Cultura

il ritorno al Coachella 2026


Otto anni di silenzio discografico collettivo. Otto anni in cui Romy Madley Croft, Oliver Sim e Jamie Smith hanno percorso strade parallele ma separate, lasciando in sospeso quel minimalismo elettronico che aveva ridefinito i contorni dell’indie contemporaneo. L’ultima volta che il trio londinese aveva condiviso un palco sotto l’insegna The XX risaliva al Panorama Festival di New York del 2018, epilogo di un ciclo creativo che sembrava essersi naturalmente esaurito.

Ma il deserto californiano di Coachella ha il potere di risvegliare anche le mitologie più dormienti. L’annuncio del lineup 2026 conferma il ritorno degli XX per entrambi i weekend del festival, fissati per il 10-12 e 17-19 aprile 2026, in una line-up che li vede affiancati a nomi come Sabrina Carpenter, Justin Bieber e Karol G. Una scelta che parla di rehabilitation e di riposizionamento strategico nel panorama musicale contemporaneo.

Non è un caso che il comeback avvenga proprio a Coachella, tempio della consacrazione mainstream per l’alternative music. Il festival dell’Empire Polo Club ha sempre rappresentato per gli XX un territorio familiare e favorevole, dove il loro sound sussurrato e ipnotico trova la giusta dimensione scenica tra intimità e spettacolo.

L’interrogativo ora si sposta inevitabilmente sulla sostanza musicale di questo ritorno. Nel frattempo, il trio ha mantenuto viva la fiamma creativa attraverso progetti solisti di notevole spessore: Jamie xx ha consolidato la sua dimensione di producer visionario, mentre Romy e Oliver hanno esplorato territori sonori più personali. Ma alcune tracce lasciate negli anni scorsi alimentano le aspettative: la ristampa celebrativa di “Coexist” nel 2022 per il decimo anniversario, e soprattutto quelle fugaci immagini Instagram del 2020 che immortalavano i tre in studio, intenti a lavorare su nuove composizioni.

Se Coachella rappresenta il primo tassello di una strategia più ampia, è lecito aspettarsi che il 2026 porti con sé non solo nuova musica, ma anche un tour europeo che riporti gli XX sui palchi del Vecchio Continente. Perché otto anni di pausa, nel linguaggio dell’industria musicale, non sono mai casuali: sono spesso il preludio di una seconda vita artistica.




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