Abruzzo

la regione si colloca al terzo posto nazionale


Oltre 264mila abruzzesi convivono con diversi problemi in casa, tra umidità, strutture danneggiate e scarsa luminosità.

In Abruzzo il il 21% delle famiglie segnala problemi di umidità nella propria abitazione, il 15,4% strutture danneggiate, il 10,6% scarsa luminosità. In termini assoluti, parliamo di circa 120mila nuclei familiari sul fronte umidità, 88mila sulle strutture e 61mila sulla luminosità. Valori superiori alla media nazionale su più fronti.

La regione è al terzo posto nella classifica delle regioni italiane più colpite dall’umidità domestica, con il 21% delle famiglie interessate. Al vertice della classifica figurano anche Sardegna (25,7%) e Friuli-Venezia Giulia (21%).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 13% delle asme croniche infantili nei Paesi industrializzati è correlato a un eccesso di umidità negli edifici. All’umidità si aggiungono altri fattori di rischio, come le case con strutture danneggiate (15,4%, 88mila famiglie, sopra la media nazionale del 12%), quelle con scarsa luminosità (10,6%, 61mila famiglie) e le abitazioni esposte a rumore nella zona di residenza (10%, 58mila famiglie).

Quattro fronti che insieme fotografano lo stato della salubrità abitativa in Abruzzo: è ciò che emerge dall’analisi realizzata da Saint-Gobain Italia su base dati Istat. Una sfida per il mondo delle costruzioni, che oggi propone sul mercato soluzioni innovative in grado di migliorare il comfort delle abitazioni con interventi meno invasivi rispetto al passato e dai costi più contenuti.

“I dati raccontano un’urgenza concreta, vissuta dentro le case di migliaia di abruzzesi. La salubrità abitativa è oggi uno dei terreni su cui si misura la qualità del costruito – ha commentato Gaetano Terrasini, amministratore delegato di Saint-Gobain Italia. Nel tempo l’edilizia ha iniziato a guardare alle prestazioni energetiche come indicatore principale di qualità. Oggi però il comfort abitativo e il benessere indoor devono essere considerati altrettanto decisivi: parlano alla salute e alla qualità della vita. Continuiamo ininterrottamente a innovare i nostri prodotti perché chi abita una casa possa farlo in condizioni di benessere reale, e perché chi costruisce o ristruttura disponga di strumenti capaci di rispondere alle sfide che i dati ci raccontano.”

Sull’umidità domestica l’Abruzzo occupa il terzo posto nazionale con il 21%, tra le regioni più colpite d’Italia insieme a Sardegna (25,7%) e Friuli-Venezia Giulia (21%). All’estremo opposto della classifica si collocano invece Campania (11%), Umbria (13%) e Puglia (13,5%). Sulle strutture danneggiate la regione è al terzo posto (15,4%), tra le più colpite d’Italia insieme a Provincia di Bolzano (19,3%) e Sardegna (16%). Sulla scarsa luminosità l’Abruzzo è al sesto posto (10,6%), contro il 9,6% della media nazionale e i valori di Provincia di Bolzano (19%), Friuli-Venezia Giulia (15,5%). Diverso il quadro del rumore nella zona di residenza: l’Abruzzo si posiziona al nono posto con il 10%, sotto la media nazionale dell’11,7%, lontana dai valori di Campania (18%), Puglia (15%) e Lazio (15%). Tre mappe diverse, un unico dato di fondo: la qualità dell’involucro edilizio incide direttamente sulla vita domestica delle famiglie abruzzesi sotto forma di umidità, comfort acustico e qualità degli ambienti interni.

Quali sono le famiglie più esposte? A livello nazionale, l’umidità risulta più diffusa nelle case delle famiglie più giovani. Nelle famiglie con principale percettore di reddito fino a 35 anni, la quota sale al 18%, quasi due punti sopra la media nazionale. Una traiettoria opposta si osserva per le strutture danneggiate: la quota cresce con l’età del percettore, dal 10% nelle famiglie 35-44 anni al 13% nelle famiglie con percettore over 65. È il profilo del patrimonio edilizio non manutenuto. Sul piano del genere, le famiglie con principale percettore donna risultano più esposte su tutti i fronti: 17% sull’umidità contro il 16% degli uomini, 10,4% sulla scarsa luminosità contro il 9%, 12,3% sulle strutture danneggiate contro l’11,6%. Dati aggregati su base nazionale.

L’umidità domestica non è un fenomeno inevitabile. Nasce dall’incontro tra condizioni ambientali e caratteristiche dell’edificio: ponti termici nelle pareti perimetrali, ventilazione insufficiente, isolamenti datati, infiltrazioni dall’esterno. Le buone pratiche di gestione quotidiana (aerare gli ambienti più volte al giorno, evitare l’eccessiva condensazione di vapore in cucina e in bagno, tenere sotto controllo gli impianti di riscaldamento) contengono il problema, ma non lo risolvono se l’involucro è inefficiente. Ignorare l’umidità in casa, oltre a deteriorare la qualità della vita, comporta rischi concreti: degrado strutturale delle pareti, formazione di muffe, peggioramento dell’aria interna, con effetti che la letteratura sanitaria internazionale ha ormai documentato. Quando le condizioni dell’edificio chiedono un intervento più strutturale, esistono soluzioni costruttive in grado di agire in modo mirato. Tra queste, il cartongesso e i sistemi a secco offrono un approccio versatile: esistono ad esempio tecnologie capaci di assorbire e neutralizzare fino all’84% della formaldeide presente nell’aria degli ambienti chiusi. Inoltre, gli elementi di chiusura del sistema (ad esempio l’abbinamento lastra in cartongesso con tecnologia di assorbimento della formaldeide e un’idropittura specifica per cartongesso) svolgono un ruolo attivo nel purificare l’aria nel corso del tempo, riducendo la concentrazione di formaldeide e permettendo di vivere spazi sempre più salubri.

Un’altra soluzione utile a limitare i danni da umidità in casa è utilizzare un intonaco deumidificante in grado di risanare tutte le tipologie di murature danneggiate. Esistono soluzioni diversificate, valide sia per esterni sia per interni, formulate con leganti cementizi o a base di calce idraulica naturale.

Si tratta di interventi leggeri, rapidi da posare e coerenti con un’edilizia a minore impatto ambientale, compatibili con la ristrutturazione del patrimonio esistente e in grado di ridurre le emissioni di CO2 lungo il ciclo di vita del costruito e i consumi energetici per riscaldare e raffrescare gli ambienti.


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