Intelligenza artificiale: al medico l’ultima parola

Medicina tradizionale batte intelligenza artificiale (IA) 79 a 21. In particolare, secondo un’indagine realizzata a giugno da Nomisma per UniSalute, specialista dei servizi di sanità integrativa, su un campione di 1.300 adulti, il 63% degli italiani ritiene che l’IA possa solo affiancare il medico. Il 16%, a sua volta, la considera incompatibile con la professione medica. Solo il 21% ritiene possibile che l’intelligenza artificiale possa sostituire, almeno in parte, il medico. Così, nonostante 6 italiani su 10 (60%) non facciano mistero di ricorrere a motori di ricerca e AI per ottenere informazioni su malattie e farmaci con frequenza settimanale nel 49% dei casi, il supporto di un medico continua a essere considerato indispensabile.
Apprezzato in virtù della sua affidabilità (75% del campione), empatia (73%), accuratezza (68%) oltre che per la capacità di definire un quadro clinico completo e un percorso di cura personalizzato (63%), il medico resta il punto di riferimento più importante in materia di salute. Al punto che un intervistato su tre (33%) si affida esclusivamente al parere del medico di base o di altri specialisti, diffidando delle informazioni recuperate online. All’intelligenza artificiale vengono riconosciute rapidità (64%) e accessibilità (57%), seppure a fronte di una maggiore propensione all’errore (46%). L’86% di coloro i quali hanno consultato l’IA per consigli riguardanti il proprio stato di salute nonché chiarimenti relativi a esami, analisi e referti si dice peraltro soddisfatto e il 38% molto o completamente soddisfatto.
Source link




