la Procura generale di Firenze ricorre contro l’assoluzione di Macrì e Olivetti Rason

La procura generale di Firenze ha presentato ricorso in Cassazione contro l’assoluzione di Francesco Macrì e di Pier Ettore Olivetti Rason nell’ambito del processo Coingas. Quindi si prospetta un ulteriore grado di giudizio nell’ambito di un processo che ha già vissuto ad Arezzo il primo grado e a Firenze quello d’Appello.
Come era andato l’appello
Proprio nelle scorse settimane sono state pubblicate le motivazioni con cui la corte d’appello di Firenze, il 25 giugno scorso, aveva ribaltato le condanne di primo grado. In quella sede, l’ex sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, l’ex consigliere comunale Roberto Bardelli – nel frattempo scomparso – e l’ex amministratore unico di Arezzo Multiservizi Luca Amendola erano stati assolti perché il fatto non sussiste. L’appello della procura di Arezzo contro Francesco Macrì (Estra) e il commercialista Marco Cocci era stato dichiarato inammissibile. La posizione dell’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason era invece stata riqualificata.
Il caso Coingas: la posizione di Macrì e Olivetti Rason
Per quanto riguarda Olivetti Rason, la corte aveva accolto i motivi della difesa stabilendo che Coingas “non svolgeva un servizio pubblico” — né direttamente né indirettamente tramite Estra spa — ma operava come una società meramente finanziaria. Ne consegue che Staderini, che ne era amministratore, non poteva essere qualificato come incaricato di pubblico servizio”. I reati di peculato erano stati quindi riqualificati in appropriazione indebita aggravata, per la quale Coingas non ha mai sporto querela. In assenza di querela, il reato non è procedibile: la corte non aveva dunque potuto procedere nei confronti del legale, revocando anche confisca e quanto deciso sul piano civile.
L’appello del pm — con cui erano state chieste la condanna di Cocci e Macrì e la riforma delle parziali assoluzioni di Olivetti Rason — era stato dichiarato inammissibile per “carenza di interesse” a seguito della riqualificazione dei fatti, cristallizzando così le assoluzioni di primo grado per Cocci e Macrì.
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