Calabria

La tassa non dichiarata del pieno: il salasso della mobilità per i calabresi

Il Governo è pronto a tagliare ancora le accise, prorogando, probabilmente, lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio che scade oggi. Palazzo Chigi prepara una nuova misura per le prossime ore. L’orientamento annunciato è quello di intervenire con maggiore attenzione sulle fasce di reddito più basse. La discussione sui vantaggi (minimi), però, non può essere ridotta alla contabilità dello Stato. Una proroga ulteriore non risolverà il problema. Può attenuare il colpo, certo, ma non cancellare la ferita. E soprattutto non può diventare la risposta permanente a un mercato energetico esposto alle crisi internazionali.
La questione, in Calabria, è ancora più evidente perché i bilanci familiari sono sempre più sotto pressione. Qui il pieno è una voce essenziale nei bilanci domestici perché il mezzo privato serve per andare al lavoro e la benzina più cara diventa una tassa sulla possibilità stessa di muoversi. Secondo i dati più recenti del Dipartimento delle Finanze, il reddito medio dichiarato in Calabria è di 19.020 euro, il più basso tra le regioni italiane, contro una media nazionale di circa 25.820 euro. Sono quasi 7 mila euro di differenza: un divario che riduce la capacità delle famiglie di assorbire l’aumento dei costi. E l’automobile, soprattutto fuori dai grandi centri, continua a rappresentare per molti calabresi una necessità più che una scelta semplicemente perché l’alternativa del trasporto pubblico o non c’è o non è ugualmente conveniente.
Dalle colonnine dei carburanti arriva così il riflesso più concreto della crisi. Secondo l’Osservatorio prezzi del Mimit, ieri in Calabria la quotazione media del gasolio self era di 2,152 euro al litro, quello della benzina di 2,034 euro, con differenze sensibili tra province e distributori.
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