La Danimarca socialista vieta i muezzin
All’inizio del secolo quando iniziarono a formarsi le prime “no-go zone”, ghetti prevalentemente abitati da immigrati di seconda e terza generazione per la maggioranza di fede islamica dove lo Stato veniva a poco a poco estromesso, anche solo pensare un’Europa genuflessa ad Allah, figuriamoci dirlo pubblicamente, veniva subito bollato come propaganda xenofoba. Eppure quello che sarebbe successo, per chi sapeva leggerlo, era già scritto: il progressivo aumento demografico delle comunità islamiche; gli europei che diventano minoranza in classe o nel quartiere; il proliferare di moschee e centri culturali; la nascita di partiti islamici e sindaci in pellegrinaggio alla Mecca. Un futuro distopico, ormai divenuto presente, che è stato reso possibile da anni di progressismo buonista ma che oggi, in Danimarca, trova un muro innalzato non da una maggioranza di destra ma da un governo di sinistra.
La lezione a un’Europa sempre più filo-islamica arriva dal ministro danese, Morten Bodskov, che vuole mettere al bando l’adhan, la chiamata solenne alla preghiera recitata dal muezzin che riecheggia, per cinque volte al giorno, dagli amplificatori posti in cima ai minareti delle moschee. Per il titolare del dicastero all’Immigrazione, l’invocazione “Allahu akbar!” che rimbomba nelle strade snatura l’identità della Danimarca rendendo interi quartieri sempre più simili ai “sobborghi di Islamabad”.
Non è la prima volta che la Danimarca tenta di bandire la convocazione dei fedeli musulmani, ma a questo giro sembrano fortemente determinati. Il ministro Bodskov vorrebbe renderla illegale puntando su due fattori: da una parte perché l’adhan rientra nella progressiva “islamizzazione” del Paese e dall’altra perché, fattore più tecnico, perché occupa troppo spazio pubblico. “La chiamata alla preghiera non deve essere sentita sui tetti danesi. Non deve avere posto in Danimarca”, ha dichiarato il ministro all’agenzia Ritzau ripresa in Italia dall’Adnkronos. “Non ci devono essere dubbi che siamo in Danimarca”. Nonostante i buchi nell’acqua fatti in passato, il divieto, che Bodskov vorrebbe estendere a tutto il Paese, è già in vigore a Copenaghen dove la convocazione alla preghiera non può appunto avvenire attraverso gli altoparlanti.
La Danimarca, sotto la guida della socialdemocratica Mette Frederiksen che è primo ministro dal 2019, non è nuova a strette di questo tipo. Mentre, infatti, in Italia la sinistra continua a predicare accoglienza e a lisciare il pelo alle comunità islamiche per un mero calcolo elettorale, a Copenaghen vengono adottate politiche tra le più dure d’Europa in tema di immigrazione.
È il caso, per esempio, della misura contro le cosiddette “società parallele”, che prevede il trasferimento degli immigrati dai quartieri in cui risiedono troppi stranieri, o quella sulle spese per l’accoglienza, che obbliga i richiedenti asilo a consegnare beni di valore per coprire parte dei costi sostenuti dallo Stato del vitto e dell’alloggio. Tutte misure di buon senso che in Italia un governo di sinistra non potrebbe mai sostenere.
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