La scuola italiana accelera sull’internazionalizzazione: il 61% degli istituti è accreditato a Erasmus+. Cresce lo studio del cinese (+5%), raggiunto dal 22% delle scuole

Una scuola italiana sempre più aperta all’Europa e al mondo, trainata dall’adozione di nuove metodologie didattiche. È quanto emerge dal Rapporto 2026 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle Scuole e la Mobilità Studentesca, curato da Fondazione Intercultura ets e Ipsos Doxa, secondo cui il 61% degli istituti scolastici risulta accreditato al programma europeo Erasmus+ e si registra un aumento del 5% dello studio del cinese, che raggiunge il 22%.
L’Indice medio di internazionalizzazione tocca quest’anno quota 53 punti su 100. Se gli istituti di Istruzione Superiore mantengono la guida della classifica con un valore di 56, si registra una positiva riduzione del divario da parte degli istituti Tecnici (48) e dei Professionali (47).
Il progresso rispecchia, secondo il rapporto, un mutamento profondo nella gestione e nella pianificazione dell’offerta formativa. L’88% delle scuole inserisce esplicitamente l’internazionalizzazione nel Piano Triennale dell’Offerta formativa, con una crescita di 5 punti percentuali sul 2025; l’86% degli istituti si avvale di referenti interni per l’internazionalizzazione (+3 punti percentuali rispetto al 2025) e il 61% è appunto accreditato a Erasmus+.
Sul fronte del personale docente, l’84% degli istituti ha promosso corsi di formazione linguistica nell’ultimo triennio. Gli insegnanti segnalano tuttavia la necessità di disporre di ulteriori strumenti didattici e valutativi dedicati all’internazionalizzazione, mentre i dirigenti scolastici ritengono prioritario acquisire competenze gestionali e normative.
Formazione e governance: le nuove priorità per docenti e dirigenti
Il quadro che emerge dal rapporto delinea una scuola in cui l’apertura internazionale non è più un’eccezione, ma una componente strutturale dell’offerta formativa. La formazione linguistica dei docenti, promossa dall’84% degli istituti nel triennio, rappresenta uno degli assi portanti di questo processo. Restano però da colmare alcune lacune: gli insegnanti chiedono strumenti didattici e valutativi specificamente dedicati all’internazionalizzazione, mentre i dirigenti scolastici individuano nelle competenze gestionali e normative la priorità per sostenere e consolidare i progetti europei e internazionali.
“I dati del Rapporto 2026 confermano che l’internazionalizzazione è ormai parte integrante della progettualità delle scuole italiane”, si legge nella presentazione del documento, che sottolinea come “la sfida per i prossimi anni sarà quella di trasformare questa apertura in una pratica didattica quotidiana, sostenuta da strumenti adeguati e da una governance sempre più preparata”.
Il divario tra indirizzi si riduce: tecnici e professionali recuperano terreno
Un elemento di particolare interesse riguarda la riduzione del divario tra i diversi indirizzi di studio. Gli istituti di Istruzione Superiore mantengono la guida della classifica con un valore di 56 punti, ma i Tecnici (48) e i Professionali (47) mostrano un recupero significativo, segno di una diffusione sempre più capillare delle pratiche di internazionalizzazione.
L’Indice medio di internazionalizzazione, che si attesta a 53 punti su 100, fotografa un sistema scolastico in cui la mobilità studentesca, gli scambi culturali e i partenariati europei stanno diventando patrimonio di un numero crescente di istituti, non più appannaggio esclusivo dei licei.
L’aumento dello studio del cinese, che raggiunge il 22% delle scuole con un incremento del 5%, conferma infine l’attenzione crescente verso le lingue e le culture extraeuropee, in linea con una visione dell’internazionalizzazione non più solo eurocentrica ma autenticamente globale.
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