridi commerciali, sottolineando il legame tra biodiversità, territorio e qualità nutrizionale.

La ricetta: Carciofi imbottiti

Ingredienti

4 carciofi qualità “Romanesco”

15 g prezzemolo

1 limone

2 spicchi d’aglio

20 g provolone dolce

30 g guanciale 

30 g olio extravergine d’oliva

Sale q.b.

Pepe q.b.

Dosi per 4 persone

Procedimento

Pulire i carciofi e rimuovere le foglie esterne più dure, tagliare il gambo e conservarlo. 

Mettete sia i carciofi che i gambi in una ciotola ripiena di acqua ed il succo di un limone intero. Questo aiuterà a togliere l’amaro dei carciofi. Lasciate in acqua per 30 minuti.

Trascorso questo tempo, preparare il ripieno dei carciofi. Tagliare i gambi a pezzettini piccolissimi, la stessa cosa con il guanciale, il prezzemolo, il provolone e l’aglio. Mescolare per bene ed imbottire i carciofi. Regolare il sale e pepe. 

Riempire una pentola con acqua (deve coprire i carciofi fino a più della metà della loro altezza) lasciare cuocere per 30 minuti. Quando risulteranno morbidi, aggiungere l’olio extravergine d’oliva e servire. Una spolverata di pecorino può essere utilizzata.

Chef Nausica Ronca

Bibliografia utilizzata

-Pharmacological Research, 2018, 137, 170–178. https://doi.org/10.1016/j.phrs.2018.10.007

– Journal of the Science of Food and Agriculture, 2025, 105, 5062–5073. https://doi.org/10.1002/jsfa.14232

– Phytochemistry Reviews, 2015, 14, 993–1018.

https://doi.org/10.1007/s11101-015-9428-y

– Journal of Functional Foods, 2009, 1, 131–144. https://doi.org/10.1016/j.jff.2009.01.002

Questo articolo fa parte della rubrica “Le tre C della Salute: Cibo, Chimica, Cucina”, un viaggio tra scienza e sapori della cucina mediterranea, a cura del Prof. Stefano Cinti.

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