Il nuovo stadio del Bologna, i 300 milioni nell’area Fiera e i timori per la viabilità

Il nuovo stadio di Bologna sarà costruito nella zona nord del distretto fieristico, con un investimento complessivo di circa 300 milioni di euro. Bologna Football Club e BolognaFiere hanno ufficializzato l’avvio dell’iter per la realizzazione dell’impianto, che secondo i piani dovrebbe essere operativo per la stagione 2031-2032 e potrebbe ospitare le partite di Euro 2032.
Come sarà il nuovo stadio
La struttura avrà una vocazione polivalente. Il progetto prevede “una copertura mobile e un campo da gioco movimentabile, soluzione che consentirà di liberare l’area centrale dell’arena e di utilizzarla per concerti, grandi produzioni live ed eventi fieristici e congressuali”, come si legge sul sito del club rossoblù. Nei pressi dell’impianto sono previsti un’uscita autostradale, una fermata del treno dedicata, una fermata del tram, due uscite per la tangenziale e una “importante dotazione di parcheggi”. Il progetto è firmato dall’architetto Eloy Suárez dello studio Shesa e dal professor Massimo Majowiecki di Mjw Structures. Secondo il comunicato congiunto, lo stadio sarà “un ulteriore tassello nel più ampio progetto di sviluppo del quadrante di BolognaFiere, destinato a diventare un grande distretto urbano integrato, capace di coniugare attività fieristiche e congressuali, sport ed entertainment”.
Il nuovo stadio del Bologna e il sogno Euro32
Zanni: “Sì allo stadio, ma serve un piano per la viabilità”
L’annuncio ha subito suscitato reazioni dall’opposizione. Alberto Zanni, candidato sindaco di Una Nuova Bologna, si dice favorevole al progetto ma solleva due problemi concreti. Il primo riguarda la mobilità: “Il quadrante della Fiera è già oggi sottoposto a forti pressioni in occasione dei grandi eventi: lo dimostrano i provvedimenti straordinari di traffico che il Comune deve adottare durante le principali manifestazioni fieristiche, con modifiche alla circolazione, navette, gestione dei parcheggi e presidi della polizia locale. Pensare di aggiungere a questo quadro le partite del Bologna, i grandi eventi allo stadio e alla nuova Unipol Hall, anch’essa in costruzione in fiera, senza un vero piano per la mobilità, in modo da assorbire i picchi di traffico, è irresponsabile”. Poi aggiunge: “Bologna non può limitarsi a costruire infrastrutture e poi sperare che la viabilità funzioni. Serve una gestione intelligente dei flussi altrimenti ne faranno le spese i cittadini”.
Il secondo nodo sollevato da Zanni è politico: chiede al sindaco Lepore di chiarire come intende gestire le divisioni interne alla sua maggioranza. “Da una parte l’amministrazione dice di sostenere che il nuovo stadio sia un’opportunità per il quadrante della Fiera; dall’altra, l’area ambientalista, anche interna alla maggioranza, ha espresso critiche forti sul consumo di suolo, sulla scelta dell’area e sul modello di sviluppo della città”. Anche Legambiente, ricorda Zanni, ha criticato la scelta dell’area Fiera e chiesto un percorso pubblico sul progetto.
Sul futuro dello stadio Renato Dall’Ara, infine, Zanni è netto: “Il nuovo stadio non può significare l’abbandono del Dall’Ara. Il Comune deve dire con chiarezza che come intende affrontare il tema: parliamo di uno dei luoghi più importanti della storia di Bologna. Non possiamo permetterci che si riduca a un altro grande contenitore vuoto, uno scheletro destinato al degrado, come è accaduto con altri grandi immobili pubblici”. Zanni sostiene l’ipotesi di un concorso di idee internazionale sul futuro dell’impianto: “Il Dall’Ara è un patrimonio della città e per questo riteniamo che, siano i cittadini a dover decidere quale nuova funzione dare a quello spazio, attraverso un percorso pubblico e trasparente”.
Favia: “Un teatrino senza vergogna”
Più duro il giudizio di Giovanni Favia, anch’egli candidato sindaco. Per lui quello del nuovo stadio “è un teatrino senza vergogna”. “Siamo favorevoli al nuovo stadio – scrive sui social – ma non siamo favorevoli a cose fatte di notte, come dei ladri, e senza alcuna discussione pubblica e senza alcun confronto, né con la tifoseria né con i cittadini residenti”. Favia teme anche che l’operazione possa trasformarsi in “una ‘Fico 2’, lasciando un grave buco finanziario nelle casse di Bologna Fiere”, e chiede trasparenza sul business plan. Sulla fretta imposta dalla candidatura agli Europei, il suo giudizio è tranchant: “Pensiamo che questa fretta, motivata dalla candidatura agli Europei, sia stata creata ad arte. Perché in Italia qualsiasi porcheria si fa sempre passare in condizioni di emergenza”.
Di Benedetto (Lega): “Prima si decide, poi si chiede ai cittadini”
Critico anche Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega a Bologna. “Sul nuovo stadio siamo stati chiari da tempo: Bologna ha bisogno di un impianto moderno e adeguato alla sua squadra e alla sua tifoseria. Ma proprio perché si tratta di un intervento così importante, non si può pensare di costruire il consenso a decisioni già prese. Se oggi si annuncia un percorso di confronto con cittadini e tifosi, la domanda è semplice: su cosa dovrebbero essere chiamati a discutere, se le scelte fondamentali sono già state assunte?”. Per Di Benedetto il coinvolgimento della città “dovrebbe essere il punto di partenza, non l’ultimo passaggio di un iter già confezionato”. E punta il dito sull’assetto societario di BolognaFiere: “La Fiera è un ente partecipato e controllato dal comune. Lepore evidentemente fa finta di scordarselo”.
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