“Joyette”, dal 1907 al futuro: lo yacht storico rinasce elettrico per l’America’s Cup

Nel 1907 il futuro aveva il rumore del motore a scoppio. Nel 2027 potrebbe avere quasi soltanto quello dell’acqua. Centovent’anni separano il primo varo di Joyette dal ritorno in mare che si prepara a Bacoli e, nel frattempo, la tecnologia sembra aver compiuto un giro completo: lo storico yacht di Charles Ernest Nicholson potrebbe navigare di nuovo affidandosi al vento e, quando il vento non c’è, a un motore elettrico a emissioni zero. A rendere possibile questo salto tra due secoli sono soprattutto mani, prima ancora che tecnologie. Quelle dei maestri d’ascia e delle maestranze del Cantiere Navale Postiglione di Bacoli, dove prosegue il complesso recupero dello yacht costruito nel 1907 dai Camper & Nicholson di Gosport e rimasto fuori dall’acqua per quasi trent’anni. La data cerchiata sul calendario è la primavera del 2027. Quando Napoli ospiterà l’America’s Cup, Joyette dovrebbe essere nuovamente nel Golfo, trasformata in un salotto sul mare dal quale seguire le regate. Il contrasto promette di essere notevole: da una parte le macchine estreme della Coppa, progettate per volare sull’acqua; dall’altra 27 metri di legno disegnati all’alba del Novecento. Eppure proprio Joyette potrebbe raccontare un’altra frontiera dell’innovazione: dare futuro a ciò che viene dal passato.
Gran parte della ricostruzione strutturale è ormai conclusa. Nelle prossime settimane sarà posizionata la chiglia, poi lo scafo verrà sistemato sugli scanni e “messo in bolla”, assumendo lo stesso assetto che avrà in acqua. Si aprirà quindi la fase dedicata agli interni e agli impianti. “Siamo entrati nella stagione dell’America’s Cup e anche noi abbiamo la nostra sfida da vincere: riportare Joyette in mare”, spiega Alfredo Amato. “Siamo molto soddisfatti del lavoro realizzato e sostanzialmente in linea con il programma. La parte strutturale è quasi completata e presto potremo vedere la barca nella sua posizione naturale, come se fosse già in acqua. Comincia a prendere forma il sogno di vedere nuovamente navigare Joyette, riportando nel patrimonio della nautica mondiale una delle imbarcazioni più belle mai costruite”. Joyette misura 27,15 metri e supera le 90 tonnellate di dislocamento. Nicholson arrivò a definirla “il progetto più bello che avessi mai disegnato”. Riportarla in mare, però, ha significato andare ben oltre un restauro estetico.
“Il merito di quanto è stato fatto finora va soprattutto ai maestri d’ascia del Cantiere Postiglione, che con grande maestria e rapidità hanno riportato in vita questo oggetto straordinario”, aggiunge Carolina Amato, titolare del Cantiere Navale Postiglione. La visione tecnica è affidata a Stefano Faggioni, con cinque maestri d’ascia e due carpentieri navali. “È stata ricostruita quasi interamente la struttura portante dello yacht, intervenendo sia sugli elementi in legno sia sulle contro-ordinate in acciaio. Circa l’80 per cento del legno è nuovo: Joyette conserva le linee di oltre un secolo fa, ma si prepara ad affrontare nuovamente il mare”. Antonio Pugliese, maestro d’ascia e strutturista navale, sintetizza così l’entità dell’intervento: “Joyette è arrivata al cantiere mentre si trovava in condizioni molto difficili. Abbiamo sostituito la ruota di prua, la chiglia, il massiccio e il diritto di poppa, oltre all’intera struttura del calcagno. In sostanza è stata ricostruita la colonna vertebrale della barca”. Ora la sfida si sposta sulla tecnologia. L’ipotesi è dotare Joyette di una propulsione completamente elettrica, capace di muovere le sue oltre 90 tonnellate a emissioni zero in assenza di vento. “Pensare a un motore elettrico su un’imbarcazione del 1907 è una sfida nella sfida. Vogliamo guardare al futuro, alla sostenibilità e alla tutela del mare. Ci farebbe piacere fare da apripista per altre barche d’epoca e lanciare da Napoli un segnale di innovazione per tutto il Paese”, sottolinea Amato. Lo studio è affidato a NEO, impresa flegrea che sta valutando batterie, potenza, autonomia e velocità attraverso modellazione e simulazione digitale. “È in corso uno studio per verificare la possibilità di muovere Joyette, in assenza di vento, utilizzando esclusivamente l’energia delle batterie”, spiega l’amministratore Gennaro Russolillo. “Il progetto originario prevedeva un motore da 300 cavalli, probabilmente sovradimensionato: stiamo quindi rivedendo l’intera dinamica propulsiva per individuare il migliore equilibrio tra potenza, velocità e consumi”. E se nel golfo di Napoli arrivano alcune delle barche tecnologicamente più avanzate mai costruite, da un cantiere di Bacoli potrebbe uscire, invece, una barca concepita centovent’anni prima. Non per competere con il futuro, ma per dimostrare che anche ciò che arriva da molto lontano può ancora averne uno.
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