Doppia curva, le rivelazioni di Ferdico sui legami con la ‘ndrangheta
Inchiesta Doppia curva: nel verbale del 22 giugno scorso, il collaboratore di giustizia Marco Ferdico svela i legami con la ‘ndrangheta e parlando dell’omicidio di Boiocchi e della necessità di prendersi la Curva dell’Inter, tira in ballo soggetti di Soriano Calabro: Giuseppe Idà, Vincenzo e Filippo Monardo e il suocero Pietro Andrea Simoncini
VIBO VALENTIA – Tira in ballo pesantemente soggetti di Soriano Calabro, il pentito Marco Ferdico nel verbale 22 giugno scorso reso ai pm della Dda di Milano Paolo Storari, Stefano Ammendola e Giovanni Musarò, che stanno portando avanti l’indagine “Doppia Curva” sui rapporti tra il tifo organizzato della curva dell’Inter e la ’ndrangheta; e i soggetti a cui l’ex capo ultra fa riferimento sono Giuseppe Idà, Vincenzo e Filippo Monardo e il suocero Pietro Andrea Simoncini.
Il filo conduttore è l’omicidio di Vittorio Boiocchi e della necessità, da parte di Ferdico e Andrea Beretta, di prendersi la Curva nerazzurra e quindi la gestione di tutti i proventi legati al merchandising all’interno dello Stadio.
LA CONOSCENZA DI GIUSEPPE IDà E VINCENZO MONARDO
Con riferimento a Giuseppe Idà, il collaboratore di giustizia racconta che questi era salito a Milano nel 2021 a seguito di vicissitudini di tipo sentimentale e lui si era impegnato a trovargli una sistemazione. I due si conoscevano già ma da quel momento la frequentazione “è diventata più assidua” e il sorianese “ha iniziato ad occuparsi di stupefacenti insieme a Vincenzo Monardo” che si recava a trovare il compaesano “perché la ragazza frequentava l’università per poi trasferirsi nel capoluogo lombardo in pianta stabile e stare tutti e tre nello stesso appartamento”.
ENTRA IN SCENA ANTONIO BELLOCCO
A settembre 2021, Ferdico, dopo averlo detto a Simoncini, rivela ai Idà e Monardo i suoi propositi omicidiari verso Boiocchi ma questi avrebbero iniziato dapprima a disilluderlo del fatto che da solo avrebbe potuto tenersi la Curva salvo poi ventilare la presenza di persone interessate a farlo al suo posto. Il pentito però non sembra credere loro: “All’inizio non avevano ancora qualcuno che volesse prendersi la Curva, tuttavia mi dicevano di stare tranquillo che ci avrebbero pensato loro, che poi qualcuno, quando deve arrivare, arriva. Sono due furbi che cercano di intrufolarsi”, commenta. Sta di fatto che dopo l’omicidio Boiocchi i due giovani calabresi si presentarono con Antonio Bellocco ucciso da Beretta a settembre del 2024. Insomma, a giudizio di Ferdico, Idà e Monardo “hanno appreso la notizia, hanno cercato una persona interessata e alla fine l’hanno individuata in Bellocco”.
“PER TENERCI LA CURVA DELL’INTER SERVE LA ‘NDRANGHETA”
La decisione di affidarsi a soggetti vicini agli ambienti ’ndraghetisti è vista da Ferdico come una necessità per mantenere la Curva e lo dice chiaramente a Beretta: “Gli ho detto che lui non aveva nessun politico a Roma (che il pentito identifica in Matteo Costacurta, non indagato, ndr) che poteva tenere la Curva Nord di Milano e che ci voleva la ’ndrangheta”.
FERDICO SU SIMONCINI: “DICEVA DI ESSERE UNO ‘NDRAGHETISTA”
Ferdico parla anche di Simoncini che precedentemente alla salita di Idà e Monardo “era stato messo al corrente del progetto omicidiario (tant’è che è coinvolto nella vicenda)” e racconta quanto avvenuto un giorno al Chiringuito di Carugate quando assiste ad una sua sfuriata con Nepi dopo che quest’ultimo, impaziente che il delitto venisse commesso, reiterava a più riprese che loro non erano in grado di compierlo e che pertanto stavano facendo una pessima figura.
“Simoncini – riferisce – gli si è parato in faccia a Nepi e gli ha detto: “Cosa vorresti dire con questa storia che questa è una figura di merda? Tu lo sai con chi stai parlando?… Io sono un ‘ndranghetista, tu mi stai dicendo che io faccio figure di merda? Tu stai dicendo a un ‘ndranghetista che io faccio figure di merda?… Non ti permettere mai più perché qua hai davanti un membro della ‘ndrangheta, non un pisciaturo come te”.
“SIMONCINI PRIMA ERA COI LOIELO E POI CON GLI EMANUELE”
Quando Ferdico racconta a Simoncini della volontà di uccidere Boiocchi, quest’ultimo gli avrebbe risposto di “aver già parlato con le famiglie calabresi di riferimento che, per quanto so, sono gli Emanuele-Idà”.
