Umbria

Jorge Troccoli e Licio Gelli: complicità italiane nel dramma dei desaparecidos

di Antonio Bellucci

L’accordo commerciale recentemente siglato tra UE e i quattro Paesi che compongono il Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) segna una tappa molto importante dopo 25 anni di negoziati. Un’intesa che interesserà due continenti e milioni di consumatori. L’accordo può anche essere visto come il compimento di relazioni che esistono da molti anni tra Europa e America Latina ma che oggi si svolgono tra sistemi democratici e in un quadro istituzionale trasparente. Vai alla versione sintetica

Di seguito la versione integrale.

Nei quattro Paesi che ora compongono il Mercosur, a cui si devono aggiungere il Cile e la Bolivia, gli anni Settanta e Ottanta furono infatti caratterizzati da regimi dittatoriali militari, spesso coordinati in una repressione transnazionale, che si macchiarono di delitti e nefandezze che ancora oggi, dopo più di quaranta anni provocano dolore per molti e non hanno risposte; basta ricordare i figli sottratti o meglio rubati ai desaparecidos (dispersi) e ancora non tutti rintracciati. Alcuni Paesi europei tra cui l’Italia, ebbero ruoli ambivalenti; da un lato ospitarono rifugiati politici e oppositori, dall’altro intrattenevano relazioni economiche e talvolta politiche con le dittature sudamericane.

In quegli anni, gli USA ebbero spesso un ruolo decisivo nel sostenere politicamente, economicamente o attraverso una cooperazione militare i regimi militari istallatesi in Argentina, in Cile, in Brasile, in Uruguay in Paraguay e in Bolivia. Gli USA non parteciparono direttamente ai colpi di stato in quei Paesi ma appoggiarono i loro regimi contribuendo a favorirne l’ascesa. In pratica le dittature erano per gli USA un baluardo anticomunista ma, a che prezzo?

I regimi militari instaurarono sistemi di terrorismo di Stato che portarono alla sparizione forzata di migliaia di persone, i cosiddetti desaparecidos. In Argentina, la giunta militare composta dal comandante dell’esercito, Jorge Rafael Videla, da Emilio Eduardo Massera, comandante della marina e da Orlando Ramon Agosti, comandante dell’aviazione, durante gli anni della dittatura iniziata nel 1976 e terminata nel 1983, fu responsabile di migliaia di morti e della scomparsa di persone mai ritrovate. Il dato ufficiale citato nel rapporto “Nunca Mas” (Mai Più) è di 8.961 dispersi ma le “Madres y les Abuelas de Plaza de Mayo” (Le Madri e le Nonne di Piazza di Maggio) parlano di circa 30.000 vittime. In Cile, la dittatura del generale Pinochet iniziata nel 1973 e che durò fino al 1990, si macchiò di crimini efferati; la commissione Retting cita 1.469 desaparecidos e almeno 1.700 morti. In Uruguay le vittime della dittatura dal 1973 al 1985 furono circa 197 ma molti uruguaiani furono sequestrati in Argentina nell’ambito del “Piano Condor”. In Paraguay sotto il regime del dittatore Alfredo Stroessner le vittime riconosciute dalle commissioni per i diritti umani parlano di circa 400 desaparecidos. In Brasile durante la dittatura militare iniziata nel 1964 fino al 1985, i morti e gli scomparsi riconosciuti dalla commissione nazionale che ha cercato di far luce sulle vittime della dittatura parla di 434 tra morti e scomparsi. Infine, la dittatura del generale Hugo Banzer che con un colpo di stato prese il potere in Bolivia nel 1971 e che durò per sette anni, fu responsabile di circa 150 desaparecidos

Centinaia di desaparecidos erano di origine italiana e almeno 43, dato accertato dalla magistratura italiana, sono stati i cittadini italiani scomparsi tre Argentina, Uruguay, Cile e Paraguay.  

In questo contesto emergono due figure molto diverse ma legate, indirettamente, allo stesso scenario storico: Licio Gelli, potente e controverso capo della loggia massonica P2 in Italia, e Jorge Néstor Troccoli, ufficiale dei servizi segreti della marina uruguaiana coinvolto nella repressione delle dittature dei Paesi che avevano aderito al Piano Condor, una rete utilizzata dai servizi segreti e dalle polizie di Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile creata per arrestare e per molti, condannare a morte, oppositori dei regimi militari, politici, giornalisti, dissidenti ma anche studenti, gente comune, con la sola colpa di esprimere un dissenso più o meno celato nei confronti del regime. In Argentina era emblematica in quegli anni un’auto, simbolo della repressione, il Ford Falcon verde guidata da uomini in borghese che girava per le strade di Buenos Aires alla ricerca di persone da arrestare.

