Abruzzo

La libertà delle donne non si discute, si difende


«Sono scossa da una profonda inquietudine, non soltanto come assessora che ogni giorno affronta le fragilità sociali del territorio, ma prima di tutto come donna e cittadina di Vasto». Con queste parole Anna Bosco, assessora all’inclusione sociale del Comune di Vasto, interviene sulla presenza in città di Roberto Vannacci e sulla scelta politica di chi ne ha promosso l’arrivo.

Il riferimento è all’iniziativa che ha visto una donna farsi promotrice della tappa vastese del generale. Bosco contesta soprattutto le posizioni espresse da Vannacci sul femminicidio, definito in passato, secondo quanto riportato dall’assessora, un «capriccio linguistico» e un omicidio come tutti gli altri.

«Come fa una donna che ha rappresentato le cittadine e i cittadini abruzzesi nelle istituzioni a offrire una vetrina politica e un megafono a chi nega la radice strutturale della violenza contro le donne e a sentirsi a proprio agio?», domanda Bosco. «Le istituzioni si possono lasciare. La responsabilità delle parole e delle scelte, invece, resta».

L’assessora richiama quindi i dati sulla violenza di genere e sottolinea che molte donne vengono uccise in ambito familiare o affettivo, per mano di partner, ex partner o familiari. «Non sono semplici numeri», osserva. «Sono vite spezzate, famiglie distrutte, figli rimasti orfani. Sono donne uccise, troppo spesso, da uomini incapaci di accettarne la libertà, l’autonomia o la decisione di andarsene».

Per Bosco, definire questi delitti come femminicidi non rappresenta una scelta ideologica, ma un passaggio necessario per riconoscere e contrastare una dinamica precisa di violenza, possesso e controllo. «Dare un nome a questa violenza non significa considerare alcune vite più importanti di altre. Significa riconoscere una matrice per poterla prevenire e combattere».

Nel suo intervento l’assessora richiama anche il lavoro quotidiano svolto sul territorio insieme al centro antiviolenza, alle assistenti sociali, alle forze dell’ordine e alle associazioni. «Conosco gli sforzi immani necessari per proteggere una donna che trova il coraggio di sottrarsi alla violenza. Conosco la sua paura, ma anche la sua straordinaria forza e dignità».

Da qui la critica alla presenza di Vannacci a Vasto. «Mentre proviamo faticosamente a costruire reti di protezione e a educare le nuove generazioni al rispetto e all’affettività, si sceglie di portare in città chi, a nostro giudizio, minimizza concetti come il patriarcato e la violenza di genere».

Bosco conclude rivendicando il ruolo pubblico della politica. «La politica non è soltanto propaganda, passerelle e ricerca del consenso. È anche responsabilità educativa e culturale. Significa scegliere da quale parte stare, soprattutto quando una parte è quella delle donne che chiedono di essere ascoltate, protette e credute».

«Su questo non possono esserci ambiguità o zone grigie», aggiunge. «La libertà delle donne non si discute, si difende. Le donne di Vasto meritano rispetto e risposte concrete, non iniziative politiche costruite sulla minimizzazione del loro dolore».


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