Calabria

Isola Capo Rizzuto, gli ordini dal carcere impartiti da “Scarface” per gestire lo spaccio

Pasquale Manfredi, detto Scarface, negli anni 2024-2025 dal carcere avrebbe continuato a dettare le direttive della cosca Manfredi-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, collegata alla famiglia Arena, ricorrendo illecitamente ai cellulari. Come? Impartendo ordini e disposizioni ad affiliati e sodali del clan e gestendo lo spaccio di cocaina, marijuana e hashish. Lo sostiene la Dda di Catanzaro nell’avviso di conclusioni indagini che i pm Sarah Cacciaguerra, Stefania Caldarelli e Corrado Cubellotti hanno fatto notificare alle 19 persone coinvolte nel blitz “Libeccio” scattato il 10 marzo scorso con 19 arresti eseguiti dai carabinieri di Crotone.
L’operazione, sulla scia del blitz “Folgore-Blizzard” di marzo 2025, ha consentito agli inquirenti di smantellare il gruppo ‘ndranghetistico dei Manfredi-Nicoscia che sarebbe stato in grado di comandare nei territori di riferimento a colpi di estorsioni, danneggiamenti e traffici di droga. Oltre al 49enne Pasquale Manfredi, sott’accusa sono finiti Rosario Capicchiano (41), Antonio Catanzaro (29), Pietro Comberiati (46), Giuseppe Fazio (59), Tommaso Gentile (46), Salvatore Nicola Guarino (48), Antonio Lentini (27), Giuseppe Francesco Liberti (32), Antonio Manfredi (26), Luigi Manfredi (29), Antonio Morelli (74), Bruno Simone Morelli (44), Luigi Morelli (52), Giuseppe Passalacqua (40), Daniane Perziano (39), Carmine Serapide (38), Luigina Verterame (45) e Giuseppe Vittimberga (28).

Associazione mafiosa, accesso indebito di cellulari in carcere aggravato dalla finalità mafiosa, estorsione aggravata dalla mafiosità, associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico aggravata dalla finalità mafiosa e spaccio di droga aggravato dalla mafiosità: i reati contestati a vario titolo agli indagati. Ma l’Arma avrebbe fatto luce anche sui tentacoli che la cosca Manfredi-Nicoscia allungò sulla vendita degli stupefacenti, reperiti dai fornitori di Napoli, Crotone, Torre del Greco (Napoli), Sant’Onofrio (Vibo Valentia), Reggio Calabria, Nocera Inferiore (Salerno) e Milano. E in questo contesto, ogni componente dell’ipotizzata organizzazione – diretta dal Pasquale Manfredi e Tommaso Gentile – aveva un ruolo specifico: dalla raccolta del capitale per investire il denaro per le provviste di droga da rivendere a Isola Capo Rizzuto al coordinamento dell’attività di spaccio. Altro capitolo dell’inchiesta riguarda le vessazioni agli imprenditori con continue richieste di soldi. E quando le vittime si mostravano restie a pagare, scattavano danneggiamenti e atti intimidatori di ogni genere. In particolare, la Dda ha attenzionato cinque episodi estorsivi nei confronti di imprese edili, supermercati, la Soigea e pure il circo Orfei.


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