Il Piano Condor operava su tre livelli di cooperazione: scambio di informazioni tra i Paesi che ne facevano parte su politici, oppositori del regime, studenti, giornalisti e sindacalisti. In base alle informazioni condivise, scattavano gli arresti nei Paesi che facevano parte dell’operazione Condor ma anche al di fuori di questi.

Ma soffermiamoci su queste due figure emblematiche di quegli anni. Iniziamo con Jorge Troccoli, sicuramente meno conosciuto ai più ma artefice di molte nefandezze.

Jorge Néstor Troccoli era un ufficiale del servizio di intelligence della marina uruguaiana (FUSNA). Secondo le accuse giudiziarie, partecipò a sequestri, torture e omicidi di oppositori durante gli anni delle dittature, soprattutto in Uruguay e in Argentina.

Dopo la fine dei regimi militari, molti responsabili delle repressioni furono indagati. Troccoli lasciò l’Uruguay nel 2007 e si rifugiò in Italia grazie alla cittadinanza italiana. Ma proprio in Italia venne poi processato per i crimini perpetrati nell’ambito del Piano Condor.

Nel 2019 e nelle successive sentenze, la magistratura italiana lo ha condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di diversi oppositori tra il 1976 e il 1977, tutti cittadini italiani.

Il processo è stato uno dei più importanti tentativi europei di giudicare i crimini delle dittature sudamericane. Jorge Troccoli è tuttora ricercato in Uruguay ma riuscì a fuggire prima che la giustizia uruguaiana potesse catturarlo. La sua storia è poco conosciuta ma interessante poiché fu l’unico “protagonista” arrestato in Italia per i crimini commessi dalla dittatura militare in Uruguay e ancora in vita. Troccoli scelse di fuggire in Italia poiché aveva la cittadinanza italiana e perché la Costituzione italiana non consente l’estradizione dei cittadini verso Paesi extra-europei. L’Uruguay ha infatti chiesto l’estradizione all’Italia di Jorge Troccoli che gli è però stata rifiutata. Le origini della famiglia di Jorge Troccoli sono cilentane, nella provincia di Salerno. Infatti, pur essendo nato nel 1947 a Montevideo, Jorge Troccoli non appena fuggito dall’Uruguay si rifugiò a Marina di Camerota dove visse in modo discreto per un paio di anni per poi essere arrestato dalle autorità italiane nel quadro dell’inchiesta sul Piano Condor.

Ma i Troccoli e Marina di Camerota non sono da ricordare solo per Jorge Troccoli; nel 1852, nasce a Marina di Camerota Pietro Troccoli che emigrò da giovane in Uruguay e lavorò come carpentiere nei cantieri navali di Montevideo. Fu l’artefice di un’impresa eroica insieme ad altri due suoi amici, Vincenzo Fondacaro e Orlando Grassoni. I tre attraversarono l’oceano partendo da Montevideo il 3 ottobre 1880 su una piccola imbarcazione, il Leone di Caprera, di soli 9 metri e costruita nel 1879 nei cantieri di Briasco di Montevideo. Il 9 giugno del 1881 arrivarono a Livorno dopo aver consegnato a Giuseppe Garibaldi che si trovava a Caprera, un album con le firme degli emigrati italiani in Uruguay e in Argentina. Questo era lo scopo della loro missione. La loro fu un’impresa epocale. Ora l’imbarcazione si trova a Milano nel Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”.

Il cognome Troccoli compare più volte nella storia dell’emigrazione italiana verso il Río de la Plata. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento molte famiglie italiane partirono verso Argentina, Uruguay e Venezuela, creando comunità italo-sudamericane molto radicate.

Tra le figure note con questo cognome vi fu anche Antonio Américo Troccoli, importante politico argentino di origine italiana, dirigente dell’Unione Civica Radicale e ministro dell’Interno durante la presidenza di Raúl Alfonsín negli anni Ottanta. La sua carriera politica rappresentò uno dei simboli della rinascita democratica dell’Argentina dopo la dittatura militare.

