Lazio

«La fiducia è l’unico capitale che non si può scaricare»

Nota – Questo testo è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Abitarearoma.it

Cari studenti, quando lo scorso anno accademico ho tenuto un seminario sul fare impresa nel settore turistico presso il DiScAG (Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche) dell’Unical, il dialogo con tanti ragazzi prossimi a mettersi in gioco mi ha lasciato alcune riflessioni che vorrei affidare in primis a voi, studenti di Economia della mia stessa facoltà alla Sapienza molti anni orsono e futuri imprenditori, consulenti e manager, per aiutarvi a cuore aperto a leggere uno scenario che cambia in fretta.

Ricordate che la nostra facoltà affonda le radici nel lontano 1906 quando fu istituita come Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali e che ha sfronato menti eccelse che in un modo o nell’altro hanno inciso sulla storia italiana.

A voi starà sempre la volontà di utilizzare le vostre capacità cognitive e analitiche nella giusta direzione, per cui comincio da una considerazione, magari, controcorrente sull’intelligenza artificiale.

Se ne parla quasi sempre per ciò che sa fare; a me interessa ciò che, così facendo, rende raro. Questi strumenti hanno azzerato il costo di produrre una prima versione: un’analisi, un progetto, un’ipotesi di mercato. Ma quando generare opzioni non costa quasi nulla, il lavoro vero dell’imprenditore si sposta più a monte: non nel produrre alternative, bensì nello scegliere — e, prima ancora, nel decidere a cosa rinunciare.

In un tempo che moltiplica le possibilità, la competenza più preziosa diventa la sottrazione: dire di no a novantanove idee plausibili per difenderne una giusta.

C’è poi la domanda sul dove si sposterà il valore. Se tutti attingono allo stesso sapere pubblico su cui questi modelli sono addestrati, ciò che è generico diventa una merce, disponibile in un istante a voi come ai vostri concorrenti. Cresce di prezzo, allora, esattamente di ciò che nessun archivio contiene: una relazione costruita negli anni, la conoscenza tacita di un territorio, una fiducia che non si può scaricare. Vi distinguerete per ciò che non è nei dati.

E qui il punto che, da giurista, sento più mio: una macchina può suggerire, ma non può rispondere. Potete delegarle un calcolo, mai la responsabilità di una scelta, che resta vostra davanti alla legge, ai soci e alla vostra coscienza. Non confondete la scioltezza di una risposta con la sua verità: questi sistemi sanno essere persuasivi anche quando sbagliano. Più lo strumento è potente, più conta l’atto umano di firmare una decisione portandone il peso.

A voi tutti, di cuore, un buon inizio di anno accademico,

Massimiliano Esposito 

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