Toscana

“La stagione di Teresa”, l’ultimo romanzo di Giulio Locatelli














Di recente è uscito l’ultimo romanzo dello scrittore aretino Giulio Locatelli, “La stagione di Teresa”, testo originale che racconta la giovinezza di una ragazza particolare, con un tocco di poesia e delicatezza.

Abbiamo intervistato lo scrittore, già autore di vari testi, perché ci raccontasse meglio della sua ricerca letteraria, caratterizzata da uno sguardo attento alle tematiche esistenziali.

Da poco è stato pubblicato il romanzo “La stagione di Teresa”, che racconta la storia di una ragazza non comune. Come nasce l’idea di dare vita a un libro come questo?

“L’idea de “La stagione di Teresa” è nata in un modo abbastanza casuale, come spesso succede con le storie che poi ti prendono più di tutte.

Un paio d’anni fa, durante una passeggiata in montagna, ho incontrato una ragazza di una ventina d’anni con il suo ragazzo. Parlava poco, ma ogni frase sembrava pesata, come se vivesse in un tempo diverso dal nostro. Mi sono chiesto: “Chi è davvero questa persona? Che cosa vede del mondo che noi, sempre connessi e di corsa, non vediamo più?”

Da lì è partita una riflessione su cosa significhi crescere oggi quando dentro di te c’è un’anima antica, quasi fuori posto. Teresa, la protagonista, è esattamente questo: una ragazza intelligente, sensibile, ma refrattaria a quasi tutto ciò che per i suoi coetanei è “normale” – i social, le serate, il bisogno di apparire. Non è una ribelle per posa: semplicemente il mondo le sta stretto, e lei cerca disperatamente un suo posto, un suo linguaggio.

Poi c’è stato un secondo elemento che ha fatto scattare tutto: sono sempre stato interessato al mondo dei giovani, alle loro passioni, al loro modo di vivere il presente. Mi sono reso conto che, fino a poche generazioni fa, le persone vivevano in un modo precostituito, fatto di certezze create da altri (il lavoro, la famiglia, la casa… ). Oggi i giovani non sono più “costretti” da questi cliché, vogliono crearsi i loro spazi anche a costo di prendersi dei rischi. La voglia di sperimentare e di cambiare li affascina. Questo elemento mi ha incuriosito e l’ho voluto approfondire nel romanzo.

Quindi il libro è nato dall’incrocio tra queste due elementi: una ragazza che non si riconosce nel presente e un’intera generazione i giovani che vuole “provare” esperienze prima di diventare adulta.Volevo raccontare il dolore di chi si sente straniero nella propria epoca, ma anche la forza quieta, quasi magica, che nasce proprio da quella estraneità.

Insomma, Teresa non è “non comune” perché fa cose straordinarie; è “non comune” perché osa essere se stessa in un mondo che chiede a tutti di essere uguali. E questo, alla fine, è l’atto più rivoluzionario che ci sia.”

Nel romanzo viene delineato un quadro complesso del femminile, che ne mette in luce la complessità, a partire proprio dalla vicenda della protagonista. Che idea hai della condizione femminile odierna, dato che Teresa non è una ragazza conformista?

“La condizione femminile odierna ha molte sfaccettature: da un lato, ci sono conquiste enormi in termini di diritti, opportunità e visibilità; dall’altro, persistono pressioni invisibili che spingono verso il conformismo, come quella di bilanciare carriera, famiglia e immagine perfetta sui social. Teresa incarna proprio questa complessità, e non è conformista proprio perché rifiuta di piegarsi a stereotipi che riducono le donne a ruoli già decisi. Oggi, molte donne vivono questa tensione – tra l’essere se stesse e le norme sociali – e il romanzo vuole celebrare la forza di chi sceglie l’autenticità e la libertà, anche a costo di sentirsi “fuori posto”. È un invito a riconoscere che il mondo femminile non è monolitico, ma è un universo di voci diverse, spesso silenziose, ma potenti.”

Ci racconti la tua evoluzione come scrittore? Quali i temi centrali della tua ricerca e quali i prossimi progetti?

“L’evoluzione, se c’è stata, è stata quella di passare dal voler dimostrare qualcosa al voler capire qualcosa.

Nei primi libri scrivevo con l’urgenza di dire “ecco, chi sono”, di farmi spazio. Col tempo ho sentito sempre più forte il bisogno di ascoltare: i personaggi, i luoghi, le storie che non urlano. Sono diventato più lento, più essenziale, credo anche più coraggioso, perché oggi non ho paura di lasciare spazio al silenzio e ai miei sentimenti.

I temi che continuano a interessarmi sono più o meno sempre gli stessi, solo che li affronto da angolazioni diverse: il senso di estraneità nel proprio tempo, il rapporto tra l’uomo e la natura, la memoria come forma di resistenza e, soprattutto, la ricerca di un’autenticità interiore che oggi sembra quasi un atto politico.

Non vorrei dire troppo, ma ci sono diversi progetti a cui sto lavorando. Sto terminando una nuova raccolta di poesie, molto diversa dalla mia precedente “Essere fragile”, da cui si discosta sia per le tematiche che per lo stile.

Per il futuro, ci sarà un nuovo romanzo, ambientato questa volta in autunno, così da completare il ciclo delle quattro stagioni. La trama non la posso svelare, ma avrà sempre la stessa declinazione: cosa significa restare fedeli a se stessi quando chi ti sta intorno ti chiede di tradirti.”






















Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »