In Umbria il rischio povertà diminuisce ma cresce il lavoro frammentato

di Daniele Bovi
Se da un lato l’Umbria vede arretrare la soglia del disagio economico, dall’altro deve fare i conti con una crescente fragilità occupazionale: aumentano infatti i nuclei familiari che non riescono a raggiungere una piena intensità lavorativa durante l’anno. È questo il quadro che emerge dal report sulle condizioni di vita e di reddito delle famiglie, pubblicato nei giorni scorsi dall’Istat, relativo al biennio 2024-2025.
Redditi e lavoro Secondo il report in Umbria il dato complessivo sul rischio di povertà o esclusione sociale scende dal 14 per cento del 2024 al 13,5 per cento stimato per il 2025; un livello nettamente più basso rispetto alla media nazionale e sul quale incide soprattutto il calo del rischio di povertà monetaria, che passa dal 12,3 per cento all’11,3 per cento, segno di una maggiore tenuta dei redditi familiari. Resta invece un elemento di criticità legato al lavoro: aumenta infatti la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa, cioè nuclei in cui, nell’arco dell’anno, si lavora meno di un quinto del tempo disponibile. In Umbria questo indicatore sale dal 5,1 del 2024 per cento al 6,5 per cento dell’anno dopo; un dato che non riguarda semplicemente la disoccupazione, ma segnala situazioni in cui il lavoro è discontinuo, saltuario o insufficiente a garantire stabilità economica.
Le regioni Nel confronto con le altre regioni del Centro, l’Umbria si colloca nel 2025 come l’area con la minore incidenza del rischio di esclusione sociale. Il valore del 13,5 per cento è più basso rispetto a quello delle Marche, che salgono al 13,9 per cento, e decisamente inferiore a Toscana e Lazio, rispettivamente al 18,1 e al 20,7 per cento. In particolare, mentre l’Umbria migliora, alcune regioni mostrano un peggioramento o livelli ancora elevati, confermando un quadro territoriale differenziato anche all’interno della stessa ripartizione geografica. Il divario con il dato nazionale resta ampio. Nel 2025 in Italia la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale si attesta al 22,6 per cento, quasi nove punti in più rispetto all’Umbria. Anche il rischio di povertà è più alto a livello nazionale, al 18,6 per cento, così come la bassa intensità lavorativa, che si ferma all’8,2 per cento. Ancora più marcata la differenza nella grave deprivazione materiale e sociale, che coinvolge il 5,2 per cento degli italiani contro livelli molto più contenuti registrati in Umbria.
L’Italia Nel complesso, secondo l’Istat, in Italia si osserva un miglioramento delle condizioni di vita tra il 2024 e il 2025. Le persone a rischio di povertà o esclusione sociale scendono dal 23,1 per cento al 22,6 per cento, pari a circa 13 milioni e 265mila individui. La quota di chi è a rischio di povertà resta sostanzialmente stabile, mentre diminuisce quella delle famiglie a bassa intensità lavorativa, in calo dal 9,2 per cento all’8,2 per cento, anche grazie alla crescita dell’occupazione. Aumenta invece leggermente la quota di popolazione in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, che passa dal 4,6 per cento al 5,2 per cento e riguarda oltre 3 milioni di persone. Si tratta di famiglie che non riescono a sostenere spese impreviste, a permettersi una settimana di ferie o a mantenere un tenore di vita considerato adeguato.
I territori Le differenze territoriali restano marcate. Il Nord-est si conferma l’area con la minore incidenza del rischio di esclusione sociale, all’11,3 per cento, mentre il Mezzogiorno rimane la zona più in difficoltà con il 38,4 per cento, pur in lieve miglioramento. Il Centro si colloca su valori intermedi, ma con situazioni molto diverse tra le singole regioni. L’analisi per tipologia familiare mostra che il rischio è più contenuto tra le coppie senza figli, soprattutto giovani, mentre cresce tra i monogenitori, le famiglie numerose e le persone sole. In particolare, i nuclei con tre o più figli restano tra i più esposti, anche se registrano una riduzione significativa rispetto all’anno precedente grazie alle misure di sostegno.
I redditi Sul fronte dei redditi, nel 2024 le famiglie italiane hanno percepito in media 39.501 euro annui, in aumento sia in termini nominali sia reali. La crescita ha contribuito a ridurre la disuguaglianza: il reddito del 20 per cento più ricco della popolazione è pari a 5,1 volte quello del 20 per cento più povero, un valore in calo rispetto all’anno precedente. Nonostante il recupero, i redditi restano inferiori ai livelli precedenti alla crisi del 2007, soprattutto nel Centro e nel Mezzogiorno.
The post In Umbria il rischio povertà diminuisce ma cresce il lavoro frammentato appeared first on Umbria 24.
Source link
