«Il Pd non viene in Consiglio? Vergogna politica e istituzionale dopo le loro responsabilità sul porto» Le stilettate di Senzacqua

Fabio Senzacqua
«Il Pd annuncia non si presenterà in Consiglio? Una vergogna politica ed istituzionale che ci ricorda le loro responsabilità sul porto». E’ l’affondo del vicesindaco di Porto San Giorgio, Fabio Senzacqua.
«La decisione annunciata dal Partito Democratico di non partecipare ai Consigli comunali fino a quando non si discuterà della situazione del porto rappresenta una scelta grave e una vergogna istituzionale. Chi siede in Consiglio comunale – scrive, in una nota, Senzacqua – non rappresenta sé stesso, né il proprio partito. Rappresenta i cittadini che lo hanno eletto e ai quali deve garantire presenza, impegno e assunzione di responsabilità. Decidere di disertare il Consiglio significa sottrarsi al proprio dovere e mancare di rispetto alle istituzioni e alla città. Ma ciò che rende questa vicenda ancora più imbarazzante è il motivo scelto per giustificare tale comportamento».
«Il porto…proprio il porto. Proprio quella realtà che – continua Senzacqua – per dieci anni è stata amministrata dal centrosinistra nell’indifferenza più totale, fino a lasciare i sangiorgesi in una situazione disastrosa e servizi che troppo spesso non sono stati all’altezza di una delle infrastrutture più importanti della città. Oggi il Partito Democratico cerca di utilizzare la questione porto per guadagnare qualche titolo di giornale e qualche minuto di visibilità politica. Ma i cittadini hanno memoria e la pesantissima eredità che ci ha lasciato. Un’eredità di cui il Pd e l’allora sindaco Loira non hanno mai dato una vera spiegazione. Mai. Non hanno mai spiegato – incalza il vicesindaco – come sia stato possibile arrivare a una situazione tanto grave, il perché per anni non siano stati esercitati controlli né hanno mai spiegato perché il Comune si sia ritrovato a fare i conti con una situazione che ha esposto l’intera collettività a rischi erariali seri e concreti. Soprattutto non si sono mai assunti alcuna responsabilità politica. La verità è che questa amministrazione ha dovuto affrontare problemi che non ha creato e che il Partito Democratico ha lasciato irrisolti per anni. Eppure, nonostante le enormi difficoltà, le procedure giudiziarie, gli ostacoli burocratici e i tempi spesso incompatibili con le necessità della città, in appena tre anni abbiamo raggiunto un risultato che molti ritenevano impossibile: restituire il porto ai sangiorgesi, i suoi legittimi proprietari. Non è stato riconsegnato a interessi privati. Non è stato lasciato nelle mani di chi avrebbe inevitabilmente (e legittimamente, ndr) privilegiato il proprio interesse ma è stato restituito alla città. Oggi il porto è finalmente al centro di una visione chiara e concreta che punta a rilanciarlo, a migliorarne i servizi, a valorizzarne le potenzialità economiche e turistiche e, soprattutto, a renderlo sempre più parte integrante della vita cittadina. Perché il porto deve essere un luogo vissuto, aperto, attrattivo, capace di generare opportunità e diventare sempre più un punto di incontro e di socialità per tutta la comunità. Per questo motivo appare davvero surreale assistere a questo teatrino, la recita di chi per dieci anni ha avuto ogni possibilità di intervenire e non lo ha fatto. Chi oggi non partecipa al Consiglio comunale nel tentativo di impartire lezioni agli altri è lo stesso che, quando amministrava, ha lasciato alla città una delle vicende più complesse e buie della sua storia recente. Le assenze, gli ultimatum e le polemiche costruite a tavolino non cambiano la realtà. La realtà è che il porto sta tornando a essere un bene dei sangiorgesi. La realtà è che questa amministrazione sta risolvendo problemi ereditati dall’amministrazione Loira e targati Pd. Chi oggi pretende spiegazioni dovrebbe prima trovare il coraggio di spiegare ai cittadini come sia stato possibile lasciare il porto nelle condizioni in cui lo abbiamo trovato, perché sulla vicenda porto esistono responsabilità politiche precise. E i sangiorgesi sanno perfettamente a chi appartengono».
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