Incendi, allarme della Regione: “Catastrofe ecologica, persi 700mila alberi: 70 anni per rimediare”
“Una vera e propria catastrofe ecologica sta interessando il Piemonte”. È l’inizio di una nota diffusa dalla Regione sull’andamento degli incendi che “stanno devastando il territorio”. La situazione è in generale miglioramento grazie anche alle precipitazioni della scorsa notte, ma sono ancora in corso interventi di spegnimento e bonifica su diversi fronti.
Il bilancio provvisorio, secondo il comunicato, “ha raggiunto la drammatica quota compresa tra 800 e 900 ettari complessivi bruciati tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola“. Il danno ecologico, si legge ancora, “va ben oltre la perdita della vegetazione” perché “gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale”.
La stagione particolarmente calda e i forti venti di foehn in quota, spiega la Regione, hanno aumentato il pericolo di incendi in montagna. Secondo quanto riferito da fonti dei Vigili del Fuoco, l’origine dei diversi roghi è di natura meteorologica: le fiamme sono state infatti innescate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi, per poi propagarsi rapidamente a causa del forte vento, delle temperature torride e dei terreni secchi.
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I danni maggiori sono in Valsesia (Vercelli), l’area in assoluto più colpita con ben 450 ettari di territorio già andati in fumo; Premosello Chiovenda in Valle d’Ossola, con 226 ettari divorati dalle fiamme in una zona dove la superficie boschiva distrutta tocca il 60%, con la perdita, aggiunge la nota, “di preziosi ecosistemi di quercete, faggete e boscaglie pioniere”; Valle Soana, nel Torinese, dove un vastissimo rogo in quota sta ancora colpendo il Parco nazionale del Gran Paradiso in particolare tra Valprato Soana e Ronco Canavese dove il fuoco, partito inizialmente da zone impervie di erba olina e rododendri, ha raggiunto e intaccato anche i boschi di abeti e larici .
Nelle sole aree attive colpite dall’emergenza sono andati persi ben 700mila alberi. Ma il danno ecologico, sottolinea la Regione, va ben oltre la perdita della vegetazione: “Gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale: il fumo e la distruzione degli habitat colpiscono direttamente la microfauna, gli insetti impollinatori, i rettili e l’avifauna nidificante, oltre a spingere i grandi mammiferi (come caprioli e camosci) a una fuga forzata verso i territori abitati dall’uomo”.


La Regione Piemonte stima che il percorso della natura per guarire queste ferite sarà lungo: primi 2-5 anni: ritorno delle prime specie vegetali pioniere, delle erbe e degli arbusti che stabilizzeranno parzialmente il suolo dal rischio erosione; 15-20 anni: sviluppo di un bosco giovane, con la ricomparsa graduale della fauna selvatica; oltre 50-70 anni: tempo necessario affinché i preziosi ecosistemi complessi di querce, faggi e conifere d’alto fusto colpiti in queste ore riacquistino la loro piena maturità e la struttura originaria.
“I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte – dice l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati – evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondovalle”.


La Regione Piemonte si occuperà immediatamente dei ripristini forestali “non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – annuncia l’assessore regionale alla MontagnaMarco Gallo – Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo”.
Le misurazioni sulla qualità dell’aria effettuate da Arpa e finalizzate a rilevare la presenza di sostanze aerodisperse prodotte dalla combustione non hanno rilevato, informa la Regione, valori in quantità tali da prefigurare un potenziale danno alla salute. La centralina di rilevamento di Domodossola ha rilevato valori massimi istantanei di circa 250 µg/m3 (microgrammi al metrocubo) nel tardo pomeriggio del 9 luglio, mentre già il giorno 10 i valori di polveri sottili sono scesi a 55 µg/m3 come valore medio giornaliero.
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