Basilicata

JazzAmore, l’energia di Eric B. Turner e del Come shine gospel choir travolge il Tau

Al Teatro Auditorium Unical, è calato il sipario sull’edizione 2025 del JazzAmore con il concerto esplosivo di Eric B. Turner e del Come shine gospel choir. Nella nostra intervista, l’artista statunitense racconta le sue radici, presenta il suo album e mette in luce il potere universale della musica.


COSENZA – C’è una luce particolare che nasce solo quando la musica incontra il cuore delle persone. Non è fatta di riflettori né di scenografie, ma di sguardi che si accendono, di respiri che si sincronizzano, di voci che smettono di essere singole per diventare coro. È quella luce che ha avvolto il Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, nell’ultima, emozionante serata della stagione 2025 di JazzAmore, la rassegna promossa da MK Live con il sostegno dell’UniCal e il cofinanziamento del ministero della Cultura. Un concerto travolgente, quello di Eric B. Turner insieme al Come Shine Gospel Choir. Un finale in cui il gospel ha preso per mano il pubblico e non lo ha più lasciato andare. Nei primi posti, il rettore Gianluigi Greco e altre autorità accademiche.

JazzAmore: concerto al Tau con Eric B. Turner e il Come shine gospel choir

Sul palco, protagonista assoluto Eric B. Turner, artista statunitense di fama mondiale, cantante nominato ai Grammy, voce potente e carismatica capace di fondere Gospel, Blues, R&B, Funk e Jazz in un’unica, inconfondibile identità musicale. Performer completo – cantante, attore, compositore, terapeuta e vocal coach – Turner ha attraversato la storia della musica afroamericana collaborando con leggende come Aretha Franklin, Chaka Khan e Mariah Carey, ed è stato voce solista degli iconici The Drifters, membri della Rock ’n’ Roll Hall of Fame. Il suo album “It ain’t easy”, candidato ai Grammy, è una dichiarazione d’amore alle radici, alla fatica e alla bellezza della black music.

Ad aprire il concerto, un open act speciale che ha immediatamente scaldato la platea: Elisa Brown & Come Shine Gospel Choir, uno dei progetti corali più significativi della scena calabrese. Un coro di circa 40 elementi, guidato dalla direzione artistica di Elisa Brown, affiancata dalle direttrici Laura Amerise e Olivia Bruno, e impreziosito da solisti come Paolo Principe, Alessandro Chiappetta, Giulia Munno e Francesca Lombardo. Con Turner, una band d’eccezione, formata per l’occasione: Francesco Capparelli al pianoforte, Paolo Chiaia all’organo, Danilo Curcio alla chitarra, Emanuele Gallo al basso e Domenico Sangiovanni alla batteria. Musicisti capaci di costruire un tappeto sonoro caldo, profondo, travolgente.

Fin dalle prime note, la sala è stata attraversata da una sinergia palpabile. Gospel e blues si sono intrecciati, la spiritualità ha danzato con il groove, e il pubblico si è lasciato trascinare dal ritmo. Mani che battono, corpi che ondeggiano, sorrisi che si accendono.

Eric B. Turner racconta le collaborazioni che hanno segnato il suo percorso

Prima del concerto, abbiamo intervistato l’artista statunitense. La voce di Eric B. Turner, anche nel dialogo, ha una vibrazione profonda, quasi musicale. Racconta la sua carriera con gioia e profonda gratitudine. Quando gli chiediamo quale esperienza lo abbia segnato maggiormente, i suoi occhi si illuminano: emerge un ricordo custodito con cura, quello di collaborazioni che hanno segnato per sempre il suo percorso, tra tutte quella con Mariah Carey. «C’è una storia che amo condividere. L’ultima artista con cui ho lavorato come vocalist è stata Mariah Carey. Prima di uno show mi disse che eravamo sullo stesso livello, che dovevo spiegare le ali, volare e seguire il mio percorso da solista. Quelle parole mi hanno cambiato la vita. E oggi sono qui anche grazie a questo».

