Calabria

Incastrati dalle telecamere e da un paio di scarpe: due arresti a Catanzaro per l’intimidazione ad un avvocato NOMI



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In due finiscono in carcere per l’incendio dello scooter di un avvocato a Catanzaro. Si tratta di Luciano Passalacqua (nato a Catanzaro il 16.04.1986) e Chiara Passalacqua (Lamezia Terme, 09.01.1993), nei cui confronti la Polizia di Catanzaro ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare, emessa dal Gip del capoluogo Roberta Cafiero, che ha accolto la richiesta del Sostituto Procuratore Francesca Delcogliano.

Gli indagati sono gravemente indiziati di aver perpetrato in concorso, il 12 giugno 2026, l’incendio di uno scooter di proprietà dell’avvocato catanzarese Vincenzo Genovese, con relativo danneggiamento delle mura della sua abitazione. Le fiamme, inoltre, si sono propagate anche su alcuni cavi elettrici provocando l’interruzione della circolazione stradale.
L’attività investigativa si è sviluppata attraverso l’analisi di sistemi di videosorveglianza, consentendo di ricostruire i fatti oggetto di indagine.

La ricostruzione dei fatti

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due si sarebbero mossi in piena sinergia per distruggere lo scooter Honda SH di proprietà di Vincenzo Genovese, parcheggiato in via Ciaccio. Un gesto che ha provocato un incendio di vaste proporzioni, danneggiando gravemente la facciata dello stabile, gli infissi delle abitazioni e i cavi elettrici della zona, provocando il blackout e l’interruzione della circolazione. Solo il pronto intervento dei residenti e dei Vigili del Fuoco ha evitato che le fiamme avvolgessero l’intero palazzo, mettendo in serio pericolo l’incolumità delle famiglie residenti.

La sequenza nei filmati

A incastrare la coppia è stata l’analisi minuziosa dei sistemi di videosorveglianza cittadini e della stazione di servizio IP, che hanno immortalato l’intera sequenza cronologica del raid. Una Hyundai i20 guidata da Chiara Passalacqua fa ingresso nel distributore di benzina. Dal lato passeggero scende Luciano Passalacqua, che riempie di carburante un flacone azzurro. L’auto si ferma quindi in via Milelli. L’uomo scende indossando una felpa amaranto e pantaloncini scuri, mentre la complice rimane a fari spenti a fare da “palo”. Dopo aver risalito a piedi via Ciaccio e cosparso lo scooter di benzina, l’uomo appicca il fuoco e si dà alla fuga stringendo ancora in mano il flacone. Poco dopo risale a bordo dell’auto che riparte a tutta velocità verso il campo rom di via Germaneto.

Le scarpe e l’andatura claudicante: i dettagli decisivi

Oltre alle immagini delle telecamere, a tradire Luciano Passalacqua sono stati due dettagli fisici inequivocabili notati dagli agenti di polizia giudiziaria. L’autore del reato mostrava nei video una vistosa andatura claudicante alla gamba sinistra. Durante un controllo domiciliare, lo stesso indagato ha confermato spontaneamente quella patologia, giustificandola con un vecchio incidente stradale.

A blindare l’accusa è stato poi il ritrovamento, all’interno dell’abitazione dell’uomo, di un paio di scarpe perfettamente identiche per modello, colore e dettagli a quelle visibili nei filmati di quella notte.

Le motivazioni del GIP: “Spiccata spregiudicatezza”

Nel disporre la custodia cautelare in carcere, il giudice ha evidenziato l’assoluta gravità e la premeditazione del gesto. Non si è trattato di un semplice danneggiamento, ma di un vero e proprio incendio doloso aggravato, poiché la forza distruttrice del fuoco, a ridosso di un edificio abitato, era potenzialmente idonea a creare un disastro di ben più gravi proporzioni.

Sussistono inoltre, secondo il Tribunale, il concreto pericolo di reiterazione del reato (considerando i precedenti penali dell’uomo) e il pericolo di inquinamento probatorio. Gli indagati, infatti, avrebbero potuto facilmente distruggere gli indumenti non ancora sequestrati o beneficiare della fitta rete di copertura del contesto ambientale in cui sono inseriti. Per questo motivo, nessuna misura meno afflittiva – come gli arresti domiciliari o il braccialetto elettronico – è stata ritenuta idonea a contenere la spregiudicatezza dei due indagati.


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