Calabria

Incubo nel Golfo: il ritorno a casa delle famiglie di Cirò Marina sotto i missili FOTO

“Ci siamo sentiti al sicuro solo quando il carrellone ha toccato terra all’aeroporto di Fiumicino”. Nell’aereo che venerdì ha riportato a Roma circa 350 turisti italiani, c’erano anche le tre famiglie di Cirò Marina che erano a bordo della Msc Euribia rimasta bloccata nel porto di Dubai a seguito dei bombardamenti iraniani degli Stati del Golfo.

Insieme a Enzo Mazzone, imprenditore turistico e la sua compagna, c’erano le due figlie con i rispettivi mariti, Francesco Marino e Nicodemo Ruggiero, e 4 nipotini; Guido, 5 anni; Cloe 8; Luigi 7 e Dalia 2. Atterrati alle 15, il gruppo di 10 persone, è rientrato in Calabria sabato alle 7 con un pullman di linea. Ad attenderli, dalla nonna paterna, c’era anche Giorgia di soli 5 mesi. “Nelle sei giornate da incubo e le nottate passate insonni – racconta Marino, 42 anni, geometra – il nostro pensiero era anche per la nostra piccolina”.

Dalla vacanza da sogno allo stato di emergenza

“La crociera nel golfo persico, l’avevamo sognata e preparata da 1 anno per festeggiare i 70 anni del suocero; siamo decollati per Dubai da Roma la sera del 27 febbraio; siamo saliti sulla nave alle 7 dell’indomani; giusto il tempo di portare i bambini nelle piscine e pranzare; quando ci preparavamo a uscire per visitare la città è arrivato l’ordine del comandante Paolo Bernini di non lasciare la nave per problemi di sicurezza.

Da una telefonata dall’Italia abbiamo saputo dello scoppio della guerra per cui abbiamo provato subito a contattare la Farnesina, l’ambasciata e il Consolato, senza mai ricevere risposta se non messaggi registrati. Ci siamo registrati al sito “Viaggiare sicuri” ma non siamo mai stati contattati ne abbiamo mai visto personale dell’unità di crisi.

Il ruolo di MSC e il supporto della comunità

Se siamo ritornati a casa, dobbiamo ringraziare soltanto Msc che ha organizzato il rimpatrio, ci ha pagato i biglietti oltre ad aver sempre rassicurato i passeggeri con la presenza e le informazioni; ciò ci ha permesso di non sentirci abbandonati. Così come sarebbe stato, temo, se fossimo partiti per un viaggio non organizzato. I momenti di paura, quando non di terrore, sono stati: sentirsi supportati è stato importante anche dalla solidarietà che è arrivata da Cirò Marina e che ringrazio di cuore.

Cronaca di una notte di terrore

L’incubo è iniziato all’1.30 di domenica quando è scattato il primo alert sul telefonino. Nella fuga verso le cabine i piatti sono finiti a terra e i bambini piangevano disperati. Sulle nostre teste si sentivano esplodere i colpi della contraerea contro i missili sganciati dall’Iran; poi all’alba, quando siamo usciti dalle stanze, abbiamo scorto il palazzo ancora in fumo davanti a noi.

L’inquietudine è aumentata mentre era sempre più difficile dire a bambini così piccoli che non si poteva scendere in città, stare all’aperto, che dovevano stare al massimo nella piscina coperta. Chiedevamo che venissero portati via almeno le donne ed i bambini.

Gli ultimi boati e il rientro definitivo

Mentre dormivano, le notte si illuminavano dei fasci della contraerea e i caccia volavano sulle nostre teste; mi ritrovavo a immaginare con terrore da quale parte saremmo potuto arrivare un missile; il mercoledì siamo stati scossi da boati fortissimi; il consolato americano era stato colpito.

Nella stessa giornata ci hanno comunicato che l’indomani saremmo potuti rientrare a Roma con un volo da Abu Dabi. Sono state ritirate le valigie a mezzanotte; ma l’indomani abbiamo atteso fino 14 prima che ci venisse comunicato che non c’erano le condizioni per partire. Sconsolati, abbiamo ripreso i bagagli, siamo ritornati nelle cabine per una nuova notte scossa dal frastuono degli alet ed i caccia in volo. Per fortuna, per noi, è stata l’ultima.


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