Il remake che Hollywood prova a realizzare da oltre 20 anni sarà diretto dal regista più controverso del decennio: ecco di chi si tratta e cosa farà
Alcuni hanno detto che Snake Plissken è morto, ma evidentemente Zack Snyder non è tra questi, visto che il regista visionario dietro 300 e Justice League ha deciso di tuffarsi in uno dei cult più amati degli anni 80, firmando per scrivere e dirigere un reimagining di Fuga da New York. L’obiettivo è di riportare sulla scena il classico distopico action di John Carpenter che nel 1981 presentò al mondo l’iconico anti-eroe con la benda sull’occhio e il tatuaggio del cobra.
La notizia arriva dopo anni di tentativi falliti di riportare Snake sul grande schermo, ma questa volta il progetto sembra avere le carte in regola per superare il traguardo. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, il film verrà strutturato nelle prossime settimane e proposto al mercato con l’obiettivo esplicito di una distribuzione cinematografica tradizionale, non streaming.
A produrre ci saranno Andrew Rona e Alex Heineman di The Picture Company, attraverso il loro accordo generale con StudioCanal, che insieme a Carpenter detiene i diritti sulla proprietà intellettuale. Snyder produrrà a sua volta attraverso la sua Stone Quarry Productions, affiancato dai partner storici Deborah Snyder e Wesley Coller. John Carpenter stesso sarà coinvolto come produttore esecutivo, una presenza simbolica che garantisce un legame con lo spirito originale.
Ricordiamo che il film originale era ambientato in un futuro distopico, all’epoca fissato nel 1997, dove Manhattan era stata trasformata in un’enorme prigione di massima sicurezza. Quando il Presidente degli Stati Uniti precipita nella città in decadenza portando con sé informazioni sensibili che potrebbero cambiare il mondo, l’ex eroe militare diventato fuorilegge Snake Plissken viene costretto a salvarlo, affrontando gang, esercito ed ex-colleghi in una corsa contro il tempo per la sopravvivenza. Kurt Russell interpretava Plissken con un carisma glaciale, affiancato da un cast che includeva Ernest Borgnine, Isaac Hayes, Donald Pleasence, Harry Dean Stanton e Adrienne Barbeau. Carpenter realizzò poi un sequel nel 1996, Fuga da Los Angeles, che non raggiunse mai il culto status dell’originale.
È però importante precisare che, almeno al momento della stesura di questo articolo, i dettagli di questo remake ad opera di Snyder sono ancora tenuti nascosti. Ma secondo alcune indiscrezioni, il regista intenderebbe realizzare un film più sporco e viscerale, privilegiando effetti pratici e location reali, sulla scia di quello che fece con il suo esordio nel lungometraggio, il remake de L’alba dei morti viventi.
Questa scelta stilistica potrebbe essere la chiave per distinguere questo progetto dai numerosi tentativi precedenti, visto che Hollywood ha provato per anni a rilanciare Fuga da New York, con risultati sempre deludenti. La New Line ha detenuto i diritti per un periodo che ha visto avvicendarsi nomi come Len Wiseman, Brett Ratner e Breck Eisner sulla poltrona di regia, con Gerard Butler ipotizzato per il ruolo di Plissken. Quando i diritti passarono alla 20th Century Fox nel 2017, furono coinvolti Robert Rodriguez e successivamente Leigh Whannell. Più recentemente, il collettivo Radio Silence aveva lavorato a una propria versione.
StudioCanal ha comunque reso Fuga da New York una priorità strategica, con la CEO e chief content officer di Canal+ Anna Marsh, insieme all’executive vp of global marketing and distribution Hugh Spearing, che hanno menzionato esplicitamente il progetto durante la loro presentazione al CinemaCon di quest’anno. L’obiettivo della compagnia è infatti quella di affermarsi attraverso dei franchise importanti, cercando di replicare quanto fatto con i film di Paddington e della recente trilogia di Evil Dead.
Ricordiamo inoltre che Snyder è attualmente in post-produzione su The Last Photograph, un dramma indie ambientato tra le montagne sudamericane che segna un territorio narrativo completamente nuovo per lui. Resta da vedere, dopo la conclusione di Army of the Dead, come il regista interpreterà l’universo distopico di Carpenter, un mondo fatto di cinismo, violenza urbana e un protagonista che incarna l’alienazione dell’individuo contro il sistema. La sfida di Snyder sarà mantenere quello spirito anarchico e nichilista mentre si costruisce qualcosa di nuovo per un pubblico contemporaneo, che vive già in una realtà dove la distopia sembra sempre meno fantascienza e sempre più la (triste) realtà.
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