La scelta di Elmira, 35 anni, mamma e avvocato: «Quando è nato Christian ho continuato a lavorare. Non l’ho fatto per egoismo ma il mio benessere mentale»
Una mamma lo sa. Per quanto la nascita del primo figlio sia un evento tanto atteso, sognato, desiderato, solo quando poi ti ritrovi con il tuo bambino o la tua bambina fra le braccia ti rendi conto di quanto quest’esperienza possa essere rivoluzionaria, totalizzante, spesso anche destabilizzante. Capisci quanto sia necessaria e fondamentale la presenza di piccoli, preziosi spazi di «decompressione», momenti solo per te, in cui «riprendere ossigeno», per poi tornare a immergerti con più vigore nel delicatissimo mondo della maternità. C’è chi questo spazio lo cerca nella cura di sé, chi nelle uscite con le amiche e chi proprio nel lavoro, specialmente quando lo si vive con passione. Per Elmira Shahbazi, 35 anni, avvocato, la nascita di Christian è andata più o meno così: «Ho partorito all’1 di notte e ho fatto una call alle 5 di pomeriggio! Il punto è che Christian è nato tardissimo, dopo 41 settimane e 5 giorni, di cui 4 trascorsi in ospedale con induzione al parto. E mentre aspettavo che l’ossitocina agisse, io ho continuato a lavorare, anche perché avevamo in atto un’operazione molto importante e difficile da delegare, per via di aspetti e nozioni che avevo soltanto io. Insomma, c’era questa video riunione fissata alle 5 di pomeriggio e visto che nonostante il parto ero nelle condizioni per farlo, ho voluto comunque partecipare».
Nata a Teheran, cresciuta in Toscana dove i suoi si erano trasferiti per lavoro, Elmira ha una Laurea in Giurisprudenza a Firenze, seguita da un master a Milano. Dal 2019 è responsabile dei team di Foreign Direct Investment & Corporate Services, Real Estate & Trust di Lexia, Studio legale milanese composto in prevalenza da donne. Il 4 marzo 2024 è diventata mamma di Christian, un evento che molti le avevano prospettato come un possibile rallentamento della carriera. E invece, per lei, il 2024 ha segnato anche una crescita straordinaria del suo percorso professionale, che l’ha portata a creare un team dedicato al settore immobiliare, tanto da coordinare oggi il Desk UAE dello studio, occupandosi di investimenti immobiliari italiani all’estero, in particolare a Dubai, di startup e internazionalizzazione. La sua esperienza dimostra che la maternità non è un ostacolo al successo professionale, ma può essere un motore di crescita e leadership ancora più forte.
Com’è stata recepita in famiglia questa sua scelta di continuare a lavorare subito dopo il parto?
«Erano preparati. Le mie condizioni sono sempre state: “Io non smetterò di lavorare perché è una cosa che faccio per me stessa”. Il lavoro è parte integrante della mia vita, un flusso che non volevo interrompere. E poi non ho mai lavorato 10 ore al giorno post-parto! Ho semplicemente seguito una serie di operazioni legali, cose che era necessario seguire e che non avevo voglia di delegare. Il rientro effettivo al lavoro full time non ricordo nemmeno quando è avvenuto, è stato un passaggio molto naturale. Facevo le cose che riuscivo a fare. Se non potevo, non le facevo».
A livello professionale, che tipo di benefit ha avuto durante la maternità? Il suo capo l’ha sostenuta?
«Nello studio siamo tutti avvocati liberi professionisti, non c’è un vero e proprio datore di lavoro. Però, diciamo che la struttura di cui faccio parte ormai da 6 anni – e di cui sono oggi anche Partner – mi ha dato la massima flessibilità e la possibilità di gestirmi come volevo. Anzi, a dirla tutta, non erano molto d’accordo sul fatto che io non staccassi mai. Mi dicevano “Prenditi il tuo tempo”, ma questa cosa mi dava un po’ di fastidio psicologicamente. Mi turbava: io non volevo “prendermi il tempo”. Io volevo continuare a mantenere comunque il mio piccolo spazio personale di lavoro».
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