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La missione del “moderato” Marco per ricucire con il Pontefice

Donald Trump complica ulteriormente la missione di Marco Rubio in Vaticano e, a cascata, i suoi faccia a faccia con Giorgia Meloni e Antonio Tajani, lanciando un altro attacco al papa. “Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare”, ha detto il presidente in un’intervista, alla vigilia della partenza del segretario di Stato per Roma.

Eppure, il capo della diplomazia americana ha voluto questa missione proprio per ricucire i rapporti con la Santa Sede e con Leone XIV, dopo le pesanti critiche lanciate dal tycoon nelle scorse settimane. “L’avevamo programmata prima”, ha detto, per smentire la natura riparatoria del suo viaggio. Quanto agli ultimi commenti di Trump, “credo che ciò che il presidente abbia voluto dire, sia che l’Iran non può dotarsi di un’arma nucleare, perché la utilizzerebbe contro luoghi in cui risiedono un gran numero di cattolici e di cristiani”.

Ufficialmente, l’incontro in Vaticano servirà a “discutere della situazione in Medio Oriente e degli interessi reciproci nell’Emisfero Occidentale”. L’Iran (e il Libano), quindi, per il quale non c’è alle viste una facile e rapida via d’uscita. Al pari dello scontro col Papa, Rubio negli ultimi due mesi ha evitato di lasciarsi coinvolgere più di tanto nel conflitto: nessun ruolo diretto nei negoziati, affidati al duo Steve Witkoff-Jared Kushner e, paradossalmente, visto il suo scetticismo per l’operazione militare, a Vance. C’è chi ci ha visto un calcolo politico, in vista delle elezioni 2028. Anche se, in assenza della portavoce Karoline Leavitt, in congedo per la nascita del secondo figlio, la Casa Bianca ha affidato ieri proprio a Rubio il compito di presentarsi ai giornalisti per fare il punto sulla situazione nello Stretto di Hormuz e sulla fragile tregua in atto con Teheran. Il segretario di Stato rimane invece molto coinvolto nella gestione dei rapporti col nuovo regime venezuelano e nei preparativi di quella che Trump ha annunciato come la prossima avventura militare americana: Cuba. Sulla speranza di un rovesciamento del regime Castrista, Rubio ha costruito la propria carriera politica. Nel quadro degli “interessi reciproci nell’Emisfero Occidentale”, il segretario di Stato e il papa non potranno non parlare di quanto potrebbe accadere a breve nell’isola caraibica. È stato proprio Rubio, all’inizio di quest’anno, a volere il coinvolgimento della Chiesa cattolica e della Caritas cubane nella distribuzione alla popolazione degli aiuti alimentari e sanitari che gli Stati Uniti stanno inviando a Cuba, per evitare che finiscano nelle mani del regime.

Con il papa “ci sono molte cose di cui parlare. A Cuba, abbiamo dato 6 milioni di dollari di aiuti umanitari attraverso la Chiesa, vorremmo fare di più”, ha detto ai giornalisti prima della partenza, denunciando lo stop agli aiuti imposto dall’Avana.


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