il Municipio X chiede regole ferree per gli scavi stradali
Le buche non nascono per caso. Spesso sono la conseguenza di lavori eseguiti sotto l’asfalto e richiusi in fretta, con rattoppi che durano pochi mesi.
Per questo nel Municipio X si prova a cambiare approccio: non limitarsi a coprire lo scavo, ma rifare l’asfalto in modo che regga nel tempo.
Il Consiglio municipale ha approvato una risoluzione che chiede al Campidoglio di rivedere le regole per le aziende che intervengono sui sottoservizi — dalla fibra ottica alle tubature fino ai cavi elettrici.
L’obiettivo è aggiornare le norme che regolano il ripristino del manto stradale dopo gli scavi.
Secondo i consiglieri Leonardo Di Matteo (Pd) e Alessandro Ieva (M5S), promotori del provvedimento, il sistema attualmente in vigore — basato sulla cosiddetta “fascia di ripristino”, cioè la porzione di asfalto che viene rifatta attorno allo scavo — non garantisce una durata adeguata della strada.
Il nodo tecnico: quando l’asfalto perde coesione
Il problema è meno banale di quanto sembri e riguarda la struttura stessa della pavimentazione.
Quando si apre una trincea per posare cavi o tubazioni, il tratto di asfalto rimosso viene poi chiuso con nuovo materiale bituminoso.
È proprio lungo il punto di contatto tra il vecchio manto e quello appena steso che si crea la criticità.
Nel tempo, infatti, possono formarsi micro-fessure lungo i bordi dello scavo. Piccole discontinuità quasi invisibili che diventano la porta d’ingresso per l’acqua piovana.
L’infiltrazione progressiva indebolisce gli strati inferiori della strada e, con il passaggio continuo dei veicoli — soprattutto mezzi pesanti — porta allo sfaldamento del bitume. È così che nascono avvallamenti e buche.

La richiesta: regole più severe per i ripristini
La risoluzione approvata nel Municipio X chiede al sindaco Roberto Gualtieri di intervenire per chiarire e rafforzare le norme che disciplinano questi lavori.
Il riferimento è al decreto ministeriale del 2013 sulle microtrincee, utilizzato soprattutto per la posa della fibra ottica, che prevede criteri tecnici abbastanza stringenti.
L’idea è di estendere quella logica a tutte le tipologie di scavo.
Tra le proposte avanzate:
Parametri tecnici più precisi, che colleghino dimensioni e profondità dello scavo a un’area di ripristino molto più ampia rispetto alla semplice traccia aperta sull’asfalto.
Standard minimi di intervento: per le microtrincee dedicate alla fibra il rifacimento deve coprire una superficie pari ad almeno tre volte la larghezza dello scavo, con un minimo di 50 centimetri.
Per interventi più invasivi si chiede di poter arrivare, nei casi più rilevanti, al rifacimento di intere corsie o addirittura dell’intera carreggiata.
Maggiore tutela per il Comune, rafforzando la possibilità di imporre alle ditte criteri più severi, evitando che dopo pochi mesi la manutenzione ricada sulle casse pubbliche.
L’altro fronte: controllare i cantieri
Nel frattempo il Municipio X richiama anche la necessità di far rispettare le norme già esistenti.
Nel 2025 la giunta capitolina ha destinato nuove risorse alla sorveglianza dei cantieri stradali. Fondi che ora, sottolineano dal municipio, devono tradursi in verifiche concrete sul territorio.
Il compito spetterà ai tecnici municipali, chiamati a controllare che le imprese incaricate dei lavori rispettino almeno gli standard attuali, spesso aggirati — secondo le segnalazioni — per ridurre i costi dei materiali o accelerare i tempi di chiusura degli interventi.
Perché la partita non riguarda soltanto la qualità dei lavori pubblici: ogni scavo fatto male diventa una futura buca, e ogni buca è una spesa che prima o poi torna a carico della città.
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