Calabria

La forza della ’ndrangheta di oggi è la capacità di apparire normale: l’evoluzione dei clan in Calabria

La lezione più profonda del maxiprocesso Rinascita Scott non sta soltanto nel numero degli imputati, nelle condanne, nelle assoluzioni o nelle migliaia di pagine di atti processuali. Sta soprattutto nella rappresentazione di un potere mafioso che, in molti casi, non ha più bisogno di dichiararsi: agisce per reputazione, per riconoscimento sociale, per forza di abitudine. Nelle intercettazioni ricorrono parole apparentemente ordinarie: favori, mediazioni, assunzioni, imprese, campagne elettorali, rapporti personali. La ’ndrangheta viene evocata raramente in modo esplicito, ma si rivela proprio dentro quella normalità, nei gesti quotidiani attraverso cui il potere mafioso si insinua nelle relazioni sociali, economiche e politiche.
È questo il dato più inquietante, ma non certo nuovo: la ’ndrangheta ha sempre esercitato il proprio dominio non solo attraverso la violenza, ma anche attraverso la capacità di intermediazione. Da tempo si presenta come soggetto capace di risolvere problemi, aprire porte, orientare decisioni, mettere in relazione bisogni e interessi. Dove lo Stato è percepito come distante, lento o inefficace, il potere mafioso prova a occupare gli spazi lasciati vuoti dalle istituzioni. Non sempre ordina: spesso media. Non sempre minaccia: spesso concede. Non sempre impone: spesso si rende necessario.
Da questo punto di vista, Rinascita Scott ha mostrato una ’ndrangheta che, in alcuni territori, somiglia a una struttura amministrativa parallela. Locali, mandamenti, gerarchie, equilibri territoriali, autorizzazioni, rapporti tra famiglie e gruppi: non siamo davanti a una semplice organizzazione criminale, ma a un sistema che produce regole, disciplina, protezione e dipendenza. Una forma di governo illegale del territorio. Proprio per questo è difficile tradurla giudiziariamente: il processo deve trasformare in prova ciò che nella realtà spesso si manifesta come consuetudine, linguaggio, reputazione, relazione sociale.
La forza della ’ndrangheta contemporanea sta anche nella sua capacità di apparire normale. Le conversazioni intercettate non raccontano sempre scene da film criminale. Raccontano lavoro, famiglie, imprese, candidature, appalti, rapporti professionali.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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