Eric B. Turner presenta l’album “It ain’t easy”: «Il gospel rappresenta chi sono»

È in quel momento che si comprende davvero il senso del suo cammino. “It ain’t easy”, l’album che gli è valso la nomination ai Grammy, non è solo un disco: è una dichiarazione d’identità: «Ogni canzone parla di me. “It ain’t easy” è una scelta. Scrivo musica che riflette quello che le persone vivono». E quando gli chiediamo come riesca a fondere generi diversi senza perdere la sua essenza, sorride, come se la risposta fosse già scritta dentro di lui: «Il gospel rappresenta chi sono. È parte della mia personalità. Anche quando canto musica classica, viene fuori la mia anima gospel. È qualcosa che non posso separare da me». Sull’Italia, che lo accoglie sempre come una casa: «Il mio dono viene apprezzato ovunque io vada in questa terra meravigliosa. Anche all’aeroporto di Lamezia mi hanno fermato per una foto. Questo mi fa sentire speciale».

Il legame con il coro

Il legame con il Come shine gospel choir nasce in modo naturale, quasi inevitabile. Un incontro di sensibilità prima ancora che di voci. «Grandi menti pensano all’unisono», racconta Turner. «Lavoro con cori in tutto il mondo, ma non esistono cori grandi o piccoli. Sono tutti speciali». Il lavoro è stato intenso, profondo, fatto di ascolto reciproco: «Ho mandato i brani a Elisa, lei li ha insegnati al coro. Ma una cosa è trovare le note giuste, un’altra è trovare lo spirito. Lì nasce la magia». Ed è proprio quello spirito che ha attraversato l’intera serata. Per Turner, il gospel ha un potere universale: «Grazie alla musica, spero che il mondo possa essere unito. Non contano il colore della pelle, la religione, la personalità. Possiamo cantare tutti insieme: questo è il più grande potere della musica».

JazzAmore, Elisa Brown & Come shine gospel choir

A seguire, abbiamo intervistato anche Elisa Brown che ci ha parlato del suo coro con l’amore di chi lo vive ogni giorno. Le sue parole sono piene di entusiasmo, ma anche di visione: «Questo progetto nasce con l’associazione Blowing on Soul APS. Ho studiato gospel in Italia e all’estero, con artisti internazionali. Volevo portare questo genere qui, perché il gospel crea comunità, fa sentire le persone parte di qualcosa di più grande». La scelta del repertorio non è mai casuale: «Dipende dal periodo, dalle voci, dal percorso che stiamo facendo. Quest’anno siamo tornati alle radici, all’old gospel. Anche grazie a Turner, che ha un’anima profondamente blues».

Brani come “Amazing Grace”, “Joshua Fit the Battle of Jericho”, fino al medley natalizio con “White Christmas”, “Holy Night” e “So this is Christmas” hanno trasformato il teatro in un luogo sospeso nel tempo. Poi Turner è entrato in scena, e il teatro è esploso in un’energia travolgente. La sua voce – autentica, profonda, capace di fendere il silenzio – sembrava accarezzare l’anima, avvolgendo ciascun spettatore e trascinandolo in un viaggio emotivo di rara intensità. «Eric ci ha portato la sua tradizione. Ci siamo influenzati a vicenda, ed è stato un incontro emozionante», conclude Elisa Brown.

JazzAmore chiude il 2025 con Eric B. Turner e il Come shine gospel choir sulle note di “Oh, Happy Day”

Una serata che ha intrecciato emozione, spiritualità e talento, chiudendo JazzAmore 2025 sulle note di “Oh, Happy Day”. Un intero teatro in piedi, un coro che vibra e un pubblico che, cantando all’unisono, ha ricordato a tutti che l’arte sa diventare magia. Non c’è più distanza tra palco e platea, tra artisti e spettatori. C’è solo armonia. C’è solo gioia. In quell’istante, il gospel compie il suo miracolo: unire. E mentre l’ultima nota si spegne, resta nell’aria una sensazione rara, profonda, difficile da spiegare: la consapevolezza di aver vissuto qualcosa che va oltre un concerto. Una serata in cui la musica ha saputo scaldare l’inverno. Un concerto in cui il gospel ha ricordato a tutti cosa significa sentirsi parte di un’unica, grande voce.


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