In Dune 3 ci sarà un cambiamento radicale nella trama (e dividerà i fan)
Cancellate dalla mente le spettacolari cariche nel deserto e i trionfi mitologici che ci avevano lasciati senza fiato. Il primo e tesissimo trailer di Dune: Parte 3, lanciato in grande stile sul monumentale schermo del BFI IMAX di Londra, traccia una linea di demarcazione netta con il passato: l’universo fantascientifico di Denis Villeneuve rinuncia ai muscoli per farsi claustrofobica trappola politica.
Questo nuovo capitolo, basato su Messia di Dune e atteso nelle sale per il 18 dicembre 2026, si preannuncia come l’atto più intimo, destabilizzante e cerebrale dell’intera saga.
Il salto temporale è notevole. Dodici anni dopo aver reclamato il trono imperiale, Paul Atreides (Timothée Chalamet) è un monarca assoluto schiacciato dal peso del proprio mito.
La Guerra Santa dei Fremen ha imposto un nuovo ordine cosmico, lasciando dietro di sé una scia di miliardi di vittime e pianeti sterilizzati, il tutto nel nome di Muad’Dib. Ma la vera minaccia striscia nei corridoi del palazzo imperiale sotto forma di un’oscura cospirazione. Il fulcro drammatico della pellicola si preannuncia molto cerebrale: come si può abbattere un sovrano capace di calcolare ogni singola mossa leggendo il futuro nelle pieghe del tempo?
Dalla space opera al thriller cospirazionista
Se i primi due atti della trilogia si erano imposti come kolossal d’avventura visivamente titanici, questo terzo capitolo devia bruscamente verso i territori del thriller politico. Villeneuve spoglia il racconto della sua componente d’azione più spettacolare per concentrarsi sul lato oscuro del potere e sul fanatismo religioso, un’operazione che rispecchia fedelmente la decostruzione del mito voluta da Frank Herbert nel suo secondo romanzo.
La scommessa del regista canadese è affascinante: costringere il pubblico a guardare il proprio beniamino attraverso la lente della tirannia. Il ritmo si fa sincopato, le inquadrature abbandonano i totali sconfinati di Arrakis per indugiare sui volti tesi dei protagonisti, prigionieri di un destino che loro stessi hanno contribuito a incatenare.
A supportare questa svolta introspettiva ed elitaria c’è quello che, senza troppi giri di parole, si candida a essere il cast definitivo di questo biennio cinematografico, fianco a fianco con produzioni imponenti come Odissea di Christopher Nolan o Avengers: Doomsday, la scuderia radunata per Dune: Parte 3 ridefinisce il concetto di ensemble.
Accanto a Chalamet (che si è detto entusiasta del film) e la prezzemolina Zendaya, assistiamo al ritorno di Florence Pugh e Rebecca Ferguson, con gli innesti di Robert Pattinson e Anya Taylor-Joy, supportati da veterani del calibro di Jason Momoa, Josh Brolin, Javier Bardem e Charlotte Rampling.
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