Scienza e tecnologia

La mossa silenziosa che sta arricchendo Pyongyang con le crypto

Il 2025 ha mostrato quanto il “cripto-crimine” possa trasformarsi quasi in un ingranaggio stabile delle finanze nazionali, soprattutto quando uno Stato lo sostiene apertamente. Pensate che i gruppi nordcoreani hanno sottratto oltre 2 miliardi di dollari in asset digitali, più di chiunque altro al mondo.

Questa crescita non deriva da un aumento degli attacchi, ma da una strategia diversa. Meno incursioni e colpi più mirati hanno permesso agli hacker legati a Pyongyang di concentrare le risorse su obiettivi ad alto impatto.

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Colpi meno numerosi, ma più ricchi

Il numero di attacchi riconducibili alla Corea del Nord è addirittura diminuito del 74% rispetto al 2024, ma il valore dei furti è aumentato in modo evidente. Gli analisti di Chainalysis spiegano che questi gruppi puntano ai servizi più grandi, con l’obiettivo di ottenere il massimo risultato possibile.

Il caso più rilevante dell’anno è avvenuto a febbraio, quando la piattaforma Bybit, uno degli exchange di criptovalute più utilizzati al mondo, ha subito un furto da 1,5 miliardi di dollari.

L’attacco ha sottratto in pochi minuti una cifra vicina a una porzione consistente del prodotto interno lordo della Corea del Nord.

Gli hacker hanno così consolidato il loro ruolo in un sistema in cui il cripto-crimine non appare come un’iniziativa isolata, ma come una componente organizzata e integrata nelle attività statali.

Un apparato che lavora per lo Stato

Le operazioni di sottrazione di criptovalute ricostruite dagli analisti descrivono un meccanismo che combina competenze informatiche, servizi di intelligence e reti internazionali dedicate alla gestione di fondi illeciti. Questo modello genera risorse che contribuiscono a sostenere le priorità nazionali della Repubblica Popolare Democratica di Corea, inclusa la capacità di aggirare le sanzioni internazionali.

Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha stimato che tra il 2017 e il 2023 la Corea del Nord abbia sottratto asset virtuali per 3 miliardi di dollari attraverso 58 attacchi mirati a piattaforme di criptovalute. Nel tempo il regime ha investito nella formazione e nelle infrastrutture necessarie a sviluppare capacità informatiche moderne.

Gli insegnamenti avviati fin dagli anni Novanta nelle università di Pyongyang hanno costruito una generazione di specialisti che operano in un sistema molto strutturato. È uno dei tanti contrasti del Paese, tra condizioni economiche fragili e programmi militari tra i più aggressivi del panorama internazionale. Nella continua tensione fra risorse limitate e ambizioni strategiche, resta la domanda sul ruolo crescente che questi attacchi avranno nel futuro del settore tecnologico globale.


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