Informazione Campania – TORRE DEL GRECO

Martedì 23 giugno una nostra delegazione di Potere al Popolo! Torre del Greco e Alternativa Civica Popolare ha incontrato il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e Sindaco di Trecase, Raffaele De Luca, insieme alla Direttrice del Parco, la dott.ssa Paola Conti.
Il motivo per cui abbiamo richiesto e ottenuto l’incontro si inserisce nel lungo lavoro di controllo popolare che come Potere al Popolo! portiamo avanti sui territori e, a Torre del Greco, già da molti anni. L’obiettivo era dichiaratamente la necessità di porre domande rimaste senza risposta e di ottenere spiegazioni e chiarimenti sulla gestione di un Parco Nazionale tra i più importanti d’Europa.
Il confronto è stato utile e ha confermato una linea politica che riteniamo centrale, ovvero che l’Ente Parco si ritrova a gestire una situazione segnata da anni di disinvestimento, logiche di “costo zero”, abbandono e frammentazione delle competenze necessarie alla salvaguardia e alla prevenzione. Le radici del problema affondano dentro un modello che ha trattato per troppo tempo la manutenzione del territorio come una voce di bilancio da comprimere, lasciando poi che l’emergenza diventasse ogni estate una sorta di tradizione, con i soldi pubblici spesi quando il danno è ormai avvenuto e le comunità vesuviane costrette a convivere con incendi e rischio idrogeologico.
Se la prevenzione resta appesa a fondi insufficienti, competenze spezzettate e personale ridotto, anche l’Ente più disponibile finisce per muoversi in un campo già compromesso, rincorrendo problemi che avrebbero bisogno di una programmazione certamente più stabile. La tutela del Vesuvio diventa quindi una serie di questioni affrontate a pezzi, con strumenti parziali e insufficienti, mentre ai territori servirebbe una strategia pubblica continuativa, comprensibile per i cittadini e verificabile negli effetti.
È anche per questa ragione che il Piano Antincendio Boschivo e il Piano di gestione forestale dovrebbero essere messi a disposizione dei territori in una forma più chiara, per sapere con precisione quali interventi risultano davvero completati prima dell’estate e quali zone restano più esposte, con tempi certi e un dettaglio degli enti che devono occuparsene. Solo in questo caso si potrebbe realmente parlare di prevenzione.
Ciò che emerge è che il sottodimensionamento delle forze pubbliche influenza trasversalmente ogni aspetto di questa vicenda, come ribadito più volte durante l’incontro. Ci è stato riferito, ad esempio, che ad oggi esistono appena 12 DOS (Direttori delle Operazioni di Spegnimento) per 13 comuni del Parco. È da segnalare che nel 2025 questa era una figura completamente assente, ma comunque parliamo di soggetti che hanno un ruolo delicatissimo perché coordinano tutte le operazioni antincendio durante un rogo, comprese quelle dei mezzi di terra e degli aerei. Sull’efficacia dei DOS ci riserviamo di confrontarci ai prossimi tavoli con il Presidente e la Direttrice, nella speranza che, se è vero che il contributo di realtà locali che conoscono bene i territori è imprescindibile, la tutela di un Parco Nazionale possa beneficiare di una regia pubblica forte e centralizzata. Soprattutto quando a soggetti esterni e volontari vengono affidate funzioni decisive come il coordinamento da remoto di velivoli antincendio, cosa che presuppone competenze altamente specializzate su cui, già da molti anni, la gestione nazionale ha tragicamente deciso di disinvestire.
Lo stesso ragionamento vale per le linee tagliafuoco. Parliamo di fasce di discontinuità pensate per rallentare o interrompere l’avanzata delle fiamme, soprattutto quando un incendio corre rapidamente lungo un versante. Ci è stato spiegato che, in molti casi, questa funzione verrebbe svolta dai sentieri. Una risposta del genere racconta di nuovo la necessità di adattarsi alla scarsità dei fondi stanziati, senza una soluzione pensata appositamente per la prevenzione. Un sentiero largo pochi metri può aiutare in condizioni favorevoli, ma nelle pinete il fuoco può propagarsi anche attraverso le chiome, soprattutto quando la vegetazione in alto arriva quasi a toccarsi.
A questo si lega il problema dei terreni privati che ricadono nell’area del Parco o nelle zone di confine. Molti incendi partono o si alimentano proprio in aree lasciate sporche, abbandonate o tenute in condizioni pericolose. Quello che occorrerebbe, anche per garantire maggiore trasparenza, è un censimento unico da parte dei 13 comuni vesuviani di tutti i terreni dati in gestione, dei proprietari, delle situazioni a rischio e degli eventuali provvedimenti già adottati. A questo censimento devono seguire sanzioni, diffide e, nei casi più gravi, confische per chi abbandona i fondi o li mantiene in condizioni che aggravano il rischio incendi. L’Ente Parco può e deve coordinare questo lavoro, dando un indirizzo unico alle istituzioni. Ci sembra assurdo dover sottolineare che il fuoco attraversa anche i confini comunali e le recinzioni e che, quindi, la prevenzione degli incendi non può essere affrontata in maniera frammentaria e disorganizzata dalle singole amministrazioni.
Alla mancanza di chiarezza sui terreni privati si aggiunge poi il problema delle aree isolate, dove il Vesuvio viene trattato come una discarica a cielo aperto da prima ancora che l’Italia diventasse una Repubblica. Tutti lo sanno eppure troppi fanno finta di scoprirlo solo quando divampa l’ennesima emergenza.
In tutto questo quadro va sicuramente letta anche la retorica dello sviluppo sostenibile a “costo zero”. Nei giorni scorsi, con il nostro lavoro sui Canadair, abbiamo raccontato il livello nazionale di questo problema, che vede mezzi pubblici e soldi pubblici finire centrifugati dentro la solita gestione privata dell’emergenza, mentre la prevenzione resta sullo sfondo come un inutile costo da abbattere. L’incontro con l’Ente Parco ci consegna il livello territoriale dello stesso schema evidenziando non solo un personale pubblico insufficiente con funzioni decisive rette dal volontariato, ma anche una ripartizione delle competenze tra più enti e la manutenzione ordinaria percepita come spesa rinviabile. Il risultato è un sistema che ogni estate si prepara a spegnere il fuoco, mentre dovrebbe impedire alle fiamme di trovare un terreno pronto a bruciare.
Da parte nostra continueremo a seguire gli impegni assunti durante l’incontro, parteciperemo volentieri ai momenti tecnici cui siamo stati invitati dal Presidente De Luca e dalla Direttrice Conti e chiederemo che ogni passaggio utile venga reso pubblico e fruibile, per far sapere ai cittadini e alle cittadine quali interventi saranno realizzati, con quali risorse e in quali tempi. Il Parco può essere una risorsa enorme per l’agricoltura vesuviana e per la produzione vinicola che rappresentano due delle ricchezze reali del nostro vulcano. Potrebbe altresì svolgere un ruolo per la valorizzazione dei sentieri e per un’economia locale capace di rispettare e tutelare il proprio meraviglioso territorio. È per questo che dobbiamo continuare ad esercitare il controllo popolare e portare la discussione fuori dalle stanze istituzionali, garantendo alla popolazione tutti gli strumenti per trasformare la tutela del Vesuvio in una battaglia collettiva.
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