Indagati per bancarotta fraudolenta i vertici della Matarrese, chiesti i domiciliari per quattro
Rischiano gli arresti domiciliari due componenti della storica famiglia barese dei Matarrese, Salvatore Matarrese, classe 1962 (l’omonimo e parente è del 1957), e Amato Matarrese, accusati con Marco Mandurino e Nicola Locuratolo di bancarotta fraudolenta (patrimoniale, da reati societari, per atti dolosi, preferenziale). La misura è stata chiesta nei loro confronti dal pm Lanfranco Marazia, al termine di un’indagine condotta dai finanzieri del gruppo Pef di Bari. Sono 14 in tutto gli indagati, ai quali questa mattina la guardia di finanza ha notificato un sequestro di quote per oltre 7,3 milioni di euro, e in particolare nei confronti della Imco, società della famiglia Matarrese. L’inchiesta della Procura di Bari evidenzia diversi episodi di bancarotta fraudolenta che sarebbero stati commessi dagli amministratori di cinque società riconducibili al gruppo. Tra i 14 indagati c’è anche Antonio Matarrese, 86 anni, ex parlamentare e presidente della Figc (la Federazione italiana gioco calcio), già amministratore unico e amministratore delegato di alcune società del gruppo, ma per lui il pm non ha chiesto i domiciliari.
C’è anche Gaetano Roberto Filograno, l’avvocato barese condannato a 2 anni e 8 mesi con sentenza definitiva per aver incastrato il nuovo compagno della sua ex moglie, facendogli piazzare cocaina nell’auto. Il suo ruolo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di consulente in alcuni episodi di bancarotta. Gli altri indagati sono tutti amministratori, in tempi diversi, delle società. Gli accertamenti, basati anche su intercettazioni telefoniche e ambientali, avrebbero portato alla luce “gravi, molteplici e ripetute” condotte di bancarotta, come spiega la finanza. Le indagini sono partite dall’accesso alle procedure concorsuali di una delle società in evidente stato di insolvenza, mentre per le altre quattro imprese è stata chiesta la liquidazione giudiziale sulla base di approfondimenti che hanno evidenziato “una rilevante esposizione debitoria verso l’Erario e palesi situazioni di squilibrio finanziario ed economico”.
Gli indagati, per l’accusa, avrebbero dissipato oltre 18 milioni di euro dal patrimonio delle società, con operazioni di cessioni di partecipazione infragruppo, finanziamenti infragruppo, pagamenti preferenziali operati dolosamente in palese violazione della par condicio creditorum. “Attraverso le evidenze raccolte, è stato inoltre possibile ricostruire il reiterato e sistematico mancato versamento delle imposte dovute, per circa 7 milioni di euro, quale illecito sistema di auto-finanziamento frutto di una pervicace pianificazione preventiva, con evidente danno per l’Erario”, scrive ancora la finanza, che sottolinea come “allo scopo di ritardare l’emersione del dissesto i responsabili hanno, infine, falsificato i bilanci di esercizio delle società capogruppo, principalmente attraverso la sopravvalutazione di partecipazioni infragruppo”. Per i quattro indagati per i quali la Procura chiede l’arresto, come prevede la legge è stato fissato interrogatorio preventivo davanti al gip, per il 20 maggio. A seguito dell’interrogatorio, il gip valuterà se adottare la misura richiesta. Intanto Ia Matarrese Spa evidenzia in una nota che “I provvedimenti riguardano le persone fisiche e non la Matarrese Spa, che prosegue nella sua attività senza alcuna interruzione. La Matarrese Spa – si legge – ribadisce la piena fiducia nell’operato della magistratura e confida che nel prossimo costruttivo confronto ogni rilievo possa essere chiarito”.




