Cultura

K. Leimer – Weighted Room: Anche una stanza ha un suo peso :: Le Recensioni di OndaRock

Con una discografia che procede da oltre quarant’anni, Kerry Leimer torna sulla sua label Palace Of Lights con un lavoro che sembra costruirsi da sé. L’idea è non partire da un presupposto definito: invece di muovere da un concetto, l’artista canadese lascia che sia la musica a determinare la propria forma attraverso continue traslitterazioni da audio a Midi e ritorno, riorganizzando il materiale sonoro in molteplici rielaborazioni.
Ne emerge un suono unitario, come se archi, pianoforte, fiati e batteria convergessero in un’unica trama, attraversata da variazioni interne, mai disgiunte dall’organico di partenza: una sorta di Giacinto Scelsi filtrato attraverso i canoni sommessi dell’ambient. L’esito richiama la musica da camera, il dark-jazz e il post-minimalismo, senza che alcuna componente prevalga sulle altre.

Il mastering, affidato a Taylor Deupree, contribuisce a una resa avvolgente e morbida. Siamo lontani dal tribal ambient di “Imposed Order” o dalla tape music quasi lo-fi di “Music For Land And Water” (entrambi del 1983); qui domina una quiete contemplativa, un percorso riflessivo fatto di granulazioni lievi che consentono di prendere distanza dal rumore ordinario, dando forma a una stanza gravata, per riprendere il titolo, da effluvi sonori perlopiù sussurrati, talvolta lirici, come nel violoncello della traccia omonima.
Gli inciampi timbrici sono rari: il lavoro è coerente, ma solleva interrogativi sul fragile equilibrio dell’ambient, sospesa tra vocazione alla sottrazione e rischio di eccessiva timidezza. Pur stratificata, la fruizione resta talvolta incline a una dimensione passiva; “Weighted Room” avvolge, ma fatica a imporsi come magnetico, lasciando l’impressione di un elegantissimo esercizio di stile.

04/03/2026




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