Abruzzo

Il professor Pierluigi Sacco entra nella Commissione internazionale di Nature Medicine sulla salute del cervello


Nuovo prestigioso riconoscimento internazionale per l’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara. Il professor Pierluigi Sacco, docente di Politica economica presso il Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche e delegato del rettore alla Mobilità e alle Relazioni internazionali, è entrato a far parte della nuova Nature Medicine Gbhi Commission on Brain Health.

Si tratta di una commissione internazionale promossa da Nature Medicine e dal Global Brain Health Institute che si occuperà di approfondire il tema della salute del cervello e del suo ruolo nella resilienza economica delle società contemporanee.

Al centro delle attività della commissione vi è il concetto di “esposoma”, ovvero l’insieme dei fattori ambientali, sociali e culturali con cui ogni individuo entra in contatto durante l’intero arco della vita. Il nuovo approccio proposto dal gruppo di lavoro punta a superare la tradizionale visione che considera esclusivamente gli effetti negativi di elementi come inquinamento, stress e sostanze nocive, per analizzare anche il ruolo positivo esercitato dall’ambiente sociale, dalle relazioni e dalla cultura sul benessere cognitivo.

Secondo questa prospettiva, infatti, il cervello non è un semplice destinatario passivo delle influenze esterne, ma un organo che interagisce continuamente con l’ambiente circostante. Contesti sociali favorevoli, relazioni significative e stimoli culturali possono contribuire a rafforzare le capacità cognitive ed emotive delle persone.

«Questo è il legame che vedo con il Centro BACH della d’Annunzio», spiega Sacco. Il riferimento è al centro di ricerca BACH (Biobehavioral Arts and Culture for Health, Sustainability and Social Cohesion), nato per studiare il ruolo della cultura e delle arti come determinanti della salute attraverso metodologie scientifiche e misurazioni bio-comportamentali.

«Questa competenza è esattamente ciò di cui il nuovo approccio ha bisogno: un modo per decifrare come le esposizioni culturali e sociali si registrano nel corpo e nel cervello e per trattare il lato arricchente dell’esposoma con lo stesso rigore che finora è stato riservato ai suoi effetti dannosi», sottolinea il docente.

Per la nuova commissione internazionale, il cosiddetto “brain capital”, cioè il patrimonio cognitivo e mentale delle persone, rappresenta infatti un elemento decisivo per la resilienza economica e sociale delle comunità.


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