Marche

«La mia gioia più grande» – Cronache Fermane

Mirna Bruna Mastronardi

Questa mattina presso il Teatro dell’Aquila di Fermo si è tenuto un momento di toccante riflessione incentrato sulla storia di Dea, la giovane che il 4 ottobre 2024 si è tolta la vita. A dar voce al suo ricordo e alla sua memoria è stata la madre, Mirna Bruna Mastronardi, presidente dell’associazione “Deaxsempre” e Cavaliere della Repubblica insignita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’incontro, organizzato dal Comitato Famiglie per la Sicurezza, ha visto la partecipazione di oltre 700 studenti delle scuole fermane con le principali autorità civili, religiose e militari del territorio. Tra i presenti il sindaco di Fermo, Alberto Maria Scarfini, l’arcivescovo Rocco Pennacchio, il sindaco di Porto San Giorgio, Valerio Vesprini, il presidente della Provincia, Michele Ortenzi, il.vicario del questore, Edoardo Polce, gli assessori fermani Mirco Giampieri e Micol Lanzidei, quelli sangiorgesi Marco Tombolini e Carlotta Lanciotti, e Alessandro Ranieri dell’ambito territoriale, la Polizia di Stato e i dirigenti scolastici.

L’evento è stato aperto dai saluti del Sindaco Scarfini, che ha ringraziato Mirna per la sua costante opera di sensibilizzazione: «Sono molto contento di aver aperto il Teatro in occasione di un appuntamento così emozionante e culturalmente intenso. Come sindaco, ma soprattutto da papà, ti ringrazio per quello che stai facendo» le parole del primo cittadino rivolte a Mirna Mastronardi.

Spazio, poi, all’intervento di Maria Raffaella Abbate, vicequestore aggiunto e dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Fermo, incentrato sui rischi del web, le insidie dei social e le nuove sfide poste dall’Intelligenza Artificiale. Abbate ha ricordato come l’impegno della Polizia nelle scuole sia quotidiano per promuovere un uso sano e consapevole del digitale: «Il web è una grande risorsa perché consente di mantenere il contatto con il mondo esterno e di velocizzare pratiche che altrimenti sarebbero troppo lunghe, ma può diventare pericolosa nel momento in cui se ne fa un uso sbagliato. Quando si utilizzano i social inconsapevolmente si abbassano le proprie protezioni e si perde automaticamente il controllo dei contenuti postati». Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, infatti, foto, video e messaggi possono essere facilmente modificati e falsificati al punto da far passare per reale ciò che non lo è.
A tutela di tutti è stata presentata l’applicazione YouPol, che consente non solo di fare chiamate di emergenza, ma anche di inviare segnalazioni, foto, video e messaggi sia in forma nominativa sia anonima, qualora ci si trovi in pericolo o si notino situazioni sospette. Una volta mandato il messaggio, si attiva all’istante una chat con un operatore pronto a prendere in carico la richiesta di aiuto. «Spero che facciate tesoro di quanto appena detto e che vi facciate portavoce di questo messaggio anche con chi oggi non è potuto essere qui con noi» ha concluso Abbate.

Prendendo la parola dopo un breve video commemorativo, Mirna Mastronardi ha ripercorso con commozione la nascita e la crescita della figlia Dea: una ragazza brillante, sensibile, premurosa, capace di prendersi cura degli altri persino di chi la offendeva e la bullizzava. «Dea è stata la mia gioia più grande, è arrivata nel mio corpo il 6 febbraio 2009 e da quel giorno ne ha preso completamente possesso. Da lì il desiderio di chiamarla Dea: il mio corpo era il suo tempio. Era lei a gestire i ritmi delle mie giornate e io ero felice così». Mirna ha ricordato come la figlia fosse una fonte d’amore e d’ispirazione, vicina alla madre anche nei momenti più bui della sua malattia, quando le diceva «Mamma non piangere andrà tutto bene, ti voglio un mondo di bene».
Il racconto si è poi soffermato sulle ferite invisibili, come l’emarginazione scolastica, le prese in giro dei compagni per la troppa bravura negli studi (tanto da soprannominarla “la secchiona”), la pressione dei social e le insicurezze estetiche. Un disagio cresciuto sempre più nel periodo del Covid nel 2020 e stimolato dalla ricerca di approvazione attraverso il digitale e dagli algoritmi della rete, capaci di scavare nel profondo delle fragilità adolescenziali.
Quel 4 ottobre 2024, quando la vita di Dea si è interrotta, ha lasciato la famiglia di fronte a un dolore che non può essere spiegato a parole e a tanti interrogativi. Sembrava una giornata come tante, tra lavoro e faccende quotidiane, mentre Dea si trovava a casa. Poi, una prima telefonata allarmata dei familiari le ha comunicato che la ragazza non stava bene. Mirna, arrivata sul posto, si è trovata davanti la scena che nessun genitore vorrebbe mai vivere: i lampeggianti dell’ambulanza, le auto delle Forze dell’Ordine, la gente e il trambusto fuori casa. In quel momento è sprofondata nell’incubo più grande: il paradosso di dover trovare la forza per affrontare le prime domande e la devastazione per la perdita della propria figlia. «Dea non avrebbe voluto generare tanta sofferenza nelle persone che la amavano…Ma il nostro dolore era niente in confronto a ciò a cui ha rinunciato Dea: alla sua vita, alla sua bellezza, ai suoi sogni e al suo futuro» ha ricordato la madre.

Per fare in modo che la tragedia di Dea non si ripeta, Mirna ha trasformato la sofferenza nella missione dell’associazione “Deaxsempre”, portando la propria testimonianza nelle scuole di tutta Italia. «Ritrovo Dea quando faccio gli incontri con voi studenti. Quindi stare con voi è un po’ come rivivere la mia Dea e immaginarla cresciuta».

A chiusura del suo intervento, Mirna ha rivolto un appello a tutti i presenti, e in particolare ai ragazzi: «Ribellatevi a questi modelli social che vi vogliono tutti uguali. Essere diversi significa emergere dalla massa: innamoratevi della vostra unicità e non permettete che diventi la vostra rovina. Imparate a parlare, a tirare fuori i vostri dubbi e le vostre difficoltà perché è solo esternandoli che i problemi si fanno più piccoli e meno invadenti. Lasciatevi aiutare da chi vi ama e vi sta vicino: intorno avete una vera rete d’amore. Ricordate sempre che avete il diritto di emozionarvi e di vivere la vostra vita».


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