La ferita dello spopolamento in Basilicata: persi 22mila giovani in dieci anni
La ferita dello spopolamento in Basilicata: persi 22mila giovani in dieci anni. Il calo dei ragazzi pesa sul futuro della regione.
POTENZA – Senza se e senza ma si può dire con certezza che la piaga che affligge le regioni del Sud e in particolare la Basilicata è lo spopolamento. Una ferita che ha preso sempre più sostanza a partire da questo nuovo millennio. Per frenare questa emorragia servono cambiamenti radicali e soprattutto opportunità lavorative degne di tal nome. È quanto emerso nel convegno di “Valori d’Italia” a Roma sulle eccellenze giovanili italiane nel mondo dove è intervenuto anche Luigi Scaglione, presidente del Centro studi internazionali lucani nel mondo che senza troppi giri di parole ha rimarcato il fenomeno dello spopolamento che purtroppo coinvolge drammaticamente anche la nostra regione.
SPOPOLAMENTO IN BASILICATA: L’ANALISI DI LUIGI SCAGLIONE SULL’ESODO DEI GIOVANI E LE PROPOSTE PER FRENARE L’EMERGENZA
«Attorno all’attualità di questo tema – ha detto Scaglione – con il conseguente invecchiamento della popolazione residente e la tendenza dei giovani lucani e italiani a trovare uno sbocco lavorativo ed esistenziale in altre aree geografiche, crediamo che ormai si sia formata una forte consapevolezza e preoccupazione nell’opinione pubblica italiana. In questo discorso rientra il problema dei numerosi giovani che si sono recati all’estero rispetto ai quali la classe politica italiana manifesta un approccio ondivago e incostante. L’ultimo rapporto Istat parla di una tendenza che, dal 2002 al 2024 si è addirittura quadruplicata».
«Perciò – ha ribadito il presidente del Centro studi -, sul versante delle proposte troviamo che, da un lato, esse rispecchiano l’esigenza, non certo trascurabile, di porre in essere rimedi teoricamente in grado di evitarne l’esodo basati, per esempio, sulla mitica qualità della vita del Belpaese e forse anche l’eccessivo scontato radicamento nella terra di origine e, dall’altra, ipotizzando un incremento delle retribuzioni, magari anche con una conveniente detassazione e un più rapido inserimento nei posti di lavoro nelle proposte più benevole; cosa che nella visione di chi propone queste misure dovrebbe garantire anche il recupero di chi è già uscito. In tutti i casi si tratta di soluzioni di difficile attuazione anche perché spesso sono al di fuori della portata del Paese, alcune peraltro già sperimentate senza successo negli anni passati».
I DATI DRAMMATICI DELLA CGIA DI MESTRE: PERSO UN INTERO PATRIMONIO GIOVANILE
A dare corpo alle apprensioni mostrate da Scaglione, oltre alle proiezioni Svimez, arriva l’ennesimo allarme lanciato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che analizza l’evoluzione e il decorso della popolazione giovanile e del mercato del lavoro in Italia. Le cifre non lasciano spazi a dubbi. Negli ultimi dieci anni la Basilicata ha perso circa 22 mila giovani tra i 15 e i 34 anni. È una delle percentuali più alte d’Italia. Hanno fatto peggio solo Calabria e Sardegna. La provincia di Potenza è tra le più colpite: gli under 35 sono passati da 85.073 a 69.398. Anche Matera ne paga le amare conseguenza. I giovani sono passati da 46.648 a 40.418. Come a dire che la piaga dello spopolamento affligge tutta la Basilicata. Il perché è presto detto: mancano opportunità serie di lavoro e di guadagno e anche i servizi e le infrastrutture non brillano. Con tutte queste fughe al nord della penisola e all’estero anche la crescita regionale resterà un miraggio.
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