La dieta vegetariana riduce il rischio di 5 tipi di tumore: lo studio
06.03.2026 – 12.30 – La relazione tra alimentazione e rischio di tumore è da anni al centro della ricerca scientifica, ed è ormai risaputo che ciò che mangiamo quotidianamente ha la capacità di influenzare in maniera significativa la nostra salute. Com’è già noto, il consumo frequente di alimenti ultraprocessati è stato associato a un aumento del rischio di tumore al colon-retto, una neoplasia particolarmente diffusa soprattutto nei Paesi occidentali. Parallelamente, anche il consumo elevato di carne rossa e lavorata è stato indicato dall’IARC come un rilevante fattore di rischio. In questo contesto, l’interesse verso diete percepite come più sane è cresciuto notevolmente, complici le numerose campagne di marketing e gli influencer che si sono fatti promotori di stili di vita all’insegna del benessere. Così, le diete vegetariane e vegane hanno progressivamente acquistato popolarità, proponendosi come scelte preferibili all’alimentazione onnivora in quanto considerate più etiche e più sane. Questo trend ha spinto molti ricercatori a chiedersi come tali modelli alimentari, già riconosciuti come sicuri e potenzialmente salutari se opportunamente bilanciati, possano influire sul rischio di sviluppare specifici tipi di tumore.
Finora, però, gli studi disponibili avevano coinvolto un numero limitato di partecipanti, pertanto non permettevano di trarre conclusioni solide o del tutto affidabili. Per colmare questa lacuna, la Cancer Epidemiology Unit (CEU) dell’Università di Oxford ha analizzato i dati di oltre 1,8 milioni di persone, provenienti da diversi studi prospettici, elaborando la più ampia analisi mai condotta sul tema. Nello specifico, ricercatori hanno confrontato il rischio di 17 tipi di tumore in cinque gruppi di partecipanti che consumavano specifici alimenti diversi tra loro: i primi tre gruppi consumavano rispettivamente carne rossa, carne di pollo (ma non carne rossa né carne lavorata) e pesce (ma non carne). Gli ultimi due gruppi erano invece composti rispettivamente da vegetariani e vegani. Dai risultati, recentemente pubblicati sul British Journal of Cancer, è emerso che i vegetariani presentavano un rischio inferiore per cinque tipi di tumore: cancro al pancreas (-21%), al seno (-9%), alla prostata (-12%), cancro al rene (-28%) e mieloma multiplo (-31%). Un dato inatteso riguarda invece il carcinoma a cellule squamose dell’esofago, per il quale i vegetariani mostrano un rischio quasi doppio rispetto ai consumatori di carne. Anche negli altri gruppi sono state riscontrate analogie significative: i vegani mostravano un rischio più elevato di tumore del colon-retto rispetto a chi consumava carne, i pescetariani risultavano meno esposti al rischio di cancro al seno, ai reni e all’intestino, mentre chi mangiava pollame presentava un rischio inferiore di cancro alla prostata.
Secondo gli autori, la minore incidenza di alcuni tumori nei vegetariani potrebbe essere legata a un maggiore consumo di fibre, frutta e verdura e all’assenza di carni lavorate, mentre i rischi aumentati osservati in vegetariani e vegani potrebbero dipendere da un apporto ridotto di alcuni nutrienti tipicamente presenti negli alimenti animali. Naturalmente, i risultati dello studio vanno interpretati come ipotesi che, per quanto possano apparire fondate, richiedono ulteriori conferme. Il messaggio conclusivo dei ricercatori rimane chiaro: per ridurre il rischio di cancro è utile organizzare la propria alimentazione attorno a cereali integrali, legumi, frutta e verdura, limitando la carne rossa ed evitando le carni lavorate. Suggerimenti che, ormai, sappiamo essere utili per la prevenzione di molteplici patologie, dalle malattie cardiovascolari ai disturbi metabolici, dalle malattie neurodegenerative all’infiammazione cronica. Ulteriori studi di questo genere, magari suffragati da evidenze sempre più accurate, potrebbero convincere un maggior numero di persone ad adottare realmente tali abitudini alimentari nella propria quotidianità.
[b.m.]


