La modalità fondatore è molto utile anche a chi fondatore non è
Gli ultimi familyandtrends hanno aperto un interessante dibattito sulla “modalità fondatore” e su come questa dovrebbe essere un archetipo per evolvere le regole per la formazione dei giovani delle famiglie imprenditoriali. La teoria accademica ha dimostrato l’esistenza della imprenditoria intergenerazionale e come questa accada, anche, attraverso l’educazione imprenditoriale per la quale è necessario che una parte del percorso delle nuove generazioni sia a fianco delle attuali.
Ci sono moltissimi consigli per le generazioni attuali (alcuni assolutamente sciocchi come quello di lasciare l’azienda e andare a giocare a golf prima di esserne convinti), ma pochissimi i giovani una volta entrati in azienda. Vediamo cosa i pochi, allo stato attuale, approfondimenti sulla “modalità fondatore” possono insegnare ai giovani.
Primo: imparare ed adattare il DNA imprenditoriale. La generazione attuale guida l’impresa attraverso una serie di euristiche, i.e. regole semplici e testate dal tempo, che guidano le decisioni di più alto livello dell’impresa. “Fare sempre diverso dagli altri e ascoltare la Valeria” è ,ad esempio, l’euristica di Michele Ferrero. Nel periodo dell’educazione la Next Gen deve imparare a fare ciò che queste decisioni di alto livello, euristiche, richiedono e non deve troppo abbattersi o alterarsi di fronte agli immancabili e apparentemente polverosi: “si è sempre fatto così”: non si può cambiare qualcosa che prima non si è capito e fatto. Il secondo compito è evolvere queste euristiche per adattarle al mutato contesto competitivo, come ha fatto Giovanni Ferrero passando dalla creazione di prodotti unici all’acquisto di marchi “speciali” dai biscotti “cioccolatosi” della Delacre a quelli burrosi della Royal Dansk, dai cremosi Wagon Wheels al cioccolato Wonka ed al gelato Blue Bunny. Queste attività sono differenti da quelle dei manager, che nella teoria della “modalità fondatore” devono invece ampliare e completare le euristiche del fondatore, professionalizzando e facendo crescere l’impresa.
Secondo: essere estensione e non concorrente. La NextGen ha molto più beneficio nel posizionarsi come estensione della visione della generazione attuale, rafforzando la propria autorità anziché competere combattendo una battaglia che, quando non è persa in partenza, resta comunque un enorme spreco di energie imprenditoriali. Essere “estensione” significa saper nei propri ambiti di vita aziendale far leva sull’autorevolezza che viene concessa ai membri della famiglia che dimostrano di avere visione di lungo termine e a cuore l’impresa. Nessuno più di un giovane proprietario o, ancor di più, di qualcuno che spera di guardarsi il diritto di diventarlo può convincere gli altri parlando con passione e coraggio del futuro dell’impresa.
Terzo: attuare una parte di DNA senza il coinvolgimento della generazione attuale. Una parte dell’educazione nella imprenditorialità intergenerazionale deve avvenire osservando cosa fa la generazione attuale, ma oltre ad osservare è altrettanto importante fare: se si vede si ricorda, se si fa si capisce. È importante, quindi, trovarsi un ambito con responsabilità crescenti in cui si ha la responsabilità di esercitare ed evolvere il DNA imprenditoriale. In questo ambito si è “da soli” ma si può sempre, dietro le quinte, chiedere ad esponenti della generazione attuale consigli ed aiuti. Uno dei prodigi delle aziende familiari è che la generazione attuale è ansiosa di insegnare a differenza di tutti i top manager del mondo, che sono ansiosi di proteggere il loro posto. In questi esercizi di imprenditorialità c’è solo un peccato mortale: scimmiottare la generazione attuale; per il resto si può sbagliare ed imparare a volontà.
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