La criminalità “scava” la Calabria: la storia ferita della Magna Grecia tra saccheggi notturni e reperti scomparsi
Ogni zolla della Calabria custodisce un frammento di storia, scolpito in pezzi di bronzo, tessere di mosaici corrosi dal sale del Mare Nostrum, anfore incrinate che continuano a filtrare voci di naviganti. Eppure, quel silenzio millenario è preda del malaffare che continua a saccheggiare questa gigantesca camera della memoria. Mani che di notte scavano senza rispetto, convinte che la storia sia una riserva da depredare e non un patrimonio da custodire. Perciò, ogni reperto recuperato dai carabinieri è una ferita medicata. Ogni scavo illegale scoperto è un tentativo di proteggere ciò che resta di una civiltà che affiora e scompare ciclicamente, come se il mare e la terra avessero deciso di alternarsi nel custodire la stessa memoria.
Nelle campagne che abbracciano l’antica Skylletion, dove gli ulivi sembrano vegliare sui miti della Magna Grecia, la terra è stata ferita dai graffi dei tombaroli. Buche improvvise, scavi clandestini, solchi che non cercano la vita ma il profitto. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno seguito le tracce come segugi pazienti, ricostruendo movimenti notturni, illuminando intercapedini di silenzi, ombre di predoni dotati di vanghe, metal detector, mappe rubate. Piccole armate che hanno trasformato un parco millenario in un gigantesco mercato nero a cielo aperto. Qui, dove la civiltà magno-greca affiorava tra radure di alberi, e con il teatro romano che si adagia ancora sul fianco della collina, i “ladri di storia” hanno rubato frammenti del passato che appartengono alla Calabria. Bottini di monete spezzate, armille d’ambra, resti di ceramiche sigillate dalla sabbia.
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