Con i Troccoli si innesca un piccolo collegamento con la regione Umbria: a dare per primo la notizia dell’arresto di Jorge Troccoli che fece il giro del mondo, fu il giornalista e ora direttore di Umbria24, Maurizio Troccoli che allora come oggi lavora, insieme al fratello fotografo Fabrizio, in Umbria. Maurizio era da poco diventato corrispondente per l’agenzia internazionale Ruiters quando si trovò a rientrare a Marina di Camerota, suo paese di residenza. Era il Natale del 2007 e Maurizio lanciò il flash d’agenzia dell’avvenuto arresto a Marina di Camerota del torturatore Jorge Troccoli a partire dalla quale le rotative dei quotidiani latino-americani diffusero la notizia che suscitò profondo scalpore prevalentemente in Sud America.

Ma torniamo alle trame oscure dei regimi militari sudamericani. Un’altra figura apparentemente lontana da Jorge Troccoli ma che si muoveva nello stesso contesto storico e con gli stessi obiettivi è stata quella di Licio Gelli. Se Jorge Troccoli rappresenta il livello operativo della repressione, Licio Gelli appartiene invece a un’altra dimensione: quella delle relazioni politiche e finanziarie internazionali.

Gelli fu il capo della loggia massonica Propaganda Due (P2), una rete segreta di potere che coinvolgeva politici, militari, imprenditori e dirigenti dei servizi segreti italiani. Negli anni Settanta Gelli non si limitò a condizionare la vita politica italiana ma costruì anche stretti rapporti con le dittature in Argentina e in Uruguay. Fu addirittura consulente economico dell’ambasciata argentina a Roma e ricevette un passaporto diplomatico argentino.

Nel 1976 la giunta militare composta dai tre capi supremi dell’esercito, della marina e dell’aviazione e guidata da Jorge Rafael Videla rovesciò il governo con a capo Isabel Perón. Emilio Eduardo Massera, comandante della marina faceva parte della giunta militare al potere. Massera fu responsabile della repressione e della gestione di centri clandestini di detenzione come l’ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada). Tra gli interlocutori previlegiati di Gelli figurava proprio Emilio Massera il quale, secondo la lista dei membri della P2 trovata nel 1981 dai magistrati italiani che indagavano su Gelli, risultò essere legato alla loggia P2 insieme ad altri esponenti della dittatura argentina. Massera era responsabile dell’ESMA, la scuola per ufficiali della marina di Buenos Aires; durante il regime militare l’ESMA fu trasformata in un centro di detenzione. Nei suoi edifici furono portate almeno cinquemila persone che furono interrogati sotto tortura, detenuti in condizioni disumane, senza nessun contatto con i familiari. La maggior parte di essi, furono uccisi, alcuni con i tristemente famosi voli della morte: venivano drogati, fatti salire su degli aerei militari e poi gettati in mare. Oggi l’ESMA è il museo della memoria visitato da migliaia di persone che non sono disposte a dimenticare ma che vogliono cercare di capire cosa accadde in quei terribili anni dove coloro che manifestavano la loro opposizione al regime militare anche solo a parole, rischiavano di essere fatti sparire per sempre.

Non vi sono prove documentate di rapporti tra Gelli e Jorge Troccoli ma è certo che i due oscuri personaggi, pur appartenendo a due mondi diversi, si muovessero nello stesso contesto storico e con gli stessi obiettivi. Gelli operava sul piano politico e finanziario, costruendo relazioni internazionali con le dittature sudamericane mentre Troccoli operava sul piano operativo, come ufficiale dei servizi segreti impegnato in sistemi repressivi sviluppati all’interno del Piano Condor. Jorge Troccoli era un esperto di torture utilizzate per “far parlare i dissidenti, soprattutto giovani”; sarebbe stato poi questo il motivo dei numerosi viaggi di Troccoli a Buenos Aires. Sembra infatti che i suoi pari argentini lo invitassero spesso per apprendere le sue tecniche di torturatore.

Licio Gelli e Jorge Troccoli sono stati gli artefici di un momento storico dove le dittature latino-americane cercavano appoggi e relazioni nel mondo occidentale mentre conducevano una feroce repressione interna.

Oggi, decenni dopo la fine delle dittature, la ricerca della verità continua. Le associazioni dei familiari delle vittime, come le “Madres e le Abuelas de Plaza de Mayo” hanno trasformato la memoria dei desaparecidos in una battaglia internazionale per la giustizia.

I processi celebrati in Argentina, in Uruguay e anche in Italia hanno dimostrato che quei crimini non appartengono solo alla storia di un continente, ma rappresentano una pagina globale della malvagità dell’essere umano, dove interessi, politica, intelligence e reti internazionali di potere si intrecciarono con tragiche conseguenze per migliaia di innocenti.

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