La Boutique del Krapfen abbassa la serranda – Bolzano
BOLZANO. Questa volta non c’entra la crisi mediorientale, né quella del Golfo, né quella russo-ucraina, c’entra solo la voglia di staccare la spina. Il 31 marzo, la «Boutique del Krapfen» in via Comini ha chiuso definitivamente l’attività, dopo 56 anni di servizio e milioni di Krapfen sfornati e diretti ad accarezzare la voglia di buono della comunità bolzanina. E non solo. Si chiude un’epoca. Il laboratorio di pasticceria della famiglia dei Fischnaller è stato la tappa fissa di generazione di bolzanini al termine delle serate.
Aperto di notte, ci si andava per un Krapfen prima di buttarsi a letto. Prima di varcare la soglia di quello che fu il tempio della golosità in salsa bolzanina, non si può fare a meno di leggere i manifesti che i clienti del laboratorio artigianale hanno affisso sulle vetrate della struttura, a mo’ di congedo dedicato ai fratelli Stefano e Giuseppe Fischnaller.
Tra i post stampati ed incollati sulle vetrate, si fa notare quello che recita: «Due fratelli in pensione, una città in crisi!».
Archiviata l’affollata festa di addio, abbiamo intervistato i due fratelli nel laboratorio in fase di smantellamento.
Insomma, non bastavano le guerre a mettere in crisi la comunità, ci avete messo anche del vostro…
«Direi a malincuore – spiega l’espressione paciosa e rassicurante di Stefano – è stata una scelta dettata dal fatto che, oltre ad essere in pensione da due anni, ho deciso di fermarmi perché iniziavo ad essere stanco degli orari e, soprattutto, della fatica. Il nostro nastro di lavoro? Iniziavamo tutte le sere alle 21 per finire in media alle 8 del mattino o anche alle 10…a seconda degli ordinativi. Il nostro lavoro è scandito dalla produzione diretta, quindi si arriva in laboratorio e si inizia a preparare tutti gli ingredienti per l’impasto, la lievitazione e la friggitura. Al termine della cottura partivamo per le consegne».
…mentre fuori dal laboratorio si affacciavano le richieste di quelli della notte?
Infatti – annuisce con fierezza Giuseppe – il nostro laboratorio era diventato negli anni una sorta di punto di riferimento, per i frequentatori della vita notturna. Fenomeno che, bisogna dirlo, negli ultimi anni era drasticamente calato per la chiusura di molti locali di intrattenimento.
I giovani, prima di andare a casa, si fermavano alla Boutique del Krapfen per fare colazione. Se ho dato io il giro di chiave alla decisione di chiudere l’attività? Diciamo che abbiamo deciso insieme, perché non c’erano più stimoli per andare avanti.
Quando è iniziata questa golosa avventura?
Nel 1970 da un’idea di nostro padre Francesco (conosciuto da tutti come Franz, ndr), il quale, sin da ragazzino lavorava in una pasticceria che era in piazza Adriano…con il laboratorio nello scantinato. Successivamente papà con la mamma Giuseppina crearono il primo laboratorio ai Piani di Bolzano, per poi spostarsi in quello di via Malles. Nel 2006 abbiamo fatto il grande passo, spostandoci qui in zona industriale.
E in questi avventurosi 56 anni di storia, il trend è stato sempre in crescita?
Fortunatamente – continua Stefano – abbiamo avuto un lavoro impostato soprattutto sulla grande distribuzione, che è stata, dal mio punto di vista, una scelta vincente, mentre i nostri concorrenti continuavano a dirci che stavamo sbagliando. Invece avevamo ragione noi, perché questo ci ha permesso di lavorare anche durante il difficile periodo del Covid.
Per noi, quello è stato un brutto periodo perché perdemmo papà Francesco. Il nostro sistema ci ha permesso di lavorare sempre, anche quando gli altri chiudevano, grazie al codice Ateco che ci permetteva di poterlo fare. Questa per noi è stata anche una fortuna, oltre agli aiuti ricevuti dalla Provincia. Abbiamo visto tanti locali chiudere, tanti locali fallire proprio perché non avevano la possibilità di lavorare.
Qual è stato il Krapfen più gettonato in questi 56 anni?
Il tradizionale alla marmellata. – riprende Giuseppe – Cosa conserviamo nell’album dei ricordi? Non ci sono ricordi particolari, ma solo orgoglio e ringraziamento per tutta la clientela che veniva a trovarci anche da fuori città.
Per noi è stata un’emozione costante e particolare, conserviamo nel cuore la gratificazione delle persone che, pur avendo lasciato Bolzano, dopo tanti anni sono tornati a bussare alla porta del nostro laboratorio. Questo significa che avevamo trasmesso un segno positivo nella storia di Bolzano.
Stefano ascolta il fratello con gli occhi quasi umidi di commozione, per poi schiarirsi la voce ed aggiungere: da noi sono passati per un Krapfen Marco Travaglio, i giocatori dell’HC Bolzano, quelli del Südtirol, le pornostar del locale notturno vicino, insomma davvero tanta e tanta gente. Ricordo anche quando nei periodi elettorali, arrivavano le richieste dai vari soggetti politici…quelli che avevano vinto ed anche quelli che avevano perso le elezioni.
56 anni di storia e di esperienza nel settore da inserire in un’ampolla da custodire in casa, oppure da consegnare ad altri pasticceri?
L’ampolla la conserveremo in casa. – risponde sicuro Stefano – È un nostro segreto che ci ha portato tanto successo e vogliamo custodirlo nel nostro cuore.
Non c’è un figlio o un parente che vorrebbe continuare a sviluppare la vostra passione?
Ho due figli grandi (parla Stefano, ndr) che hanno preso strade diverse. Sinceramente parlando non sarei stato contento se mio figlio avesse fatto la mia scelta. Mi sarei sentito responsabile di eventuali problemi sul lavoro. E c’è da dire che questo mestiere ai giovani non interessa. Bisognerebbe provarlo indossando il camice da pasticciere, ma il fatto è che nessuno vuole nemmeno più provare.
Giuseppe prova tristezza e sollievo per questa decisione?
Un misto di entrambe le emozioni. Dopotutto, fa male pensare che dopo 56 anni si chiude definitivamente. Dall’altra parte però c’è il sollievo per l’inizio di una “nuova vita” ed anche la soddisfazione che, per oltre mezzo secolo, la Boutique del Krapfen ha allietato i momenti della vita dei bolzanini.
Chi sarà tra voi il “Patsy” (iconico fumetto di Supergulp, ndr) che scandirà la fatidica frase: e l’ultimo chiuda la porta?
Di solito – chiosa con un largo sorriso Giuseppe – andiamo via sempre insieme, e sarà così anche questa volta.