E a specifica domanda del pm Ammendola, Ferdico approfondisce la conoscenza col suocero: “All’inizio era mio amico. Diciamo che era carcerato, ma lui per suo cugino, con quegli arresti mi sembra di Nuncio (fonetico) e di Bruno, il cugino, che è Domenico Tassone, e l’altro cugino di Tassone, che è Giovanni Emanuele, diciamo che con Antonio Zupo erano un po’ i reggenti del clan, lui si è schierato dalla parte di suo cugino, cioè Domenico Tassone. Si è messo con gli Emanuele”.
L’AGGUATO FALLITO AD OPERA DEL CLAN LOIELO
E il pentito si dice certo di quello che racconta proprio perché quella situazione “l’ha vissuta sulla sua pelle mia moglie (la figlia di Simoncini)”, riferendo dell’agguato fallito ai danni del padre: “Lui doveva essere ammazzato, era stato convocato a Savini da Rinaldo Loielo, si è presentato con la bambina, perché mia moglie al tempo era una bambina. I Loielo quando hanno visto lei sono rimasti un po’ così, lui ha sentito che c’era un’aria strana ed è scappato con mia moglie in braccio e l’ha riportata da mia suocera. La bambina era spaventatissima e diceva che volevano ammazzare papà. Non m’ha mai spiegato nei dettagli quali fossero le cose, ma m’ha fatto capire che lui quel giorno doveva subire un agguato”.
E che le famiglie da avvisare prima di commettere l’omicidio di Boiocchi fossero gli Emanuele-Idà, anche in questo caso il pentito si dice certo: “Lui con Loielo aveva avuto questa situazione dove prima gli era stato tra virgolette amico, e dopo ha cambiato e quando è venuto a Milano m’ha detto che aveva già avvisato chi di dovere”.
Nell’udienza di ieri, 8 luglio 2026, del processo per l’omicidio Boiocchi, Ferdico ha ventilato l’ipotesi che anche il suocero possa avviare un percorso di collaborazione con la giustizia: “Spero che, se le autorità gli daranno la possibilità, Simoncini faccia la scelta giusta”.
IL PENTITO FERDICO E LA FIGURA DI FILIPPO MONARDO
Da qui poi il racconto sprofonda nel segreto investigativo, segno che c’è ancora più di un filone sul quale si sta indagando, e la censura cade nel segmento in cui si fa riferimento a Filippo Monardo, ex consigliere comunale di Sorianello e arrestato nell’ambito di un filone di Doppia Curva a maggio 2025, e ai suoi presunti legami con i Bellocco di Rosarno: “Lollo ha un’impresa dolciaria” esordisce spiegando poi come a suo giudizio potrebbero essersi svolti i fatti sul coinvolgimento di Antonio Bellocco: “Vincenzo, il cugino, secondo me è andato da Lollo e gli ha detto “Oh, guarda che Marco ha problemi nella Curva dell’Inter”; a sua volta Monardo è andato da Bellocco dicendogli: “Oh, ti vuoi pigliare la Curva dell’Inter?”, “Subito”, e così prende l’aereo e viene a Milano”.
“BELLOCCO ARRIVA A MILANO PER IL TRAMITE DI MONARDO”
E all’insistenza del pm sui motivi per i quali Monardo si rivolse a Bellocco, Ferdico replica così: “Allora Filippo Monardo, è così (mostra l’indice e il medio della mano destra attaccati uno all’altro per indicare che sono vicini) con Fabrizio Giuseppe, quindi lui è andato direttamente da Antonio Bellocco, o dal suocero, ma per me è andato da Antonio, perché il suocero è sempre col freno a mano tirato, e gli ha detto: “Antò, ci sono dei ragazzi in gamba di Milano che hanno bisogno una mano a Milano, ti pigli una parte?”, e Antonio ha risposto: “Vado subito”. Quindi, Idà-Monardo arrivano ad Antonio Bellocco tramite Filippo che tra l’altro era il Presidente del Soriano calcio dove io avevo giocato”.
“CI PORTAVA LE UOVA DI PASQUA E I CALENDARI”
Insomma, a parere del collaboratore di giustizia la costante della vicenda è l’imprenditore sorianese che “durante tutto il nostro percorso di Curva, ci portava le uova di Pasqua, ci portava i calendari. Poi aveva anche provato a Beretta a proporgli di realizzare le magliette (“te le faccio io”) ma questi gli aveva risposto di no perché mi diceva: “Sicuro questo ha un cotone scadente, ci fa fare brutta figura, vanno al risparmio”. Però la costante nel nostro percorso era lui, non Idà e Monardo i due ragazzini. Lui se li teneva a fianco un po’, appena vedeva che volevano mangiare un attimo, una pedata anche a loro”, riferisce Ferdico prima che il suo racconto venga nuovamente omissato nelle oltre 20 pagine successive.
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