la banca chiedeva 68mila euro, ma il debito reale era di 625 euro, revocato il decreto ingiuntivo

Il debito con la banca si riduce da 67mila a 625 euro e l’istituto di credito dovrà pagare anche le spese legali. È quanto ha stabilito il giudice del Tribunale di Perugia che ha radicalmente ridimensionata una pretesa creditoria bancaria nei confronti di una società e tre fideiussori personali, assistiti dall’avvocato Daniele Fantini, che si erano opposti a un decreto ingiuntivo emesso dalla banca e poi ceduto a una società di gestione crediti.
La vicenda
La controversia nasce da conto corrente aperto nel 1998 e rinnovato nel 2013. La banca, tramite una mandataria, aveva ottenuto nel 2016 un decreto ingiuntivo per la somma di 67.709,80 euro, a carico della società debitrice e dei tre fideiussori. Gli opponenti avevano eccepito la nullità del decreto, contestando la validità della firma sul contratto di rinnovazione, l’incompetenza territoriale, la nullità delle fideiussioni e, in via riconvenzionale, avevano chiesto la restituzione di numerose voci di addebito ritenute illegittime (commissioni di massimo scoperto, commissioni di disponibilità, interessi anatocistici, spese di gestione non pattuite).
In una fase precedente del giudizio, il Tribunale aveva già stabilito che il contratto del 2013 fosse stato validamente sottoscritto e che la società acquirente del credito fosse legittimata a proseguire la causa.
Le determinanti della decisione
Il nodo centrale della decisione è stata l’istruttoria tecnica disposta dal giudice. Dal supplemento peritale è emerso che la documentazione contabile completa (estratti conto scalari) era disponibile solo per il periodo dal 1° luglio 2012 al 16 settembre 2014, data di chiusura del conto. Pertanto, la verifica della correttezza degli addebiti e l’accertamento del credito erano stati circoscritti a questo arco temporale.
In particolare, il Tribunale ha rilevato che il saldo iniziale della serie documentata era a debito del cliente, ma la banca non aveva assolto l’onere di provarne la consistenza. In applicazione di un consolidato orientamento giurisprudenziale, tale saldo è stato considerato pari a zero. L’analisi peritale ha, inoltre, consentito di eliminare numerosi addebiti privi di copertura contrattuale o applicati in misura superiore a quanto pattuito. Sono state ritenute indebite, nello specifico, le voci relative alla commissione di disponibilità immediata fondi, alla commissione di istruttoria veloce e una parte delle spese di gestione del conto.
All’esito di questo ricalcolo, il debito effettivo della società è stato quantificato in soli 625,39 euro.
Le conseguenze giuridiche
Il Tribunale ha accolto l’opposizione al decreto ingiuntivo, revocandolo; ha condannato la società debitrice al pagamento del nuovo saldo accertato di 625,39 euro, oltre agli interessi legali e condannato la banca originaria al rimborso delle spese processuali.
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