Intesa Sanpaolo precisa: “Nessuna ingerenza in Generali dopo l’Opas”
MILANO – Non esistono accordi, intese o convergenze di interessi tra Intesa Sanpaolo e il gruppo Unipol/Bper, o qualsiasi altro azionista, aventi a oggetto le partecipazioni in Assicurazioni Generali».
La maggior banca italiana, in vista dell’assemblea di giovedì, nelle risposte scritte agli azionisti, conferma la volontà di restare fuori dal Leone di Trieste, «senza ingerenza nella governance».


Un azionista, in vista della riunione che voterà la delega ad aumentare il capitale fino a 5,7 miliardi di azioni al servizio dell’Opas su Mps, aveva chiesto se, in caso di successo, «sommando le partecipazioni riconducibili al gruppo Intesa Sanpaolo (dirette e indirette), al gruppo Unipol/Bper e al gruppo Caltagirone, l’influenza complessiva sul capitale di Generali potesse garantire, di fatto, il controllo della società».
La banca ha ribadito però che la quota «sarà mantenuta in continuità con l’attuale trattamento contabile adottato da Mediobanca secondo il metodo del patrimonio netto, come investimento azionario non di controllo senza ingerenza nella governance». Per consolidare a patrimonio, tuttavia, Intesa dovrà ottenere il nulla osta dell’Antitrust, che ha chiesto – e ottenuto giorni fa – un supplemento di informazioni e si appresta ad avviare la fase istruttoria sul dossier.


La banca, nelle risposte agli azionisti, ha anche confermato che si attende 2,9 miliardi di euro di sinergie ante imposte dall’integrazione con il gruppo senese, 1,4 miliardi per maggiori ricavi e 1,5 miliardi per minori costi. Un 60% delle sinergie saranno raggiunte nel 2028, il 100% dal 2029.
I consulenti degli investitori istituzionali, Iss e Glass Lewis, hanno già raccomandato di votare per la delega, e il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, sabato ha detto: «Abbiamo il 56% di investitori istituzionali, che per necessità, tendono a seguire le indicazioni di voto dei proxy advisor, quindi mi aspetto che il 56% del capitale e più voterà a favore».


Va aggiunto il 18% circa delle fondazioni ex bancarie, che sostengono l’ad Carlo Messina. L’affluenza media negli ultimi anni è stata circa il 60% del capitale, per cui si profila un sostegno ampio all’operazione, che dovrebbe andare in Borsa a ottobre.
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