Puglia

la Cassazione gli dà ragione


BRINDISI – Una importante pronuncia della Cassazione in materia di incarichi dirigenziali negli enti locali riguarda Brindisi. Con una sentenza pubblicata il 3 marzo 2026, i giudici hanno chiarito un principio destinato a incidere sulla gestione del personale nei Comuni: non esiste una durata minima obbligatoria di tre anni per gli incarichi dirigenziali a tempo determinato, ma, se tale durata viene prevista nel contratto, deve essere rispettata.

La vicenda, come anticipato, riguarda il Comune di Brindisi e l’ex comandante della Polizia municipale, Teodoro Nigro. A quest’ultimo era stato conferito, nel 2016, un incarico dirigenziale con durata triennale, dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2019. Tuttavia, nel 2017, a seguito dello scioglimento del Consiglio comunale, il suo incarico era stato prima sospeso e poi nuovamente assegnato dal Commissario prefettizio, ma con scadenza anticipata al 31 dicembre 2017.

Una decisione contestata da Nigro, che si è rivolto ai giudici ottenendo ragione già in Appello. Il Comune ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo, tra l’altro, che non vi fosse alcun obbligo di garantire una durata minima triennale.

Sebbene la Suprema Corte abbia chiarito che per i dirigenti “esterni” non esiste una durata minima legale di tre anni (a differenza dei dirigenti di ruolo), ha stabilito un principio di garanzia fondamentale: se l’Amministrazione firma un contratto per una determinata durata, è obbligata a rispettarla. La riduzione unilaterale della durata è dunque illegittima.

Altro punto centrale della sentenza riguarda il cosiddetto “spoils system”. La Cassazione ha ribadito che la cessazione anticipata degli incarichi dirigenziali non può essere automatica al venir meno del vertice politico, come nel caso dello scioglimento del Consiglio comunale. Una revoca è possibile solo in presenza di specifiche motivazioni, come il mancato raggiungimento degli obiettivi o gravi responsabilità.

Alla luce di questi principi, il ricorso del Comune di Brindisi è stato rigettato. Confermata quindi la decisione della Corte d’Appello. Il Comune di Brindisi, uscito soccombente, dovrà risarcire il dirigente per le differenze retributive non percepite e pagare le spese di giudizio, liquidate in 5 mila euro oltre accessori.

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